Giovan Bartolo Botta

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Dove Come e Con Chi Scavarsi La Fossa

In Uncategorized on marzo 6, 2017 at 12:30 PM

Ti amo ignaro del tono medio
Ti amo perché ignoro il tuo nome
Ti amo perché non so niente di te ed è meglio così
e vorrei essere sfruttato da te come
un operaio specializzato alla pressa meccanica
e ricevere dalle tue mani un salario da fame
Vorrei essere la puttana andalusa che riempi di botte
se tornata a casa la notte non porta nel reggiseno pane e salame
Vorrei essere un elettrodomestico
e farmi prendere a calci da te ogni volta che l’ingranaggio si rompe
Guardami sono la tua lavatrice ho sgarrato con i capi delicati
li ho trattati a secco e ora sono tutti rovinati
sono stata cattiva cattivissima fammi un occhio pesto ma ti prego
non mi sostituire
Guardami sono la tua lavastoviglie ho rotto l’intero servizio di posate
in porcellana che ora è inutilizzabile
sono stata cattiva un pessimo esempio educativo per i più piccini
rifammi i connotati ma ti supplico
fammi rimanere qui accanto a te
Guardami sono il tuo frigorifero ho incrociato le braccia sedotto dalla pigrizia ed ora le provviste le puoi dare in pasto ai lombrichi da giardino
sono stato cattivo molto cattivo ti ho mancato di rispetto utilizza la cinta sulla mia schiena ma ti scongiuro lasciami dormire sul tappeto
accanto al tuo mucchietto di letame
Guardami ho bisogno che tu mi guardi
Ho un disperato bisogno di essere guardato da te
Tu sei la mia padrona severa ed esigente e io la tua scimmietta capace di suonare il clarinetto
tienimi con te mi basta una manciata di noccioline scagliate addosso con disprezzo
e odorare l’effluvio del cesso quando ti sciacqui la cuspide scarlatta
rinuncio ai miei diritti e rinnego i miei doveri
sono già prono a quattro zampe scodinzolo
ed in bocca tengo stretto il mio guinzaglio giallo zabajone
Forse tutto questo mio amore rettale a senso unico non sarà sano
Forse, chi può dirlo?
Sono fuggito a raccogliere prugne in Danimarca
pur di dimenticarti ma non è servito a nulla
ogni prugna che raccoglievo da terra mi ricordava
che l’amore romantico in fondo in fondo ma proprio in fondo
altro non è che avere il privilegio di scegliere
come dove e con chi scavarsi la fossa…

