Giovan Bartolo Botta

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Rimini Rimini

In polverie o poesie, Uncategorized on settembre 24, 2017 at 9:36 PM

Non ho votato alle primarie

del Movimento Cinque Stelle

ma se avessi dovuto scegliere

tra Luigi Di Maio e Roberto Fico

avrei sicuramente scelto Roberto Fico

Per dieci motivi prettamente politici che ora vi andrò ad elencare

due punti punto e virgola a capo

Primo perché Roberto Fico assomiglia a Gian Maria Volontè

secondo perché assomiglia a Gian Maria Volontè

terzo perché assomiglia a Gian Maria Volonté

quarto perché assomiglia a Gian Maria Volontè

quinto perché assomiglia a Gian Maria Volonté

sesto perché assomiglia a Gian Maria Volonté

settimo ottavo nono e decimo e pure undicesimo

perché assomiglia a Gian Maria Volontè

e che se proprio si deve andare a ramengo

meglio che a portarci sia uno che somiglia a Gian Maria Volontè

piuttosto di uno che assomiglia ad un beccamorto della Transilvania

e che nel giorno del giudizio

quando per le strade si pascolerà

con le pezze al culo e lo smartphone in mano

la metta giù pesante, la metta giù così:

“Quando un uomo col computer

incontra un uomo con la pistola

l’uomo col computer, il computer, può infilarselo

su per il culo”!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back 5

In Recensioni o rescissioni teatrali, Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back!, Uncategorized on settembre 8, 2017 at 4:53 PM

“Abbiamo l’atomica”. Dichiarazione sconvolgente da parte dei vertici del Roma Fringe Festival. Le agenzie di tutto il mondo battono la notizia in tempo reale. Nel giro di pochi minuti, dall’Artide all’Antartide l’ordine costituito subisce un fallo da tergo. Passibile di ammonizione. “Abbiamo l’atomica”. Notizia bomba, è il caso di sottolinearlo.Capace di lasciare basito l’intero universo. I capi di Stato di tutte le nazioni chinano la testa e replicano alla spicciolata. Il presidente russo Vladimir Putin parla di definitivo allontanamento della Russia dal Teatro. La Francia sciovinista guidata dal giovane Emmanuel Macron minaccia sanzioni economiche e la chiusura dei dazi doganali. Mai più spettacoli di teatranti francesi al Roma Fringe Festival. La moglie/madre/amica Brigitte annuisce. Dura la reazione della premier tedesca Angela Merkel, “al prossimo Fringe niente più boccali bavaresi”. Anche il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni manifesta sdegno: “situazione inaccettabile, il Fringe restituisca subito l’ordigno nucleare al ministero degli interni oppure lo getti in un inceneritore o nella discarica di Malagrotta. Donald Trump rincara la dose :”a questo punto gli Stati Uniti si fanno da parte, io torno a pescare salmoni in Georgia”. Lo psicopatico nordcoreano Kim Jo Secondo, sotto l’egida cinese, manifesta perplessità: “Non ci credo a sta storia della bomba, e dove la tengono, nella botola del suggeritore?”. Il più preoccupato sembra essere Padre Bergoglio, che invita i responsabili del Festival Indipendente della arti sceniche a farsi un profondo esame di coscienza. Se ogni manifestazione artistica, culturale o ricreativa possedesse un’arma simile, il pubblico tornerebbe in massa ad affollare le Chiese, sedotto nuovamente da una fede inossidabile. La Chiesa Cattolica è anni che sta lavorando al calo delle vocazioni. La comunità cristiana ormai non somiglia che ad un fantomatico ologramma. Non si battezza più nessuno. Non si confessa più un cane. Il sacerdozio è un sacramento bistrattato. Il diaconato laico è un atto in caduta libera. Chi si vuole sposare, lo fa a Las Vegas. Nel deserto del Nevada. Dove anche uno sposalizio tra un mulo ed un cingolato è valido nonché soggetto a tassazione. Gli scandali sulla pedofilia e sui fondi neri riciclati tramite la Banca Vaticana, hanno dato il colpo di grazia. Se ora una Kermesse teatrale si dota di arsenale militare pesante, i fedeli torneranno a bussare alla porta del Signore. Quindi tutta la fatica impiegata in questi decenni per allontanare la gente dalla parola di Dio, non sarà servita a nulla. Papà Francesco lancia il suo appello durante la funzione dell’Angelus Domenicale, sperando di essere ascoltato. Le sue parole sono toccanti. Commoventi. Manifesto di estrema sensibilità. “Cari amici, ficcatevi l’ordigno su per il baugigi”. Baugigi. Tipica espressione livornese per indicare il caciucco cucinato alle erbe. Ma con quali soldi, un festival di teatro off è riuscito nell’impresa di arrivare al segreto della condensazione dell’atomo? Grazie a quali finanziamenti? Inoltre, la ricerca scientifica, a chi è stata affidata? Non si conoscono scienziati a libro paga del Fringe. La risposta sta tutta racchiusa dentro un nome. E un cognome. Simone Castano.

 

 

Infiamma. Il Teatro all’alba di una nuova era

Simone Castano. Attore. Regista. Drammaturgo. E da qualche anno anche insegnante. Docente di arte drammatica. Nato a San Gimignano di Puglia (Barletta) sotto il segno zodiacale della Vergine. Nel 1989, pochi giorni prima del crollo della Cortina di Ferro, l’artista riuscì a farsi dare dalla Repubblica Federale Tedesca, i finanziamenti per aprire una scuola di recitazione presso una località balneare del Mediterraneo. La scelta strategica ricadde su Ostia Lido sud. Adiacente all’idroscalo dove Pasolini fu rinvenuto cadavere. Una posizione ostica. Chiaro sgarbo all’immaginario collettivo comune. Lancio di sfida all’universo culturale del sistema politico occidentale. L’ordine impostogli dai piani alti del Cremlino, era quello di radicare lo straniamento brechtiano all’interno del pigro mondo teatrale romano. Un ambiente particolarmente pelandrone, caratterizzato da feste per attori, dove gli attori parlano solo di agenzie per attori, provini per attori, aperitivi per attori e rapporti sessuali tra attori possibilmente non protetti paragonabili a baccanali carnascialeschi ove pullulano scolo, mononucleosi, orchite, linfonodi grassocci e creste di gallo. L’imperativo era dunque quello di rieducare il postribolo umano alla disciplina del lavoro. Alla puntualità sull’orario. Al raziocinio del cibo. Al decurtarsi della pausa sigaretta. A fare a meno dei caffè. A bandire gli alcolici e limitare l’uso di droghe pesanti, leggere o tiepide. Una nuova biomeccanica attorale utile a fabbricare un efficace modello di attore soldato. Capace di reggere la scena per giorni interi senza patire particolari esigenze fisiologiche tipo acqua, cibo, bagno e riproduzione. Anche in zone di guerra. Castano comincia le sue ricerche applicandosi nell’ordine delle discipline umanistiche. Molta filosofia, altrettanta psicologia. Ma i risultati tardano ad arrivare. La situazione muta drasticamente, quando l’artista italiano si imbatte nel variegato mondo della fisica quantistica. In particolare è la teoria del multi-verso ad affascinarlo. L’esistenza di realtà virtuali e universi paralleli comincia a togliergli il sonno. Il ragazzo, nel suo laboratorio di Ostia, apre portali dimensionale fabbricati rudemente con legno di cipresso e carta stagnola a fungere da vettore. Obbliga i suoi attori ad inoltrarsi nel portale e vivere l’esperienza quantica. Gli allievi obbediscono, ma spesso e volentieri il portali si chiude inaspettatamente e gli sventurati non riescono più a fare ritorno. Rimanendo intrappolati nel Mondo di Mezzo. Proprio come Buzzi, Carminati, Herry Potter e l’intero sistema di Mafia Capitale. Gli anni trascorrono veloci e dopo numerosi tentativi andati a vuoto, il sistema si perfeziona sino a giungere a compimento. Il giorno 1 settembre del 2017 sulla spiaggia libera di Anzio, la dove sbarcarono gli alleati, nasce Infiamma.

Infiamma, lo spettacolo teatrale extra-dimensionale. A prova di teoria delle stringhe. Inaugurato domenica 3 dicembre al Roma Fringe Festival sul palco A. Un esperimento recitativo senza precedenti. Una messa in scena che conferma il definitivo ingresso dell’umanità nel terzo millennio. Il personaggio di Don Giovanni, seduttore impenitente, viene sradicato dal suo mondo promiscuo, allontanato dalle sue sottane, privato delle sue ammiratrici, e scaraventato tramite portale dimensionale, nella Elsinore del principe Amleto. Viceversa, Il depresso principe di Danimarca, viene gettato all’interno del servizievole gabinetto del lascivo Don Giovanni. Dentro questa manifestazione empirica viene introdotto un terzo elemento. Una variabile impazzita. Lo psicolabile Caligola, sottratto dal suo ovattato mondo immaginario, viene incoraggiato ad appoggiare il piede sia ad Elsinore che tra le scartoffie del libertinaggio Molieriano. Le coscienze si mescolano, interagiscono, fanno esperienza di loro stesse e mutano la narrativa delle vicende umane. Don Giovanni, perfettamente a suo agio nella penisola dove i sovrani vengono assassinati dai parenti più prossimi, si scopre omosessuale. Ma non reale, autentico. Uno stereotipo. Tipo Platinette. Costringe gli scout Rosencratz e Guildestern a noiosissime sessioni di shopping. E quando ai militari Orazio, Bernardo e Marcello tremano le gambe alla visto dello spettro, Don Giovanni interviene proponendo loro una sauna rilassante. Con oli essenziali. Quando Laerte torna dalla sua avventura ad X-Factor (terminata con l’eliminazione al primo turno,la raccomandazione non sempre paga), Don Giovanni lo accoglie conciato da spadaccino. Tutina celeste aderente e marsina d’ordinanza. Del teschio di Yorick ne fa una lampada da comodino. Viola. Che a Teatro porta pure rogna. Ma la superstizione appartiene ad Amleto. Quello vero. Non a Lui. Lui ne è immune. Come ne è immune Caligola, costretto a vivere un’esistenza su suolo estraneo. Conosce Ofelia e cosa fa? Anziché violentarla e poi strangolarla come avrebbe fatto con Cesonia, Mereia, Cherea o il giovane Scipione, le prende la bocca tra le mani e la alimenta con bocconi di sushi. Pesce salmonelloso. Quando si materializza a corte il gruppo di guitti, anziché cacciarli dalla Piazza a calci in faccia, li accoglie a braccia aperte e li finanzia a fondo perduto. Organizza loro delle turné in giro per l’Europa. Li riempie d’affetto e di beni di primissima necessità. Pane, Latte, Burro, Uova e Medicinali per l’asma. E Amleto? Poveretto. Non può fare un passo che subito il servo Sganarello gli gonfia le gonadi di raccomandazioni. Copriti che prendi freddo, spogliati che fa caldo, attento alle correnti d’aria, spegni il condizionatore. Come mette il naso fuori di casa subito un numero imprecisato di squitinzie si prodiga a dargliela. Manco fosse Rocco Siffredi o Jonny Dorelli. Proprio a lui, che già quando stava ad Elsinore, trascurava la bella Ofelia perché ad una bella scopata preferiva una buona lettura. O il Teatro. Trascorsi cinquanta minuti il portale si chiude. Menti eccelse come Archimede Pitagorico, Pico De Paperis, Marie Curie, Max Planck ed Enrico Fermi si spellano le mani dagli applausi I protagonisti tornano alle loro rispettive storie. Castano raccoglie le meritate ovazioni. Ed un assegno da un milione di dollari pagabile al portatore allungatogli dalla Monsanto. La multinazionale belga che si occupa do modificare geneticamente tutto ciò che trova per strada. L’esperimento è perfettamente riuscito. Ora la fisica quantistica applicata alle arti sceniche non è più mero sortilegio o semplice alchimia. Ora si può. Castano mette le sue conoscenze scientifiche a disposizione del Festival. Nel giro di una notte il Fringe si dota di Testate Nucleari. Saputa la notizia, pacifisti provetti del calibro di Gino Strada, Beppe Grillo, I Pastorelli di Fatima, i Figli di Priamo, Roberto Saviano, Fabio Fazio, Milena Gabannelli e (dall’oltretomba) il Mahtma Gandi, hanno dichiarato ai microfoni della giornalista Raffaella Ceres: Per questo scherzetto Simone Castano dovrà renderne conto alla storia! Puntuale la replica dell’artista tirato in causa per il bavero della camicia: Io devo rendere conto solo ai miei azionisti.

Infiamma. Il Teatro all’alba di una nuova era.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back 4

In Recensioni o rescissioni teatrali, Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back!, Uncategorized on settembre 7, 2017 at 4:13 PM

“Pronti ad intervenire con le cerbottane se la Corea del Nord osasse ancora minacciare il Roma Fringe Festival”. Così si è espresso il presidente americano Donald Trump intervistato dalla giornalista Raffaella Ceres per il settimanale cartaceo “Teatro a Tutto Tondo”. Un tronfio Trump ha usato come pretesto l’attacco missilistico nordcoreano verso il Fringe per manifestare la sua totale avversione al regime assolutista che governa la Nord Corea. Ma non solo. Attraverso queste dichiarazioni al curaro si è anche premurato di esternare la sua personale antipatia nei confronti del leader orientale Kim Jo secondo. Detto Ciccio-bello. Antipatia che risalirebbe addirittura ai tempi delle scuole superiori. Stiamo parlando dei primi anni ottanta. Quando un avvenente Trump, tormentato da una carica ormonale insaziabile, si sarebbe visto fregare la fidanzata da un allora smilzo quattrocchi mandarino. Quel distruttore di famiglia era proprio l’attuale caudillo nordcoreano. Allora studente fuori sede sbarbatello in terra straniera. Ospite negli Stati Uniti con la pregevole intenzione di specializzarsi negli studi di botanica. Dottorato conseguito a pieni voti. Minacciando i professori durante la discussione della tesi. Aveva disquisito aizzando contro il collegio docenti una nidiata di galline ovaiole tenute in cattività. Con tanto di gallo cedrone da rimorchio. Il primo cittadino americano non si è limitato alle mere promesse interventiste. Ha anche parlato di teatro, precisando che quando era adolescente amava dilettarsi con le arti sceniche. Ovviamente solo per portarsi a letto le ragazze. Improvvisava monologhi e soliloqui nei quali giocava a vestire i panni del presidente americano. I suoi compagni di classe lo canzonavano a causa di quelle caricature e le fanciulle si limitavano a congedarlo con un dito medio sollevato. Quando trent’anni dopo quel mediocre attore inquilino della Casa Bianca lo è diventato sul serio, quei ragazzi che al tempo lo sbeffeggiavano, hanno optato per ottenere la cittadinanza cubana. Quando la Ceres ha domandato a Trump se si sente pronto a tornare in scena, Donald ha ribadito di avere in cantiere un’opera inedita e di volersi personalmente occupare della regia. Sono già stati contattati interpreti di prestigio. Caratura mondiale. Decisi a mettersi in gioco senza rivolgere il minimo pensiero al compenso. Da Chuck Norris a John Voight passando per Joe Pesci. La Direzione del Roma Fringe Festval è avvisata. Anzi, molto più che avvisata…

 

 