Fuckin Poety Slam B-Folk Secondo atto. Saga dei dodici cantoni in pensione

In Poetry urban story, Uncategorized on ottobre 17, 2016 at 2:07 PM

Il poeta bussa sempre due volte. La prima per domandare lumi sul proprio passato remoto. La seconda per assecondare quantità industriali di sano narcisismo. I dodici poeti dalla composizione bronzea sono pronti a menare il proverbiale can per l’aia! Il loro obiettivo finale è Liberare l’antica borgata Centocelle dal Ristorante di cibo spazzatura sito al centro del quartiere lungo la contrada commerciale. Un impresa tanto eroica quanto iconoclasta combattuta nel novero della salute psico-fisica ottenuta rispettando i periodi di stipsi del mitocondrio. Ma non sarà facie portare a termine il contenzioso! Il Quartiere Centocelle è protetto da dodici guerrieri aurei che stipati dentro lotti abusivi provano a guadagnarsi la pagnotta quotidiana allontanando i profanatori di quiete tramite interpellanze comunali. Sono i famigerati dodici cavalieri ellenici dotati di armatura d’oro che fuggiti dal loro Paese Natale ai tempi della macilenta Tirannide, hanno trovato riparo ai margini dell’Urbe Capitolina. Ex eroi nazionali dell’Ellade, trattati in Italia, alla stregua di pezzenti analfabeti. Un tempo dotati di sana e robusta costituzione, ora appaiono eccessivamente magri ed irrequieti costretti ogni fottutissimo giorno a combattere con delle ristrettezze economiche che avrebbero fatto infuriare persino il Mhatma Gandi!!! Decenni di scioperi della sete intrapresi davanti ai portoni di Palazzo Senatorio non sono serviti a far valere i loro diritti civili. I mitologici Cavalieri D’Oro, un tempo osannati tra le pianure dell’Attica, continueranno a dormire in piedi dentro i loro tuguri proprio come dei volgari ronzini. Umiliati e sottopagati. Derisi e Sfruttati. Turlupinati ed offesi. Fottuti. Inutili gli appelli del popolo degli amanti del manga rivolti ai combustibili fossili delle Istituzioni Invadenti! Il Governo nazionale è sordo da entrambi i padiglioni auricolari. I Cavalieri D’oro su suolo italico non sono che l’ennesima gatta da pelare per questo governicchio composto da giovani cerebrolesi convinti di essere degli impeccabili statisti. Agli inizi degli anni ottanta, durante l’invasione catodica delle emittenti televisive private, il deputato radicale Marco Pannella, si spese in Parlamento per cercare di far ottenere ai cavalieri d’oro i proventi economici derivati dai “diritti d’immagine”. Molti canali continuavano a passare in rassegna gli episodi della serie animata sui Cavalieri dello Zodiaco, senza riconoscere nessun vantaggio economico ai protagonisti del cartone. Pannella si rivolse addirittura all’allora pontefice polacco Karol Woityla ottenendo come risposta un dito conficcato nello sfenoide. Papa Giovanni Paolo Secondo, si sa, preferiva dilettarsi guardando le peripezie acrobatiche di Ken il guerriero. Durante la ingiusta ed ingiustificata detenzione carceraria del presentatore tv Enzo Tortora, i cavalieri D’oro rilasciarono un intervista ai giornali dove evidenziarono sconcerto, brivido, terrore e raccapriccio. Il Grande Mur e compagni parlarono allora apertamente di errore giudiziario nonché precipitazione del verdetto con allegato di complotto. Da quel momento per loro si chiusero definitivamente le porte degli uffici di collocamento nell’infausto mondo dello spettacolo. Fu Ostracismo nel vero senso della parola! Durante il secondo mandato di sindacatura progressista, l’allora primo cittadino Francesco Rutelli, fece assumere dal Comune Capitolino l’intero gruppo dei Cavalieri impiegandoli come servizio d’ordine durante le nefaste giornate del Giubileo Pontificio! Sono trascorsi sedici anni da quelle giornate votate all’onniscenza cristiana , e ora i cavalieri, ormai devastati da una dieta forzata a base di pane secco e crosta di formaggio, sono costretti a difendere i confini di un rione dall’invasione poetica come degli imbranati pizzardoni municipali. Una debaclè senza possibilità d’appello. La prima poetessa chiamata a declamare è l’anarchica Lucrezia “Sante” Caserio che si libera del Cavaliere dell’Ariete pugnalandolo al petto con una lama fuoriuscita inaspettatamente da un mazzo di fiori! Il ribelle Caserio non sarebbe riuscito a fare di meglio! L’attore di Prosa prosata Gianluca Tortosa spezza facilmente le corna al Cavaliere del Toro superando la primordiale gestualità combattiva Pegasusiana. Al poeta della costellazione duplice Daniele Casolino, non serve nemmeno partecipare al torneo, per avere ragione del suo avversario. Lo scisso Ares di Gemini. È la stessa Big Family Papy a far piombare nell’Ade gli strati spiritati del Cavaliere Cancerino. Terenzio da Abbiategrasso, si ingroppa letteralmente il cavaliere del Leone. Povero Ioria… E pensare che un tempo, certe usanze non erano che piacevole prassi pedagogica per la sua ortodossa educazione ateniese, democratica nonché illuminata! La poetessa testaccina Istrice piega le resistenze del biondo Virgo. Il più saggio dell’allegra brigata combattiva. Il sensuale e sovrasensibile poeta pometino Marco Rivellino pone sul piatto della bilancia la propria creazione poetica costringendo il maestro dei cinque picchi alla capitolazione! Roberto Scippa punge con il plettro la cuspide dello Scorpione tramutandolo in gamberetto utile ad incistare la papilla gustativa del felino. La poetessa Francesca, detta la Savia Sabella Infiorettata, leva la lisca del pesce persico dalla giugulare di Micene detto Sagittario. La meditabonda Melania Rossi spedisce il vello del Capro il un definitivo letargo autunnale mentre lo scibile onnivoro del poeta Daniele Mattei gela, ibernandola per sempre, la sapienza antica del Maestro dei Ghiacci. Siamo oramai giunti allo scontro finale. Chi vince spalanca l’uscio dell’associazione culturale B-Folk portandosi a casa le menzioni accademiche della laureanda Egle Basta. L’atmosfera si taglia con un grissino al sesamo! Il poeta Salustro Trilussa sfida l’elegante cavaliere d’orato dei Pesci! Salustro lucida il teflon alla padella. Pesci osserva interdetto. Salustro spande olio extravergine d’oliva taggiasca aggiungendovi un pizzico di sapore insolubile. Pesci osserva interdetto. Salustro sminuzza l’agrume dondolando il batacchio. Pesci osserva interdetto. Salustro serve l’imbando in tavola. Pesci riposa per sempre nell’intestino crasso del poeta. Salustro,vincitore della serata, è il secondo finalista del torneo poetico B-Folk. Il suo nome d’arte si aggiunge a quello del primo finalista Matteo Mingoli e del menzionato encomico Zeta Zolletta! Secondo posto della serata declamante per il poeta senza tempo Daniele Mattei! Anch’esso menzionato encomico! Il Fuckin Poetry Slam prosegue il proprio tragitto astrologico con la prossima tappa che si terrà al Chicchi’s di via Giovanni Bettolo 38 (Zona Ottaviano) a Roma il giorno Giovedì 27 ottobre alle ore 21.30! Puntata valida per accedere alle qualificazioni del torneo poetico nazionale targato Slam Italia. Attraverso le istantanee della ritrattista filibustiera Chiara Hoppipolla gli Mcs Valerio Carbone e Giovan Bartolo Botta vi danno appuntamento ad una nuova seduta di osteopatia cranio-sacrale!