Oscar W. Ogni Uomo uccide ciò che ama

Ultimamente l’umanità si trova alle prese con una gigantesca e colossale “operazione verità”. Ovunque, in ogni parte del globo, spuntano come funghi porcini sacerdoti laici portatori di nuove rivelazioni. Veggenti che sostengono di farsi il bidè insieme ai Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Contattisti, per lo più biondi, convinti di essersi incarnati sulla Terra per svolgere una delicatissima missione nel nome di Dio. Abdotti rapiti da Alieni nani con la pelle grigio topo. Bambini Indaco forieri di elevata consapevolezza. Studiosi pronti a rivedere i testi sacri alla luce delle nuove scoperte paleo-archeologiche. E poi ci sono i messianisti. I medium. Gli esploratori di nuovi spazi dimensionali. Persone che dotate di particolare talento parapsicologico, riescono a mettersi in contatto con gli spiriti trapassati, e a farsi comunicare dall’oltretomba, i numeri vincenti della lotteria di Capodanno. Questi maghi sono subito stati adocchiati dal pervicace universo teatrale. Desideroso di superare la frontiera imposta dai vecchi metodi di lavoro. Considerati oramai per lo più superati. Se non delle vere e proprie cialtronate. Nessun teatrante, alle soglie del terzo millennio, osa più affidare la propria professione agli sgambetti del metodo sovietico. Un sistema di recitazione ottocentesco basato su di un sotto-testo emotivo che ormai rientra nella casistica dell’infermità mentale. Un percorso zeppo di insidie capace di provocare più malati isterici dell’isteria stessa. Così come nessun teatrante osa più inoltrarsi nel terreno impervio delle azioni fisiche. Alcune poi altamente pericolose che possono risultare letali in un mondo di precari sprovvisti di copertura assicurativa sanitaria. E sembrano essersi estinti anche quei teatranti che affermavano di riporre la loro fiducia nel sistema dello straniamento. Lo straniamento. Il primo a parlarne fu quel geniaccio di Brecht (riprendendo alcuni deliri onnipotenti usciti dal buco del culo di Diderot e Arteaud), il quale contrappose la recitazione cosi detta “psicologica”, che lui aborriva, alla recitazione “epica”, per la quale lui si sborrava nei mutandoni di lana. Il drammaturgo tedesco ha speso la sua intera esistenza a promuovere la sua personale gallina dalle uova d’oro. Poi, pochi giorni prima di esalare l’ultimo respiro, ai giornalisti che assediavano il suo letto di degenza ha testualmente rilasciato queste parole “il mio metodo di lavoro è una porcata”. Le stesse identiche parole dell’allora ministro Roberto Calderoli sulla sua legge elettorale di fresco conio. Ora nelle scuole di recitazione moderne, in Italia si calcola ne esista una per ogni cinque abitanti, quando l’insegnante chiede all’attore : fammela più gialla( metodo della mimesi), l’attore risponde con il gesto dell’ombrello. E se l’insegnante insiste, l’attore sfodera dal taschino della camicia il numero dell’avvocato. I vecchi metodi di recitazione si stanno lentamente avviando sul viale del tramonto. Ora l’aspirante attore/attrice e/o allievo attore/attrice, va su internet, clicca sul motore di ricerca direttamente dal suo smartphone, va sul sito medium.it, ordina la tavoletta in legno compensato utile a svolgere l’attività medianica e in cinque minuti si trova direttamente in contatto con l’entità che deve interpretare. Se deve vestire i panni di un personaggio che l’immaginario collettivo conosce o ancora ricorda, non c’è niente di più efficace al mondo, di rivolgersi proprio al diretto interessato. Vuoi fare Riccardo Terzo? Lascia perdere la gobba, la sensazione di storpiaggine, le paturnie sulla deformità. Fantasie! Cazzate! Roba superata che non macina più. Incrocia le mani sul tavolo e mettiti in contatto con lo spirito defunto di Riccardo Terzo. Sarà lui in persona, a consigliarti sul da farsi. Costa meno e si risparmia tempo. L’attrice pugliese Mariagrazia Torbidoni (ex Foggia, Barletta, Lecce, Fidelis Andria, Monza per poi chiudere la carriera calcistaca a Villa Bonelli), intervistata dalla giornalista Raffaella Ceres per il settimanale cartaceo “Teatro Euclideo” ammette ai quattro venti di essersi affidata a questo nuovo sistema operativo, e di essersi trovata a suo agio. “Da anni tenevo nel cassetto questa drammaturgia sul personaggio di Oscar Wilde, ma ogni volta che provavo a metterla in scena, i conti non tornavano. Tutti gli obsoleti metodi recitativi rivelavano enormi falle. Col metodo Stanislavskij ho rasentato il ricovero ospedaliero, col metodo Grotowski ho seriamente rischiato la rottura del menisco, per quanto riguarda il metodo Brecht appena ho provato ad inglobarlo si è rotta la caldaia”. Queste le dichiarazioni polemiche dell’attrice contro la vecchia classe dirigente della recitazione. “ero disperata, poi l’illuminazione, il 16 agosto del 2017 una voce familiare si manifesta alla seduta del famoso medium britannico Leslie Fint, sostenendo di essere quella del compianto Oscar Wilde. Leslie è un amico di famiglia, conosceva il mio progetto sul drammaturgo irlandese, ha sollevato la cornetta e mi ha subito contattato. Giunta in Cornovaglia, l’ho raggiunto nel suo maniero medievale,ho partecipato alla seduta spiritica, e dopo appena cinque minuti il personaggio di Oscar dominava la mia mente aveva messo il mio corpo a suo servizio. Ero lui. E vaffanculo a Strasberg e compagnia”. Certo. Da quel momento andare in scena è stato un gioco da ragazzi. Oscar Fingal O Flaerthy Wills Wilde o più semplicemente Oscar, nato a Dublino sotto il segno zodiacale del pavone. Deceduto a Parigi per sbaglio. (scivolato su una buccia di banana come nelle migliori comiche di Stanlio e Ollio).Troppo presto. Scrittore, aforista, poeta, drammaturgo. Dandy. Condannato dalla magistratura di Norwich a due anni di prigione per turbativa d’asta mascherata da sodomia. Secondogenito di una coppia dotata di poco spirito d’osservazione. I genitori lo volevano dottore in economia e commercio. Lui preferì la sillabazione. I genitori delusi puntarono tutto sul primo figlio. Nel nome del decoro. Ma Patrick Wilde detto “Bibendum” deluse le aspettative buscandosi la sifilide a letto con un transessuale scozzese. Morì in miseria a soli ventinove anni. Senza aver mai imparato a leggere e scrivere. Suo fratello Oscar era il suo contrario. L’altra faccia della moneta. Morbosamente curioso. Lettore onnivoro. Intelligenza malleabile. Percezione duttile. Ottima capacita di sintesi condita da nutrita profondità d’analisi. Una personalità complessa. Troppo complicata per essere catturata dai radar dei vecchi metodi di recitazione. L’ultimo attore italiano che provò ad interpretare Wilde a teatro fu Giulio Bosetti nel 1995 nello spettacolo “Affrettate il Passo Signori”, scritto e diretto da Giseppe Patroni Griffi. Bosetti decise di affidarsi all’usurato sistema delle intonazioni surgelate stabilite a tavolino. Non ce la fece. Una terribile epistassi lo colse la sera del debutto. Lo spettacolo fu annullato. Nel 1989, In Inghilterra il mattatore Damon Fibbony, si cimentò con la scrittura dell’esteta nel soliloquio “Bosie fuck you”, affidandosi al sistema recitativo britannico delle scoregge. Una trombosi lo colse durante le prove lasciandolo in stato di “stupor”. C’è poco da girarci intorno. Quando il personaggio è ostico, se non addirittura proibitivo, meglio affidarsi allo spiritismo. Con possibilità di riuscita del 100%. Grazie ad esso, Mariagrazia Torbidoni, riesce a restituire al pubblico, il filo interdentale invisibile che collega Oscar Wilde, ad altre anime sensibili come Jean Genet, Garcia Lorca, Dario Bellezza, Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Anne Saxton, Emily Dickinson o John Fante. Ovvero La fiducia assoluta, cieca, totale, a tratti incosciente, nel mondo, nel prossimo, negli amici, o in un amore passionale. Fiducia prontamente ripagata. Con una pugnalata alla schiena.

Oscar W. Ogni Uomo uccide ciò che ama

Oscar W. Di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni

regia Andrea Onori con Mariagrazia Torbidoni

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back 2

In Recensioni o rescissioni teatrali, Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back!, Uncategorized on settembre 2, 2017 at 11:44 am

Commovente congedo dell’attrice marchigiana Alessandra Cappuccini dal suo allupato pubblico. Un provvisorio addio alle armi che trasuda nostalgia da ogni poro. Al termine della terza replica dello spettacolo “Generazioni”, la ragazza declama un toccante passaggio del capolavoro poetico “Ode al Disperso” partorito dalla pugnace penna mazziniana in tempo di moti carbonari. I versi sono dedicati all’attrice palermitana Giada Di Fonzo, ex compagna di palco della Cappuccini, che anni fa prese le distanze dal Teatro di Prosa, per immergersi a capofitto nella politica. La giovane interprete siciliana decise di candidarsi nelle liste di Rivoluzione Civile. Movimento moderatamente rivoluzionario, capitanato dal magistrato Antonio Ingroia. Sfortunatamente la spedizione punitiva andò a male. Il Partito ottenne percentuali da prefisso telefonico. L’ingresso in parlamento rimase un miraggio. Da allora della Di Fonzo se ne sono perse le tracce. Si odono voci contrastanti. C’è chi dice che si sia riciclata come guardia spalle di Roberto Saviano. C’è chi al contrario la da come affiliata nel clan dei Corleonesi. C’è chi giura di averla vista masticare lupini in compagnia di Mastro Don Gesualdo. C’è chi afferma addirittura che la Di Fonzo sia il nome spendibile per un’eventuale rinascita della sinistra in terra isolana. Staremo a vedere.