Fuckin Poetry Slam…” Vivo solo perché sono stanco” Sergio Corazzini

Fuckin Poetry at B.a.M

In Poetry urban story, Uncategorized on ottobre 1, 2016 at 3:44 PM

Le incursioni della insospettabile ritrattista Chiara Hoppìpolla durante il Fuckin’ Poetry Slam alla BAM Biblioteca Abusiva Metropolitana di Centocelle! Si sono esibiti in ordine liturgico salesiano la poetessa del catch nipponico Bigfamily Papy, il panama Quirinalizio Alessandro Mazzà, Le ultime epistole di Jacopo Ortis, il poeta Romantico-Pravdaense Daniele Mattei, il principe del Foro Roberto Buccolini, il coro della voce bulgara Carmine R Roma, il poeta Rivogardense Tom Dacre e la discepola di Tito Mastro Scarpetta Filomena in arte Marturano. Vincitrice assoluta del contenzioso poetico al termine dell’alterco declamatorio contro Daniele Mattei e ciò che restava di Jacopo e del suo enzima. MC della serata Valerio Carbone e Giovan Bartolo Botta. Si ringrazia il collettivo della B.A.M per aver ospitato una puntata del Fuckin’ Poetry Slam. Vi diamo appuntamento al prossimo Slam che sarà Giovedì 13 ottobre presso il B-Folk di via dei Faggi 129 A. Ore 21.30. La gara sarà valida per qualificarsi alla finalissima nazionale di Slam Italia. La partecipazione è libera e gratuita.
Fuckin’ Poetry Slam ! Per maggiori informazioni sulla passione della grande poetessa suicida anglosassone Sylvia Plath per il Teatro di Prosa domandare agli amici e colleghi Carmelo Cancemi, Patrizia Pozzi e Eugenio Gradabosco!

Istituto Luce

In polverie o poesie, Uncategorized on settembre 26, 2016 at 2:23 PM

Nel nostro istituto i bambini
vengono allevati
per sguazzare come scorfani
nel cratere
di una bomba
o per correre
come antilopi
dietro al demone
della fame
se volete, grazie a qualche stretta di mano
e una valigia colma d’argento
potete portarvene via qualcuno
e piazzarvelo in casa
come suppellettile
o utilizzarlo per caricargli sulla schiena
l’assillante peso
delle vostre frustrazioni
Sapete, questi rigurgiti di stomaco
sono meglio di un elettrodomestico
Bastano poche manciate d’avena
un dito di whisky
tredici gocce d’ansiolitico
ed una fetta di budino allo yogurt
e possono tenere le volpi
lontano dal gregge
ridicolizzando un pastore maremmano
costretto con la forza a praticare il digiuno
Certo, ogni tanto vanno picchiati
e violentati per essere tenuti svegli
e tirati a lucido
esattamente come fareste
con la vostra automobile
o con la vostra motocicletta
o con i vostri coltelli da bistecca
o con la cagna gravida che vi siete
disgraziatamente trascinato all’altare
si tratta di manutenzione!
Proprio come per le tubature del cesso
a volte capita che si otturino
e bisogna necessariamente
smontare il sifone
ecco, qui da noi le offerte sono decisamente vantaggiose
ma se proprio ci tenete
ad avere una discendenza di vostro seme
potete sempre affittarvi un utero
o provare a scopare…

Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Slam Dunk!

In Roma Fringe Festival 2016 edizione Olimpica, Uncategorized on settembre 8, 2016 at 4:10 PM