 

 

L’Imbroglietto: controstoria valentiniana di una restaurazione

Scuole. Scuole di Recitazione. Ogni giorno ne nasce una. Accademie. Le puoi trovare ad ogni angolo di strada. Accademie di recitazione simili a distretti di cavalleria militare rusticana. Telefoni e ti buttano giù la cornetta. Ti presenti alla porta e ti chiedono 5000 euro solo per un consulto. Accademie di recitazione. Imitano la prassi dei medici condotti dell’anteguerra. Specializzate un po in tutto. Dal metodo mimico al prelievo del sangue. Scuole di recitazione. Curano tonsilliti, unghie incarnite, spondiliti anchilosate e se non chiedi la ricevuta, ti levano pure i denti del giudizio. Sfornano attori in tempi grami dove i cartelloni dei teatri tendono a scritturare volti. Travaglio che parla di mafia, Saviano che parla di camorra, Scanzi che parla di Gaber, Gramellini che parla di fica, la Lucarelli che parla del maschio alfa, Stella e Rizzo che parlano di corruzione, Severgnini che parla di Trump. A posto così! Che se ne fa il teatro degli attori? Niente! Possono anche farsi da parte, togliere definitivamente il disturbo. Dimagrire a vista d’occhio. Utilizzare contrappesi di piombo per non essere inghiottiti dal vento. Devono mimetizzarsi indossando vestiti larghi ed un trucco decisamente barocco. Sono costretti a comunicare in codice per non essere scoperti. Si muovono in clandestinità. Dormono al riparo dallo sceriffo, rifugiati al pari di topi

nella pericolosa foresta di Sherwood. Desiderano entrare a teatro per capire i motivi del loro sfratto. Il Mondo va avanti. Al botteghino niente maschera come ai tempi che furono. Ci si interfaccia con una voce registrata proveniente da un computer. L’Intelligenza artificiale. Una materia grigia che non concede sconti. Ma gli attori posseggono l’artificio magico della seduzione e ne circuisco i circuiti. Entrano, si perdono in una sala che non riconoscono, e cosa vedono? Renzi che presenta il suo ultimo capolavoro letterario. Poi preso dall’entusiasmo gioca all’Armata Brancaleone con Giuliano Ferrara. Vedono Yoda dare lezioni di arte drammatica alla Principessa Leila. Lo shock è anafilattico. Assumere antistaminici è una perdita di tempo. Questa coppia di attori mascherati da Chocolat&Fottit si sente chiamata a combattere per ripristinare l’ordine costituito. Il teatrante possiede l’arte magica della seduzione. All’occorrenza la sfodera per annichilire il nemico. Parla a velocità della luce il teatrante, articola, supera la barriera del suono, logora ai fianchi l’avversario attraverso un gramelot nipponico che non prevede l’uso delle vocali. L’usurpatore del boccascena è al tappeto. Ora il teatrante si erge a caudillo, libero di instaurare la sua personale dittatura. Il regime del Teatro dell’Obbligo.

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul teatro di prosa, la sovranità appartiene agli attori di prosa che la esercitano come cazzo pare a loro

Articolo 2

La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’attore di prosa sia come solista che in gruppo

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità di recarsi a teatro senza distinzioni di ceto, censo, sesso,lingua, razza, religione, opinioni politiche e condizioni sociali.

Articolo 4

la Repubblica riconosce al cittadino il diritto di recarsi a teatro e fa si che nel paese i teatri siano liberi, aperti, accessibili ed economici

Articolo 5

La Repubblica, unica ed indivisibile, riconosce le compagnie di teatro dialettale

Articolo 6

La Repubblica tutela la minoranza dei cittadini che guardano la De Filippi

Articolo 7

Rappresentanti di Stato e Chiesa a teatro pagano il doppio

Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono libere di fronte al teatro, ma dentro devono tacere, ascoltare e spegnere i telefoni cellulari

Articolo 9

La Repubblica finanzia il teatro a fondo perduto sottraendo i capitali alla ricerca in campo militare

Articolo 10

Ci si reca a teatro anche in casi estremi di catastrofi nucleari, disastri ecologici, partite di pallone, invasioni extraterrestri e disastri ambientali

Articolo 11

il teatro ripudia la guerra. Sempre

Articolo 12

Il teatro non ha bandiere…ma se dovesse averle…Sono vessilli Granata!

L’Imbroglietto. Variazioni Su Tema di Niccolò Matcovich Compagnia Habitas. Shauspielhaus

 

 

Prove Aperte Cosenza Sogna

Lega Pro. Il Cosenza Calcio è inguaiato in un girone di ferro. Girone che comprende l’ambiziosa Paganese, il tignoso Bisceglie, nobili decadute come Catania, Reggina, Lecce eTrapani, lo storico derby coi giallorossi del Catanzaro e l’attesissima stracittadina con gli elementi contigui del Rende. Lo Stadio Merulla di Rione San Vito è in fermento. Per allestire a mister De Angelis una rosa competitiva, il presidente Eugenio Guarascio (già indagato dalla magistratura con l’accusa di turbativa d’asta), sotto consiglio del direttore sportivo dell’Atletico San Lorenzo il ragionier.Andrea Greco, ha deciso di puntare tutto su Mimì, Coco e Carminuzzu. Tre attori di prosa che sino nella scorsa stagione militavano nelle file del Libero Teatro Calabria sotto la guida tecnica di coach Max Mazzotta. Il trittico d’interpreti accuratamente visionato dalla società della Sila, è stato ritenuto idoneo al gravoso compito di traghettare i rossoblu nei piani alti della classifica. Abili su tutti i versanti dall’acrobatica verbale allo straniamento brechtiano transitando per il dramma pastorale sino a scivolare nella pura improvvisazione associazionistica e circense Mimì, Coco e Carminuzzu potrebbero rivelarsi la vera sorpresa della stagione. Mimì svela anche notevoli elucubrazioni shakespeareiane. Quanto a Coco, è il sottotesto emotivo il suo fiore all’occhiello. Carminuzzu veste i panni del Jolly, del play maker, dell’attore gigione di stampo ottocentesco. L’Ermete Zacconi della compagine silana. In questo afoso finale d’estate, la ferrovia littorina intraprende un viaggio di sola andata ospitando a bordo i tre gioielli cosentini. Il laboratorio dell’orefice. L’artiglieria pesante. Direzione Roma. Quartiere San Lorenzo. La presentazione ufficiale della squadra sul prestigioso palcoscenico del Roma Fringe Festival. Platea gremita in ogni ordine di posto. Calabria deserta. Nemmeno stesse giocando in trasferta la Juve. Ed è proprio il cosentino Andrea Greco a fungere da cerimoniere presentando gli onori di casa. La comunità cosentina è presente al gran completo. Si riconoscono anche i volti noti. Da Abissoul detto l’artigiano, fotoreporter della Libera Repubblica di San Lorenzo, al giudice sportivo Gigino detto Carta Straccia, dalla diversamente astrologa Doriana str, a Marco Ciporillo,il calciatore Pakkalino Pekki e la ex bassista dei Television Stefania Candy. Presente anche nelle vesti di giurato l’autorevole catanzarense Sonny Zico che si gode lo spettacolo accanto al cosentino Greco senza provocare ne morti ne feriti. L’ex fuoriclasse cosentino Gianluigi Lentini garantisce sull’operato dei suoi datori di lavoro del passato. Quest’anno il Cosenza è in buone mani. Hanno fatto benissimo a sfanculare calciatori mercenari per ingaggiare attori funamboli. Ora si possiamo sognare…di insidiare Crotone. Detto da lui poi, si viaggia sul velluto.

Prove Aperte. I mensile per chi lavora nello spettacolo.