La giornata si apre con una notizia piacevole che riporta il sorriso sui volti preoccupati del direttorio organizzativo fringeriano. Lino Patruno e Daino Maracaibo, la coppia di attori mufloni inghiottita dai cicloni monsonici che in settimana si sono abbattuti come Erinni indemoniate sugli sterminati spazi di Villa Ada, dopo incessanti ricerche, è stata finalmente rinvenuta dagli inquirenti in discreto stato di salute. Gli interpreti erano già stati avvistati dalla governatrice del Friuli Venezia Giulia Deborah Serracchiani nei cieli sopra Trieste. Sono stati definitivamente rintracciati dalla gendarmeria transalpina nei dintorni del Colle Di Tenda ai confini con la regione Liguria. Alla notizia del loro ritrovamento la pratica infortunistica aperta dalla loro compagnia teatrale insieme agli uffici dell’E.N.P.A.L.S è stata definitivamente data in pasto al macero. I ragazzi sono stati immediatamente condotti dai soccorritori al nosocomio monegasco e dopo una visita superficiale sono stati dichiarati dalle autorità mediche capaci di intendere e di volere. È stata stilata loro una prognosi di soli venticinque minuti. I dottori del Principato consigliano digiuno forzato, riposo prolungato e lenta assunzione di bevande calde! Libera di circolare in territorio francese la coppia d’interpreti si è recata al Consolato Italiano presso Marsiglia domandando asilo politico e scaglie del famigerato sapone! Riconosciuti come tifosi di calcio da un gruppo di scalmanati supporter della nazionale d’oltre alpe, sono stati dapprima malmenati e poi abbandonati senza permesso S.I.A.E sui palcoscenici gremiti del Marsiglia Fringe Festival. Una vera e propria Odissea che ancora adesso tiene in apprensione l’unità di crisi della Farnesina. L’attuale ministro degli esteri del governo italiano Paolo Gentiloni si è detto pronto a sospendere momentaneamente l’edizione olimpica del Fringe Capitolino sino a quando la coppia muflona non verrà riconsegnata all’abbraccio dei rispettivi nuclei familiari! Una comunicazione incresciosa che gela l’organigramma organizzativo dell’intero evento teatrale. Nell’attesa di un comunicato ufficiale da parte del consiglio ministeriale, lo show prosegue la sfilata sulla passerella dell’incudine sino all’ultimo respiro. Attraverso l’uso dell’oratoria narrativa la giovane attrice protagonista dello spettacolo “Palmina” ci riporta per un breve lasso di tempo ai bagordi del rampante decennio anni ottanta. Anni nei quali chiunque avesse mai fatto l’amore fugace nei bagni pubblici di una stazione ferroviaria poteva tranquillamente definirsi socialista. Non poteva essere altrimenti. Erano giornate soleggiate durante le quali venivi affascinato da figure opache come Bettino Craxi o Gianni De Michelis. Avevano potere, carisma, successo, donne a iosa. Tu desideravi essere come loro. Tutto era più chiaro. Tutto era più a fuoco. Bastava solo unire i puntini e il disegno appariva completo sulla carta da parati per salotti buoni. Le città erano sviluppate. Le famiglie sguazzavano nell’abbondanza. I locali erano numerosi, alla moda nonché disperatamente affollati. I giovani trovavano un lavoro coerente con il loro piano di studio. La quasi totalità dei liberi professionisti era autorizzata a depositare i redditi all’estero e questo permetteva una circolazione di denaro senza troppi patemi d’animo. Si spendeva e spandeva senza badare al centesimo, ovunque circolavano automobili di lusso e gli indumenti erano griffati. Il presidente statunitense Ronald Regan durante gli anni collegiali intraprese la carriera d’attore! Poi, come nel peggiore degli incubi notturni è arrivata la procura meneghina! Tangentopoli. La fine di un mondo! Il termine della favola! Gli anni ottanta sono transitati a miglior vita! Cosa ci hanno lasciato in eredità? Rimpianti, sbronze, settimane bianche, l’H.I.V e la triste vicissitudine umana e giudiziaria di Palmina Martinelli. Una quattordicenne ragazza di Fasano bruciata viva per essersi rifiutata di entrare dentro un giro di prostituzione gestito da persone a lei vicine. Dopo averci riportato alla mente i deliri barocchi del decennio edonista per antonomasia, l’attrice vira bruscamente il tono della narrazione schiaffando in faccia al pubblico le ipocrisie di uno dei principali poteri dello Stato! Quella magistratura che di li a poco verrà santificata dal popolo per avere avuto il merito di azzerare una intera classe dirigente. La mai troppo rimpianta Prima Repubblica del “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma si sa che ciò che è Stato è stato e tende a farsi da parte per non tornare mai più! Se non ciclicamente sotto mentite spoglie. Volti nuovi ma sostanze obsolete! Craxi ieri oggi la maramalda gioventù toscana! Ieri Antonio Di Pietro oggi le piattaforme telematiche a cinque stelle. Ieri Palmina Martinelli oggi l’imbarazzo della scelta. Compagnia Teatro Prisma. Amarcord!