 

 

Panico tra gli organizzatori e simpatizzanti della Kermesse. Il presidente nord coreano Kim Jo Secondo minaccia di puntare testate nucleari su Villa Mercede, Il motivo? Non hanno selezionato il suo spettacolo…

Roma Fringe Festival 2017 San Lorenzo is Back 2

 

 

 

 

 

 

 

 

Ramona Quella Delle Giostre (1998)

In Uncategorized on luglio 29, 2017 at 3:35 PM

Vuoi Danzare con me

Scusa se mi permetto

vuoi danzare con me

Sotto la Luna Danzare

Danzare Sotto La Luna

Vuoi Danzare con Me

Scusa se mi permetto

Vuoi danzare con me

Sotto la Luna Danzare

Danzare Danzare Danzare

Vuoi Danzare con Me

Scusa sai se mi permetto

Mi sono fatto pure biondo

Ora poi faccio palestra

Ho Buttato giù i chili in eccesso

Seguo la Moda Mi Vesto Meglio

Ho il Motorino Fumo Molto Bevo ciò che non reggo

Mi faccio la macchina con i soldi di papà

e se i soldi non escono la famiglia la stermino

Allora Vuoi Danzare con Me

Danzare Con Me Sotto la Luna

Ho smesso di mangiare

Stupidi Animali

L’ho fatto per te

Vuoi danzare con me

o ti devo dare un Calcio nel Culo

Vuoi Danzare con me

Scusa sai se mi permetto

Danzare Con Me Sotto la Luna

Lo Capisci si o no

che ho diciotto anni

e Sono Innamorato di Te

Innamorato di Te Si Di Te

e di nient’altro e che mi getterò

sulle tue spalle

come un fottuto peso morto

e ti chiederò di salvarmi la vita

e che se non ci stai

Sono pronto a fare Surf con la Paura

a sfidare le Onde del Cielo

a minacciare di morte ogni minuto trascorso

senza di te

a sacrificare le feste

Allora Vuoi Danzare

Danzare si Danzare

Danzare con me Sotto la Luna

Danzare Danzare Danzare Uccidermi

Yeah i Wanna Be Well

Ramona…

 

 

A.S.M.A di Pigneto Città Aperta 2071

In Poetry urban story, Uncategorized on luglio 8, 2017 at 6:46 PM

Pigneto. Quartiere. Gente di Borgata. Borgata di narrazione Pasoliniana. Non certo nell’anno di grazia 2071. Il futuro del Quadrante Consolare Est somiglia ad un archivio di Stato. Pigneto. Realtà parallela. Universo parallelo. Individualità sciolta nell’acido. Comunità inesistente. Caro estinto. Personalità dissociata. Spiritismo nell’antica casa. Depersonalizzazione. Derealizzazione. Residenti sollecitati dall’infermità psichica. Con bocche dello stomaco aggredite dal morso della fame. Una fame atavica. Archetipica. Intelligenze artificiali consumano aperitivi comodamente sedute ai tavolini dei locali. Hanno debellato le obsolete unità carbonio. Ora comandano loro. Emettono moniti a scadenza regolare. Uno al giorno. Come un puntuale rintocco della campana. Pigneto. Ora il Pigneto somiglia a Cuneo. Somiglia a Venezia. Somiglia al Naviglio della Martesana. Somiglia alle pendici del Monte Bianco. Somiglia alle Tigri di Mompracem. Somiglia allo specchio malefico appartenuto alle brame di una Regina Nera. Che ascolta unicamente i Litfiba. Pigneto. I Giapponesi fanno le foto al Passante Ferroviario. I Pellegrini pascolano in pellegrinaggio sul piano elevato della Tangenziale. I Gloriosi Tram numero 14, 19 e 5 hanno preferito unire le forze. Fare la somma per non soccombere al moderno sistema di teletrasporto. Tram numero 38. Frequentato ogni giorno da orde di turisti Lapponi, Estoni, Lettoni, Lituani, Finlandesi, Norvegesi, Danesi, Svedesi, Bielorussi e Brianzoli. Pigneto. Gli animali da macellazione sono liberi di poltrire ad ogni angolo di strada. Esistono cabine utili a coltivare la solitudine. Condizione necessaria a percepire un reale stato d’esistenza. Esistono cabine per agevolare il trapasso. Esistono cabine dotate di laccio emostatico. Esistono gli Extraterrestri. Gestiscono Pizzerie al taglio. Esiste la Banda del Buco. La Banda degli Onesti. L’audace colpo dei soliti ignoti. Esiste l’Universo Olografico. I Fantasmi. L’Inconscio Collettivo. Esiste Dio. Ed è logorroico. Non esiste più L’Acqua potabile. Le Tipiche Fontanelle Capitoline emettono Red Bull. I Seminaristi Vescovili mettono le ali. Si trasformano in Angeli. Pigneto. Questione di Fede. Ideologia Cieca ed Insana. Assioma indimostrabile. Pigneto. Asma di Poesia.

 

 

Ma Che Cos’Era mai Questo A.S.M.A di Poesia

Nel 2071 la Poetessa Meneghina Patty Olgiati avrà sconfitto il demone della menopausa già settanta volte sette. Come la Signorina Silvani. Pardon, la Signorina Silvani In Calboni. Ex amore infelice del ragionier Ugo Fantozzi. Matricola 7725/bis. I suoi versi sapranno descrivere come non mai il sentimento di nostalgia che si prova quando si abita nella Zona Pedonale. Sognando Beckham. Il poeta Marco Rivellino farà del Pigneto una Ciminiera. Una Betoniera Senza Filtri. Un Asfalto che Ride. Stop alla Poesia Esistenziale. Si alla Nicotina. L’editore e scrittore Valerio Carbone insieme al suo alter ego Fruitore di Nonsense gestiranno una scuderia di Premi Pulitzer che avrebbe fatto impallidire Lele Mora. Ci sono Volti deformi. E Volti che si prestano alla fotogenia. Matteo Mingoli preferisce i primi. La sua poesia levigherà il marmo tramutandosi lentamente ma inesorabilmente in scultura. Dodici Ore nella Vita di Daniele Casolino. Riuscendo a Strappare un Contratto di Lavoro al Bari Calcio targato Gianluca Paparesta. Serate di declamo senza veli nella Cornice dello Stadio San Nicola. Italia novanta. Notti Magiche. Brianza Alcolica per il cuspido-scarlatto Valerio Piga. Il Nord Laborioso paga. Brutti, Sporchi e Prima di Subito. Melania Rossi. Finalmente. L’Ottuplice Sentiero è stato definitivamente perlustrato dal suo sistema linfatoco. L’illuminazione si è manifestata attraverso la materializzazione di un nuovo ciclomotore. Ora il Dalai Lama può anche cercarsi una nuova occupazione. Hanno Ucciso L’Uomo Ragno. Hanno Ucciso un Capo di Stato. Il Bengalese che vende shottini a un euro. Hanno ucciso pure lui. D’altronde viviamo nel migliore dei Mondi Possibili. Come affermano gli Induisti. Bastardi Induisti. Si Sono Sbagliati. Lucrezia Lattanzio ha abbandonato la penna stilografica. Da tempo. Per impugnare la Smith&Wesson. Finalmente la Rivoluzione! Arrivati possibilmente già mangiati. Dalla Parole su carta si passa ai fatti su strada. Ci sono poeti che uccidono. Altri che hanno già ucciso. Alfonso Canale posa il piede in due scarpe. Uccise in passato, ed è pronto ad uccidere ancora. Per farlo però pretende cento milioni di euro in gettoni d’oro. Da versarsi sul suo conto corrente bancario al momento della stipula del contratto. Altrimenti manda il secondo cast. Carmine R Roma gioca in Borsa. Dalla Rima al mercato obbligazionario. Il Passo è breve. E a molteplici cifre. Un movimento lento. Una Detonazione. Ci sono corpi esanimi sul selciato. Chiamate un medico. C’è Bisogno disperato di un medico. Contattate un Luminare per Dio! Subito! La poetessa-anatomopatologa Silvia Carone Fabiani venne convocata in fretta e furia sul luogo dell’attentato. Immediatamente Rivendicato dai Poeti del Trullo. Brandelli di Carne. Materiale organico. Sepolta coscienza. Una visione apocalittica. La dottoressa ha polso. Prescrive Fiori di Bach. Dopotutto Domani è un Giorno Come Un Altro. Il Quartiere è Cambiato. Il Poeta Oriundo Enzo Tatti ha visto incrementare la popolazione residente. Edificare Grattacieli. Turisti striscare la Carta di Credito sulla soglia d’apertura degli esercizi commerciali. Enzo Tatti, poeta autoctono, ne è testimone. Ora il Pigneto somiglia a Manhattan!!! L’Intero Complesso di Palazzi appartiene all’imprenditore Francesco Conte. Ideatore del Canale Satellitare Termini Tv. Sede Legale a Gibilterra. Sede Fiscale nel paradiso fiscale del Gibuti. Un tempo era un poeta tardo-romantico. Poi tredici minuti di reclusione nel Carcere di Massima Sicurezza di Reading furono più che sufficienti a motivarlo per uscire dall’Unione Europea. Ora compone decreti legislativi seduto sui capitelli della Penisola Ellenica. Durante l’epopea della sua precedente esistenza capitolina si faceva chiamare Daniele Mattei. Ora preferisce farsi chiamare Aristotele Onassis Secondo. Ma non nominategli la Callas. Potrebbe scivolare in una crisi di nervi e commettere una stage degli innocenti. Esiste il Male Assoluto? Esiste il Bene Assoluto? Il futuro ci riserva sorprese. Alcuni Scienziati o studenti fuori sede, dopo decenni di studi approfonditi e sofferti hanno scoperto che la radice del Creato alberga nell’ipofisi di un essere diafano chiamato Daniele Capaccio. Forum. Principessa del Foro, la notaio fresca mosca Monica Delfino ha costretto la presentatrice Rita Dalla Chiesa a riprendere la conduzione della Gloriosa Trasmissione che tanto catechizzo la condotta morale della proverbiale casalinga vogherese. Con una Alessandro Mazzà capace di investire al meglio i propri risparmi rilevando la quota di maggioranza del mitico Piper di via Tagliamento, Un Rubens Lanzillotti campione di incassi al botteghino con il colossal “La Piovra a Dosi Omeopatiche” e una Dafne Rossi trasformatasi definitivamente nella Nike di Samotracia regalando alla Comunità Greca residente al Pigneto la speranza di un Futuro che si muove a Passo di Gambero, noi passiamo e chiudiamo la ricetrasmittente domandandoci : Che Cazzo di Fine ha Fatto Davide Carlo Vladimiro Sottili in P-Arte Oceano?

 

Sabato Sera

In polverie o poesie, Uncategorized on luglio 8, 2017 at 5:10 PM

Gazze Ladre

Bravi Soldati

Luna di Miele

Luna Piena

Rilegatura Tesi di Laurea

Dieta Mediterranea

Notte violenta sulla sponda del Fiume

Hanno violentato un Due di Coppe

Salato sapore della Sicilia Bocca cucita

Ordinanza Pollice Verde Custodia Cautelare

Rocca Maresciallo Rocca Anziani Assistenza

Piangi Pure Cappuccetto Rosso Cin Cin

Dobbiamo dormire

Dovremmo dormire

Dovresti dormire

Dormi dormiamo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pillole di Rewind

In Recensioni o rescissioni teatrali, Uncategorized on luglio 1, 2017 at 2:35 PM

Bollicine. Coca. Cola. Sally. Agonia di una Splendida Giornata. Gli Spari sopra sono per altri. Siete Solo Voi. Vivere o Sopravvivere. Alfredo non ha Colpe. Pillole apre al Vate di Zocca. Grande appassionato di arti per la scena, il noto cantante romagnolo Vasco Rossi, tramite i suoi legali, invia al Teatro Studio Uno, il suo progetto di Corto Teatrale. “Manfrina Suicida Sudicia e Sudata” è il titolo dell’opera bonsai. Scritta di suo pugno. Affidata alla regia dell’amico fraterno Maurizio Ferrini. Reduce dai Bagordi delle notti arboriane. Il lavoro è Interpretato da Vasco stesso, autore anche delle musiche, e dalla giovanissima attrice modenese Gennarina Lucignani. Balzata nei mesi scorsi alle cronache per aver avuto una breve relazione sentimentale con l’attore ultrasettantenne Glauco Onorato. Dopo aver ingaggiato la rosa al completo della Juventus, obbligandola alla resa dei conti del palcoscenico, i vertici del Teatro Studio Uno, con l’ingresso in squadra di Vasco, mettono a segno un ulteriore successo dal punto di vista artistico. Ma soprattutto commerciale. La notizia della presenza del rocker padano negli spazi del teatro ha fatto si che il quartiere di TorPignattara venisse preso d’assalto già dalle prime luci dell’alba. Alle nove del mattino Via Carlo della Rocca si presentava già stipata di appassionati. Provenienti da tutta Italia. Pronti a seguire il loro idolo ovunque. Anche all’inferno se fosse necessario. A disciplinare questo oceano di passione, dal Campidoglio la giunta a cinque stelle guidata dalla sindaca Virginia Raggi, ha immediatamente disposto l’invio di un vigile urbano. Con tanto di paletta e secchiello. Utili alla eventuale costruzione di castelli di sabbia. L’ingresso in scena del fuoriclasse della musica italiana è previsto in orario di chiusura. Una posizione privilegiata da fiore all’occhiello dell’intera kermesse. Prima della sua esibizione sarà dunque premura delle altre compagnie intrattenere quella spaventosa marea umana che si agita davanti al palco. La Questura conta circa trecentomila persone. Ma si pensa siano di più. Molte di più. Tant’è che le birre luppolate disposte dall’organizzazione per placare l’arsura finiscono prima di subito. Sostituite in fretta e furia dalla comparsa di bottiglie di acqua Fiuggi che sa di miracolo mariano e giova oltretutto alle vie urinarie. Come il succo di Mirtillo e il Macerato Glicerico di Ribes Nero.

Amore di Donna di e con Jessica Granato

Non si possono coltivare sogni quando si vive sulla riva della Darsena. In Una Milano circondata ancora dalla nebbia, dagli orrori della guerra e dalla rivolta contro i forni. Una Milano sprofondata di colpo ai tempi nefasti della dominazione austro-ungarica. Quando la farina scarseggiava. E un manipolo di Bravi guidati da signorotti locali, si divertiva a vessare Parroci allupati e codardi. In Questa Milano austera e decadente la giovane Maria dal Buio, figlia del sottoproletariato urbano, cerca di emanciparsi dalla propria infelice condizione di Perpetua Parrocchiale. Un giorno, passeggiando tra le sterpaglie di Via Magolfa, lungo un Naviglio Pavese ancora poco urbanizzato, la pudibonda Maria si imbatte in una bizzarra signora che attraverso l’evocazione di toccanti immagini poetiche la spinge a credere maggiormente nelle proprie possibilità di redenzione. Quasi quarant’anni dopo ritroviamo la protagonista, ormai adulta, svolgere mansioni di segreteria in un lussuoso ufficio ubicato al civico diciannove di Piazza Duomo. L’ufficio appartenuto al leader socialista Bettino Craxi. Credendo in se stessa Maria era riuscita ad abbattere lo spettro dell’insicurezza. E il successo era puntualmente arrivato. Facendo il suo ingresso dalla porta principale. Insieme al Pool di Mani Pulite. Amore di Donna. Clinica di un’abbandono. Alda Merini.

Tempo di Macchina di Giuliano Tomassacci con Anna German, Paolo Parnasi, Fabio Gagliardi

Macchina o Torneremo ad Essere Umani. Cantava Freddi Mercury negli anni ottanta in uno dei suoi più grandi successi. Tempo di Macchine. Macchine che vanno a tempo. Affrontano il Tempo di petto per provare a sconfiggerlo. Macchine. Vanno di fretta. Desiderano risparmiare Tempo dando tempo al tempo. Macchine. Intelligenze artificiali. Tarnee è una macchina. Un fottuto elettrodomestico. Un cazzo di groviglio di ingranaggi. MA è modello di ultimissima generazione. Dalle fattezze umane. Occhi Chiari, Capelli Scuri. Labbra Invitanti. Seno Giunonico. Quasi Ingombrante. Un automa Che nel corso del tempo ha acquisito barlumi di autocoscienza. Iscrivendosi ad un istituto umanistico. Il Liceo Classico. In barba all’Istituto Tecnico Professionale. Gesto di autentica ribellione verso una condizione sociale preconfezionata e preconcetta utile a sottoscrivere un futuro che è già stato scritto . Tarnee è un robot. Un gingillo di silicio senza cuore pulsante. Eppure Tarnee si ubriaca, si sballa, riflette, si indigna e quel che è peggio si innamora. Di Trevor. Un suo Compagno di Classe. Trevor la accompagna nei campi facendole dono del suo primo scolo. Poi così su due piedi la molla. La abbandona. La ripudia. Le da un pedatone nel retto per mettersi con un’altra. Più carina, più attraente. Più disponibile alla sperimentazione di particolari sistemi di copulazione. Poco Importa. Tarnee è ha pezzi. Un cencio. Uno straccio cisposo. Comincia a soffrire di attacchi di panico. Uno psichiatra le impone il trattamento sanitario obbligatorio. Prescrivendole elevate posologie di psicofarmaci. Uno psicanalista freudiano la stende sul lettino interrogandola su primordiali ricordi infantili. Procedure inutili. Tarnee porrà termine alla sua vita suicidandosi con i barbiturici. Come Marylin. Eppure Tarnee è solo un robot. Una Scatola di Latta. Ma l’amore non corrisposto ferisce ovunque. Anche in luoghi inimmaginabili dove la coscienza non ha ancora messo radici.