Ma eccoci giunti finalmente al momento più atteso! Il Palco A, munito di tribune provvisorie somiglia dannatamente ad un Palazzetto dello Sport.
Per l’oro olimpico nella disciplina Lazzo-Cestista, la Compagnia Circomare Teatro sfida l’onnipotente Dream Team statunitense di Pallacanestro trionfatore assoluto durante la competizione iberica del 1992. Una sfida al cardiopalma dove frizzi e sberleffi si mescoleranno a tiri liberi e devastanti schiacciate a canestro! La formazione in canotta a stelle e strisce mette paura. I nomi dei cinque titolari delimitano la circonvallazione del sogno! Il pluridecorato Coach Jeff Carter, ex marine dell’esercito statunitense impegnato tra la vegetazione selvaggia del Vietnam, schiera il gagliardo Charles Barkley dei Phoenix Suns, il potente Clide Drexler dei Portland Stones, il sontuoso Magic Jhonson dei Los Angeles Lakers, il pallido Larry Bird dei Boston Celtic e dulcis in fundo sua maestà Micheal “Air” Jordan dei Chicago Bulls!!! Roba da far sgorgare lacrime e accapponare la pelle! L’allenatore dei Circomare Teatro Mario Carosi ha studiato uno schema difensivo con allegato di ripartenza. Per lui la Commedia dell’arte non è dogma, non è carattere, non è colore, non è prece, non è macchietta ma è archetipo. L’archetipo primordiale collegato con l’universo mondo attraverso l’antico linguaggio del simbolismo. Sul campo risponde schierando Andrea Onori dei Capitan Sganassa, Mariagrazia Torbidoni dei Balanzon Graziani, Alessandra Capuccini degli Abdulin Brighelli, la figliola prodiga Giada di Fonzo dei Zan Batocio e Lydia Pini dei Colombina Harmony! Il direttore di gara è il cinquecentesco Ruzante! I Circomare si sono detti pronti a mettere in discussione la riforma teatrale Goldoniana riscrivendone il contenuto. L’impresa appare ardua data la caratura dell’avversario! In fase di canestro gli statunitensi vanno a segno da posizioni molteplici mentre i Circomare, nonostante gli affondi di Andrea Onori dentro la mezzaluna avversaria riescono a malapena ad ottenere la misericordia di cinque tiri liberi gettati al vento per mancanza di concentrazione. Durante il terzo tempo il bostoniano Larry Bird lascia i posto al fustigatore Scottie “Jay” Pippen da poco transitato sulla sponda degli Orlando Magic. Nonostante l’età avanzata, i noti cestisti americani vanno forte anche nella disciplina acrobatica. Alessandra Cappuccini viene completamente cancellata dal regale Jordan proprio in quella che dovrebbe essere la sua specialità: La capriola sui tre tempi dal passo ammezzato. Giada Di Fonzo, da anni scritturata a Palermo da una compagine teatrale verista che mette in scena solo opere pirandelliane, sembra essere completamente fuori dal gioco! Coach Carosi invoca il time-out al giudice di gara che fa orecchio da mercante! Mariagrazia Torbidoni prova a sorprendere la retroguardia amerinda favellando in dialetto romagnolo ma con suo evidente sconcerto si accorge che anche il libero degli Utah Jairs Karl Malone è capace di fare altrettanto. Di Fonzo chiede la sostituzione. Unghia incarnita per lei. Fuori dai gangheri colpisce con un cazzotto la Tigre dei cereali Frosties! Il pubblico pagante rumoreggia sugli spalti! Piovono macchine da presa sul terreno di gioco! Carosi, divorato dal dubbio amletico getta nella mischia la “ripulita” Valentina Conti! Direttamente dalla Legislatura dei denari! In cabina di regia il telecronista sincopato Dan Peterson urla come un ossesso in preda al delirio allucinatorio! La curva stipata al secondo anello tifa spudoratamente per Circomare. Precedendo l’apertura dei cancelli un gruppo di teatranti capitolini composto da Nathalie Bernardi, Adriano Marenco, Marco Zordan, Raffaele Balzano, Marco Bilanzone, Francesca Romana Nascè e Carlotta Piraino è stata denunciata dalle forze dell’ordine per aver lanciato contro il rimorchio dei giocatori americani alcuni testi teatrali del drammaturgo Arthur Miller! Sulle loro capedini incombe la minaccia incresciosa del D.A.S.P.O teatrale. Valentina Conti è pronta a fare il suo ingresso in campo indossando i proverbiali trampoli appartenuti ai cinque Leoni di Voltron. Grazie a questi gingilli l’attrice riesce a raggiungere un’altezza pari a quella dell’Empire State Building newyorkese!!! è sufficiente un’occhiata a far calare le braghe all’invincibile Dream Team! 99 centri in quindici minuti distribuiti su di un unico canovaccio! La squadra di Mario Carosi cambia pelle e volto facendo frullare lo sberleffo. Torbidoni sigilla la difesa, la rapidità di Cappuccini nasconde la sfera, La malleabilità di Procopio detta il passaggio, la baldanza di Onori serve l’assist, l’altezza di Conti mette al riparo il risultato! Bugs Bunny è cotto a puntino!L’oro circumnaviga la cervicale dei Circomare! Allo stato maggiore del Partito Conservatore guidato dal magnate Donald Trump vibrano gli zebedei! Allo stato maggiore dei Democratici Uniti guidati da Hillary Clinton vibrano gli zebedei! Insomma…Slam Dunk!

Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Slam Dunk!

O Contadino! Roccavione (1996)

In polverie o poesie, Uncategorized on luglio 30, 2016 at 4:40 PM

Le ferite che
portate sul corpo
somigliano dannatamente
bocche da sfamare
salomonico
il modo col quale
annichilite l’amore
facendo l’amore
lasciate scoperta
quella pugnalata al respiro
infertavi a tradimento
dal Lupo Cattivo
sarà il passaporto
che vi permetterà di spodestare
la Madonna Nera
dal trono argentato
di una mandria d’orgasmi parzialmente scaduti
ingoiatevi la benda a cena
o utilizzatela per seppellirci
l’occhio in piedi del nano da passeggio
che scodinzola fedele
assuefacendo i suoi sensi
con un’ampolla di moccio
colatavi per sbaglio dal naso
fate si che il barbaro
possa ammirare sino al decesso
le verità nascoste del vostro dolore
incise da uno sputo orfano
sul suono acerbo della vostra voce
non imponete il bavaglio
a quel bisogno di piangere
che come un ossesso
vi sgomita in corpo
per ottenere un ‘udienza
no, non fatelo…
è l’unica gemma che ancora brandite
per somigliare vagamente a qualcosa d’umano…

Formazione Olimpica

In Poetry urban story, Uncategorized on luglio 30, 2016 at 1:19 PM

La formazione poetica del quadrante Roma Est (San Lorenzo, Pigneto, Torpignattara, Prenestino, Centocelle) che il 12 agosto volerà alle Olimpiadi di Rio de Janeiro per sfidare le delegazioni poetiche straniere. seduti da sinistra: Silvia Carone Fabiani, Daniele Casolino, Valerio Piga. In piedi da sinistra: Melania Rossi, Marco White Rivellino, Giovan Bartolo Botta, Christian Ferrante, Davide Vladimiro Carlo Sottili in P-arte Oceano, Krzysztof Bulzacki Bogucki, Giulia Thecatlady e Roberto Buccolini. Commissario Tecnico: Daniele Mattei. Direttore sportivo: Matteo Mingoli. Presidente di Federazione Editoriale: Valerio Carbone. Fisioterapista della corda vocale: Lucrezia Lattanzio. Esorcista di gruppo: Daniele Capaccio. Padre spirituale: Karolina Luce. Musico di scena Renato Iacobucci. Operatore olista: Alfonso Jfl Canale. Schemi ed interpunzioni :Bigfamily Papy. Radiocronache dalla sua postazione a Brasilia: Enzo Tatti. L’inno nazionale è composto da Roberto Scippa! Dovremo sfidare le seguenti delegazioni: Poeti della Renania Prussiana, Poeti dopati della Siberia, Poeti Scozzesi in Kilt senza biancheria intima, Poeti separatisti Baschi, Poeti Brasiliani emotivi e promiscui, Poeti delle Isole Malvinas, Poeti Altoatesini, Poeti della delegazione secessionista Padana, Poeti nipponici seguaci dell’Impero del Sole, Poeti Britannici amanti della caccia alla Volpe muschiata, Poeti dialettali cinesi, Un unico poeta di San Marino, Poeti Austro-ungarici sordomuti, Poeti Kurdi, Poeti del Golpe turchese, Poeti Corsi seguaci del Cavallo Bianco Di Napoleone, Poeti della linea limitrofa, Stagisti di Donald Trump, Poeti della Banca Benedetta Vaticana, Poeti Ellenici della Rivolta Popolare in Cabina di Regia, Poeti Scandinavi seza fissa dimora, Delegazione Poetica delle civiltà perdute, Poeti a Cinque Stelle, e Poesia dell’affarismo gnomo-elvetico.
Copertura Televisiva H24 a cura dell’Istituto Luccica Cinematografica della Libera Repubblica di San Lorenzo.
Seguteci e Sosteneteci! Anche solo nelle vostre preghiere…

Istantanee a San Lorenzo

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia, Uncategorized on dicembre 4, 2015 at 10:35 am

Accarezzo un suolo
schiaffeggiato e cocciuto
irrequieto e garbato
ospitale e guardingo
timidamente istrione
derubato del giorno
imperversato dal biasimo
inorridito dalla lusinga
tormentato dal dubbio
scaltro a difesa della propria ingenua
essenziale essenza
adirato verso se stesso
curioso indomabile libero
prigioniero di una coazione a ripetere
o della vocazione a soffocare
per tornare a sorridere

accarezzo un suolo
una elegia preziosa
dove amorevoli voci
ubriache di sogni
sferrano pugni nel vuoto
fomentando rivolte
intrise di gentilezza
altruista e discreta
accarezzo un suolo
nel quale la verità appartiene
ad un vilipeso passato
il passato nidifica
dentro ecchimosi infette
mai cicatrizzate
nelle quali corpi contrariati
si scelgono senza sapersi
e si congedano all’alba
ritenendosi adulti

accarezzo un suolo
dove i volti al tramonto
non hanno espressione
sono solitudini incalzanti
senza provenienza
o sollecitazione
che deambulano claudicando
divorate dal tarlo
dell’angoscia notturna
nella quale potersi spartire
liquori distillati
con lacrime asciutte

accarezzo un suolo
dentro mura zelanti
che come dame discinte
sotto lampioni maldestri
seducono dispersi
lusingandoli col desiderio
di sbeffeggiare la madama
fumandosi il Creato

accarezzo un suolo
una veste strappata
da anime funeste
dove anziane gattare
intonano peana d’amore
dedicando melodie meschine
a felini stizziti
trascinati in miseria
dalla penuria di spine
dedite a pungere labbra
modellate sul sole

accarezzo un suolo
una frenesia
lei ti accarezza sospendendo
il sacrilegio del tempo trascorso
ad aspettare un pretesto
per poterla accarezzare ancora
e ancora e ancora…