Marisol y Cielo di Piera Saladino con Emanula Bitondo Piera Saladino Dario Di Pietro

Spagna. Olè. Penisola Iberica. Terra di Debito e di Passione. Città di Madrid. Dittatura Franchista. Ultimi Scampoli di egemonia. La laboriosa Comunità autonoma madrilena depone le armi durante il fine settimana riversandosi in massa allo stadio. Il glorioso Santiago Bernabeu. O il monumentale Vicente Calderon. La Capitale Iberica possiede un animo scisso tra tradizione e innovazione. La Tradizione si chiama Real Madrid. Le Merengues. La squadra più titolata dell’intero continente. Tifoseria monarchica. Con abbondanti simpatie franchiste. L’Innovazione prende il nome di Atletico Madrid. Supporters social-democratici. Moderato sussulto muscolare diaframmatico verso l’istituzione repubblicana. E poi? E Poi ci sono Loro. La minoranza. La Quota Rossa. La vocazione minoritaria. Il Rayo Vallecano. La compagine calcistica dei Vinti in Partenza. Ceto Basso. Quota Popolare. Teppa. Zero denari. Nessuna Arte, né parte. Destinati a soccombere nel guado dell’anonimato. Eppure a volte il gioco del calcio è ancora capace di sorprenderti. L’Anno in cui il muro di Berlino crollò e La Cortina di Ferro si Divise, la squadra comunista del Rione della Valleca riuscì nell’impresa di aggiudicarsi tutti e quattro i derby. Umiliando le più blasonate colleghe. Un miracolo? Forse. Sicuramente, nel calcio come nello show-business, quando le strutture politiche sono in ambasce la possibilità di una rivoluzione copernicana dei ruoli ha davanti a se discreto successo di concretizzarsi. Gli artefici di quella impresa sportiva, culminata con la conquista a fine stagione della Coppa del Re, primo ed unico trofeo vinto nella centenaria storia del Club, furono la Coppia di attaccanti Diego Marisol e Gonzalo Gaspacio detto Cielo. Capaci di andare a segno a gitto fordista superando la doppia cifra ciascuno. Marisol proveniva dalla file del Guadalupe. Una società che allora militava nel campionato cadetto. Cielo fu al contrario preso dal Barcellona a parametro zero. Prodotto del vivaio Blaugrana fu ceduto senza rimpianti. La Società Catalana non credeva in lui. Fu costretta a ricredersi. Almeno quell’anno. Tra gli spalti del Camp Nou menti insolenti ancora ricordano la vendetta servita fredda dal giocatore, pronto a punire l’estremo difensore Antoni Zubizzarreta con una fucilata dai trenta metri che gli decurtò la vita di almeno un paio di mesi. Stadio Ammutolito e tutti a casa. Almeno per quella domenica. Rayo Vallecano. Cappa del Re. Una favola impensabile nell’attuale calcio moderno governato dai diritti d’immagine telecatodici.

Navicella di Pier Lorenzo Pisano con Gian Vincenzo Pugliese

Gli extraterrestri saranno anche tecnologicamente otto passi avanti rispetto alla razza umana. Però Cristo Santo anche loro commettono degli errori tattici banali. E imperdonabili. Dopo millenni trascorsi a manifestare la propria presenza attraverso attività di abduzione e contattismo, questi figli dello spazio decidono di manifestarsi tutti insieme, contemporaneamente, stesso luogo, stessa data, stessa ora, nel peggiore dei posti possibili. Il centro storico capitolino durante l’ora di punta. Una Roma dominata dal Caos. Dove nemmeno il raro connubio di una giunta ibrida a trazione leghista è riuscita ad arginare lo spauracchio più temibile. Quello del sorcio. Il Topo Urbano. La Nutria alimentata a ceffoni e mentine. La gigantesca Pantegana col setto nasale rosolato dalla cocaina. Siamo a Ferragosto. Sole Cocente. Asfalto Torrido. Città invasa dai turisti. I Residenti cercano refrigerio nei parchi cittadini. Ad un tratto verso mezzogiorno, giganteschi Vimana, si materializzano sulla Contrada dei Fori Imperiali. All’insaputa del pontefice. C’è di tutto. Sembra di essere all’interno di una pellicola di George Lucas. Piccoli Grigi di Zeta Reticoli, Suroidi, Rettiliani, Mantidei, Esseri di Luce, Facoceri Bipedi. Razze miste. Meticciato. Frittura di Calamari e Gamberi. Nemmeno il tempo di parcheggiare le Astronavi Madre e subito gli alieni sono vittime di una aggressione di stampo squadrista. Rivendicata dal Comitato di Benvenuto del Movimento Farangista chiamato Cascina Paund. Questi fascisti del terzo millennio inseguono gli esseri extra-planetari ma anziché sprangarli come si faceva ai tempi del Duce, scagliano loro addosso sorci vivi, ingolfati da un elevato livello di colesterolo nel sangue. È il kaos. I multidimensionali tornano a bordo delle astronavi e impostano il pilota automatico sulle coordinate di ritorno. Un piccolo passo per L’Umanità. Un passo pachidermico nell’amministrazione di una capitale.

L’Unica Cosa Possibile di Iris Basilicata e Eleonora Gusmano con Iris Basilicata Eleonora Gismano regia Francesco Prudente Giulia Aleandri

Lido di Ostia. La Cicala gozzoviglia. Sperpera Denaro. Sveglia dopo mezzogiorno. Pranzo luculliano. Tintarella. Lucidità mentale affidata agli arcani della Settimana Enigmistica. Giramento dei pollici. Aperitivo. Ristorante. Discoteca. Puttane. La Formica al contrario non si concede il lusso di provare una pausa. Lavora per vivere. Vive per Lavorare. IL Periodo estivo termina. Le foglie cadono, i fiori diventano un sogno, il frutto si fa miraggio, l’autunno smorza gli entusiasmi. L’inverno li seppellisce in piedi. Ora i rapporti di potere tra i due insetti hanno mutato l’ordine degli addendi. La laboriosa formica ha di che sfamarsi. La Cicala, scansafatiche, è costretta a vivere di stenti. Notti trascorse all’addiaccio. Battendo i denti schiaffeggiata in viso dalla rigidità della temperatura dicembrina. Siamo sotto natale. La Cicala bussa alla porta della Formica nel tentativo di rimediare pane secco e crosta di formaggio. Formica osserva dallo spioncino. Decide di spalancare la porta e, mascherata da Babbo Natale, mortifica il tentativo di questua della Cicala. Le ride in faccia. Poi le scaraventa addosso un vasetto di omogeneizzato. “Mangiati questo mezza sega”. La situazione degenera. Cicala, umiliata dall’affronto spinge a forza Formica dentro il salotto e dopo aver afferrato un oggetto contundente le fracassa il cranio gettando la pappetta cerebellare nel comignolo. Dopodiché attraverso un grossolano tentativo di depistaggio abbassa la pancerina dell’ernia alla vittima, simulando un aggressione a sfondo sessuale. Agitata rovista nei cassetti del comodino riuscendo a portarsi via pochi spiccioli e qualche oggetto di bigiotteria. Una Coppia di Calabroni Omosessuali perennemente in tenuta d’ordinanza, insospettita dall’odore nauseabondo di carogna proveniente dall’alloggio della Formica, chiama i soccorsi. Soccorsi che arrivati sul posto non possono fare altro che constatare il decesso della sfortunata stakanovista. La morale della favola di Esopo è molto semplice. Stare alla larga dagli insetti. È l’unica cosa possibile se si desidera fare a meno dell’Autan.