Cronache Fringeriane 9 Roma Fringe Festival 2015

In Uncategorized on giugno 14, 2015 at 7:20 PM

#DeCamera. La teoria della terra Gaia

La nazione ha ormai assunto le sembianze di un gigantesco centro commerciale. Un capannone enorme, fortissimamente caldeggiato dalla potentatura fortificata si estende dal Frejus a Taormina senza trascurare le regioni a statuto speciale. Il laterizio è forgiato amianto. Il climatizzatore condiziona l’aria. Duole la cervicale. A nulla vale la massoterapizzazione praticata dal craniosacralista su deboli apparati scheletrici. Governi tecnicistici hanno praticato economiche veglie funebri alla governabilità politica. Imperversa una partitocrazia monocromata caratterizzata da pensiero superficiale, ideologia morta, e idea sonnolenta. Il sistema di scambio è quello nominale. Zero stato. Zero mercato. 100% speculazione finanziaria. Il capo dello stato è un personal computer in grado di emettere non più di un monito al giorno. Pena il surriscaldamento della viabilità biliare. L’esecutivo è tecnico. Primo ministro con allegato consiglio ministeriale sono tutti periti tecnici. È il requisito unico. L’unico. La candidatura è soggiogata dal diploma di maturità superiore. La carriera parlamentare esige un titolo di studio conseguito all’istituto tecnico. Privato però. L’emiciclo parlamentare è frequentato da onorevoli e senatori che hanno assunto le sembianze del tablet. Le forze dell’ordine sono robot dotati di tecnovirtuosi smartphone. Niente sfollagente, manette o revolver d’ordinanza. Bensì applicazioni. Il grado emozionale del comune cittadino rasenta la temperatura glaciale. La comunicazione è fugace, sfuggente, minimale. Espressa tramite hashtag o cinguettio. L’interazione tra elementi vividi è una sintesi perennemente retrocessa nel catino degli ostacoli. Non sono permessi periodi scriptici superiori alle 10 battute. Un quarto di cartella. Rigorosamente digitalizzato. Gli amanuensi sono perseguitati a termini di legge. Trattati come degli appestati. Spesso invitati alla condanna in contumacia. Una volta sorpresi dalla polizia segreta d’annullamento della penna, vengono condotti davanti ad un magistrato informatizzato, sommariamente processati e costretti alla conversione verso la rete informatica sociale. Per i più cocciuti è prevista la pena capitale. Folgorazione da scossa elettrica eseguita su pubblica piazza. Il passato è definitivamente rimosso. Il futuro ancora non è iniziato. Esiste unicamente il tempo presente. Ergo l’istituzione scolastica bandisce la materia storica insieme ad altre discipline umanistiche. Considerate ormai obsolete e menagrame quasi come se fossero materie demonologiche. Il solo credo religioso vigente è quello che prevede fedeltà ed obbedienza verso l’onnipotente divinità microchipica. Giovani leve vengono costrette dalla legislazione marziale informatizzata ad inccaponire davanti ad uno schermo liquidato cristallinamente ingurgitando cibo spazzatura e ingollando beverone ipocalorico. I bambini sono allevati da balie avatar e nutriti con porzioni gigantografiche di zucchero filato. Gli anziani, incudini affossanti il sistema pensionistico nazionale, vengono storditi prescrizionando psicofarmaci. Elevati i valori colesterolici. Ingrossati i fegati. Colitici gli intestini. L’amplesso è un link da indicizzarsi su touch screen. Gli unici umettumi da vicendevolarsi sono quelli asciutti. O in alternativa il Sidol. Noto afrodisiaco reperibile visitando il quinto braccio… Lo STATO come un amorevole PADRE disciplina gli orgasmi dei suoi cittadini preservandoli da un precoce esaurimento delle riserve energetiche. Sono permesse massimo tre eiaculazioni l’anno. Mascoline o femminine che siano. Ovviamente solo a fini procreativi. Il coito da diletto è istantanea smarrita nei meandri del ricordo. La prole si partorisce tramite inseminazione artificiale… della meccanica incubatrice. La gestazione avviene presso la camera iperbarica. Il parto eseguito da forcipe digitale. La somministrazione del vaccino per il fantolino, è obbligatoria fino al raggiungersi del naturale decesso per anzianità. Potentami giudiziari, legislativi ed esecutivi appaiono accorpati nelle mani del mouse. Qual è la chiosa comica? Non c’è, poiché in un mondo così non c’è niente da ridere.

In un tale sistema costituzionalmente forgiato sul diritto e dovere alla banda larga, il glorioso teatro di prosa è… soppresso. Coloro che vengono sorpresi a praticare l’arte favellatoria nel qualsivoglia spazio scenico, rischiano ammende pecuniarie, sgradevoli deferimenti, intimidazioni nonché interminabili custodie cautelari. L’istituzione concede la messa in scena unicamente di commedie musicali, musical e musicarelli. Oppure nulla di tutto ciò. Il nulla che disinvoglia. Anche il nulla è bene accetto. Purché non sia turbata la quiete del pensiero posto a riposo. A freno. Il riflettere perennemente in ozio. Figura paterna del vizio. Gli interpreti della prosa tentano un’ultima disperata resistenza astenendosi come monaci tibetani da vocalizzi, drammaturgie, vivande e liquori. Comincia un’estenuante pratica di ricerca verso la sospirata lucidità. Una lucidità di stile. Imparare la parte a memoria richiede una complessa e fastidiosissima lucidità. Il portavoce dei teatranti, leader politico di provato pedigree, tale Gino Picino Paglioni Purulenti, un ex trombone setto-nasalmente devastato, fottutamente ambiguo nonché intrallazzato con la pubblica elargizione pecunica, raccoglie attorno a sé l’adeptatura dicitando l’invettiva finale. Il monologo da resa dei conti. Il sermone pontificatorio. L’invettiva masaniella. L’urlo disperato della rivoluzione culturale contemporanea. Ci troviamo davanti all’ingresso della più prestigiosa sala teatrale cittadina. Schiere di giovani e vecchi attori a spasso insieme a maestranze sull’orlo del suicidio, occupano la piazza antistante pronti a sollevare il copione per sovvertire il sistema. L’arringa ha inizio. Un discorso storico che passerà agli annali come la famosa filippica della mano sulla patta. Ecco il discorso.

Amici, cittadini, attori, sono venuto a seppellire il teatro di prosa, non a tesserne l’elogio. C’è qui tra voi chi afferma che Ibsen era ambizioso. Il ministro della cultura, che è qui tra noi, e che è un uomo d’onore, dice che Ibsen era ambizioso. Bene, se così fu, fu così un grave errore. Per oltre cinquant’anni ho portato sulle tavole del palcoscenico le soporifere opere del drammaturgo norvegese. Per oltre sessant’anni ho succhiato più soldi io al fondo unico per lo spettacolo che una zecca sangue ad un Rottweiler. Per oltre sessant’anni ho sniffato angelica polvere. Ho orinato fuori dal vaso, provinato attori ed attrici utilizzando sistemi filosessisti, ho fatto scenate e rubato premi Ubu. E ora mi preme dire basta! La prosa è nociva. Tumorale. La prosa ti rende dipendente dalle conseguenze della prosa. È necessario darci un taglio. Anzi, i tagli. Basta con questi Goldoni, questi Pirandello, questi Lope de Vega, questi Bardi. Quello è il passato. Un passato scomodo da rottamare senza battere ciglio. Ci attende uno spensierato futuro. Il futuro è aggiungere un posto a tavola, riuscendo a farvi ridere, dicendo bravo grazie, andare con Peter Pan sull’isola che non c’è e siccome non esiste pronunziare per lo stupore Mamma Mia! La prosa è defunta. Deflessa. Spirata. La prosa mi ha ridotto ad essere quello che sono. Un montato con il cognome stampato sulla bocca del pubblico pagante. Amici, cittadini, colleghi, non vi auguro una carriera come la mia. Anzi, vi auguro fame, sete, onanismi e mortificazioni. Questa è la vita. La vita vera. Il restante è solo una messa in scena.

E dopo aver inveito con queste massime pesanti come macigni, il maestro tolse la mano sinistra, quella del biblico maligno, dalla sacca scrotale dei coglioni e senza nessun significato archetipico salì sull’aereo presidenziale intraprendendo un viaggio senza ritorno, destinazione Broadway.

Peripezie boccaccesche giocate sulla staticità, la fermezza degli intenti oltre che l’unzione degli infermi, ci presentano un futuro dell’umanità torbido dominato dalla infausta dittatura del social network. Parafrasando la filosofia induista: il peggiore dei mondi possibili. Ma anche paradossalmente un mondo dove il teatro di prosa resiste rappresentando un ultimo filo di collegamento tra l’essere umano con il suo desiderio inconsapevolmente più recondito. Rimanere tale. Restare umano.

#DeCamera. Omologazione delle emozioni da scongiurarsi finanziando il teatro a fondo perduto.

Tutto il teatro. Minuto per minuto. Un salto ad ECLETTICA Festival, Roma.

In in scena, Uncategorized on luglio 10, 2013 at 9:29 PM

Tutto_il_teatro_locandina_ECLETTICA

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

18 luglio 2013, ore 20.30

ECLETTICA Festival
Parco delle Energie (Ex Snia)
Via Prenestina 175, Pigneto/Prenestino, Roma.
Ingresso gratuito.
http://www.ecletticafest.com/programma/


Tutto il teatro. Minuto per minuto – spettacolo teatrale in salsa punk

testi di Giovan Bartolo Botta
di e con Giovan Bartolo Botta

Edmondo Kano è Giovan Bartolo Botta. Giovan Bartolo Botta è Edmondo Kano. Per Ruggero Ruggeri era l’Enrico IV, per Lilla Brignone era Elisabetta D’Inghilterra, per Romolo Valli era Leone Gala, per Paolo Stoppa era Ciampa e via discorrendo. Elencando. Ogni grande interprete si dilettava con il fiore all’occhiello. Il personaggio apice di un repertorio da battaglia. Per il piccolo interprete Giovan Bartolo Botta il culmine è Edmondo Kano. Attore di prosa italiano nei circuiti fuori dai circuiti. Edmondo Kano scaglia i suoi versi in platea. In una platea spesso vuota. Sono almeno versacci però. Otello leghista, Romeo e Giulietta in salsa Hellas Verona, Amleto Punk, monologo su Van Basten, alieni che ti rapiscono quando non dovrebbero, le mutazioni genetiche dei giocatori bianconeri, il bambino dissociato che ama il teatro e molto di più. Lo spettacolo è una dissociazione continua. Organizzata ma totale dove esiste solo l’attore con il suo repertorio. Come ai tempi che furono.

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