Era Meglio Se facevo L’Attore di e con Andrea Onori

Andrea Onori è Edmondo Cano. Un moderno Edmond Keane. Attore shakespeareiano di tipologia anti-romantica. Dedito al sacrificio della vita per esaurire le proprie forze unicamente al servizio del mestiere. D’altronde come affermava il drammaturgo girgentino Luigi Pirandello, la vita o la si vive o la si scrive. Nel caso di un attore teatrale, con specializzazioni in materia bardina, la vita o la si consuma sul palcoscenico o verrà consumata dalla sifilide. Con il rimpianto di un preventivo e non previsto congedo dalla scena. In questo caso il rammarico sarebbe enorme. Perché l’attore teatrale non può fare a meno di vivere la propria esigenza di palcoscenico come se fosse l’unico tentativo possibile in vita di raggiungere l’onnipotenza divina. Una onnipotenza che dimora nei piani alti delle sfere celesti. E non appartiene affatto al miserabile Ego. Bensì alla nobiltà d’animo dell’Anima stessa. La porzione imperiture dell’essere umano. Un essere umano che nel tentativo di acquisire coscienza è costretto a posizionarsi al centro dell’universo. La sua non è una colpa. Bensì un merito. L’attore teatrale ha il compito di evidenziare questo merito elevandolo al quadrato. Ecco perché nella visione post-romantica della Scena, l’attore teatrale ha il dovere di preservarsi, di non gettarsi via. Come? Rinunciando per sempre alla promiscuità dei sensi e alle seduzioni della gola. L’Attore Teatrale, in questo simile al poeta, è costretto a vivere in una totale condizione di sincerità con se stesso. Non deve censurare le proprie emozioni, fossero pure le più sconvenienti, le più crudeli, le più scorrette. Deve sputarle in faccia a chi lo ascolta, incanalandole in una solida struttura drammaturgica. Perché è grazie alla struttura che l’attore porta a casa la serata. Così come è grazie al verso che il poeta seduce il lettore evocando immagini che provocano emozioni, sussulti della struttura muscolare diaframmatica, calcoli renali e percosse della bile. L’emozione da sola non basta. Non è nulla. L’emozione è un postulato insito all’interno dell’essere umano. Tutti siamo attraversati da emozioni. Ma Attori Teatrali e Poeti hanno l’obbligo di farsi strumenti della fruizione emotiva. E devono dare voce immediata a tutto ciò che passa loro in testa. Voci, tormenti, notti insonni, tentativi di stupro, ingiurie. Ogni moto a luogo ha il dono di poter essere canalizzato sulle assi del palscenio o condensato in un endecasillabo. Ma sia chiaro. Il Poeta. O l’Attore Teatrale deve essere lasciato libero. Libero di potersi esercitare unicamente in questa attività. Libero di VIVERE E MORIRE nel novero dei propri fantasmi. Libertà significa solitudine. Solitudine significa reale vicinanza con la più affidabile delle condizioni umane. L’Attore Teatrale è un individuo solo. Contro se stesso. E non lo si può disturbare dalla propria missione. Mai. ANZI BISOGNA RINGRAZIARLO. Quando è disposto a rinunciare alla Vita per il bene di Tutti. ALTRO CHE gli spiccioli della Legge Bacchelli…

Inventaria in Pillole

In Recensioni o rescissioni teatrali, Uncategorized on giugno 18, 2017 at 5:23 PM

Inventaria. Settantesima Edizione. Sezione Pillole/Studi. Studi Notarili. Studi Medici. Studi di Architettura. Pillole. Capsule farmaceutiche dotate di principio attivo. Una fruizione fugace del Teatro di Prosa. Immersa in un Mondo Virtuale che ambisce ad infrangere la barriera del suono. Magari prostituendosi dentro la cloaca dei social network. Un Mondo che viaggia veloce quanto uno Struzzo scafato inseguito da un Coyote stupido. Il Teatro si sintetizza chimicamente in pillole. Proprio come un farmaco. Desidera aggredire lo spettatore pagante e debellarlo. Come se lo spettatore pagante fosse un batterio, un virus, un sintomo anestetico o la manifestazione biologica di una perdita della coscienza. Pillole. La velocità è tutto nell’epoca moderna. Come sui circuiti automobilistici di Formula Uno. Pillole. Ma Prima del Teatro va in onda il Cinema. Karawan Fest. Rassegna Cinematografica d’autore possibilmente sconosciuto patrocinata dalla circoscrizione cittadina. Ovviamente all’aperto. Un modo come un altro per provare a rimorchiare. Insomma una retrospettiva culturale ad elevato tasso erotico. Questa volta Il lungometraggio proiettato sullo schermo è il capolavoro di Nando Cicero “W la Foca”. Con protagonisti una smandrappata Lory Del Santo insieme al leggendario caratterista Bombolo. Durante la visione del film il pubblico ha la possibilità di rilassarsi sorseggiando Martini Dry. Il Teatro a dosi omeopatiche piomba sul posto interropendo una scena piccante nella quale Lory Del Santo mima con la mano sinistra un rapporto orale. Anche il teatro infondo è un rapporto orale. Si trasmette oralmente. Di bocca in Bocca. Con la Bocca. Simile in questo ad una malattia venerea. La Prosa è una malattia venerea. Un qualche rumore fa narra le contraddizioni in termini dell’Argentina. Contraddizioni secolari perfettamente espresse da una famiglia allargata nella quale si mischiano appartenenze politiche peroniste e fedi calcistiche ibride. Tre giovani militari che prestarono servizio sulle coste delle Falkland contro l’esercito britannico, ora vivono la loro schiavitù quotidiana di reduci di guerra, seguendo le partite di calcio in televisione. Sono giovani mutilati da ferite leggere. Feroci Invalidi di ritorno dai Paesi Caldi. Non possono più lavorare. Lo Stato passa loro un sussidio minimo di sopravvivenza. Le loro emozioni sono semplici mansioni di rappresentanza. Costretti a ricostruirsi un’identità tentano di immedesimarsi nel ruolo di appassionati sportivi. Il Calcio diventa l’appiglio. Il pretesto per tornare alla normalità. Lui tifa Boca Junior. Lei River Palate. L’Altro è per il San Lorenzo de Almagro. La squadra del cuore di Papà Francesco. Tre compagini calcistiche della medesima metropoli. Un derby al curaro. Una perfetta sintesi del calcio moderno. Nessuna trasferta sugli spalti dello stadio. Ma un lento ed inesorabile deterioramento della carne e della psiche seduti davanti allo schermo della televisione. Un Qualche rumore fa è dunque il rumore del passato. Un passato ormai sepolto. Un epoca destinata a divenire lontano ricordo. Anni semplici in cui un pomeriggio sembrava durare un secolo. Ed essere al fronte ad uccidere un soldato dello schieramento avverso senza conoscerne il motivo ti regalava un adrenalina molto vicina all’elemento primordiale. Quel meraviglioso spirito vitale chiamato aggressività. Tramutatosi in attuale frustrazione osservando il calcio seduto sul divano davanti ad uno schermo. Sgranocchiando lonticchi di pane tostato. Ci fu un tempo in cui il servizio segreto israeliano istruiva i suoi elementi migliori obbligandoli per giorni a guardare negli occhi delle capre. Penetrandone le iridi sino a carpirne pensieri, sentimenti, ambizioni, desideri e libertà di arbitrio. Messe spalle al muro queste Capre erano costrette a vuotare il sacco. E dire tutto quello che realmente pensavano a proposito delle festività pasquali. Festività tipicamente giudaiche. Nate tra le pagine dell’antico testamento durante la liberazione del popolo di Abramo dalla schiavitù d’Egitto. Le Capre a cuore aperto denunciavano avversità verso il tradizionale sacrificio dell’Agnello di Dio. Che toglie i peccati del Mondo. Manifestavano rabbia. Desiderio giustificato di ribellione. Ma il governo preferiva far scattare il reato di antisemitismo, trasformando le capre in arrosticini. Pagine imbrunite di una storia che nasconde ancora numerosi lati oscuri. Analizzati nello spettacolo Trittico delle Bestie. Una sostanziale presa di posizione contro il consumo di carne ovina per motivi di credo religioso. Coloro che sono stati adolescenti negli anni novanta, assistendo alla messa in scena di Rancoreerabbia, hanno sicuramente riconosciuto la tradizione oratoria del vocalist. Una figura mitologica ormai scomparsa, appartenuta all’universo promiscuo della Discoteca Commerciale dell’ultimo decennio analogico. Una penitenza del corpo tradizionalmente orientale, da teatro del “senso di colpa”, si mescola alla musica progressiva esponendo gli editoriali di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Assistiamo così ad un raro connubio di drammaturgia giustizialista predicata nei privé del Cocoricò. L’incalzare sincopato del ritmo di sottofondo(tunz tunz) ricorda la sensazione di strabismo del battito cardiaco quando si è in preda alla pastiglia di extasi. Sale la febbre del sabato sera ma con una forte vocazione alla denuncia politica. Una indignazione che non si fa Partito, ne Movimento Sociale, bensì libero sfogo e autodistruzione. C’è uno specchio al centro della Sala. L’attrice entra in scena, fissa la superficie dello specchio. Si osserva. A lungo. Per Quattordici minuti e cinquantanove secondi. Allo scattare del quindicesimo minuto raccoglie le sue note uccellatrici e riflette ad alta voce :Porco Dio! Oggi ho il provino per Lavia e non mi sono ancora fatta le unghie! Ma infondo che cos’è per un attrice o un attore un provino, se non una possibilità di farsi tenere per le palle dalla mano di un estraneo? Essere attrici. Essere attori. Passare l’intera esistenza a disquisire su provini per attori, feste per attori, orge tra attori, vernissage di attori e poi scoprire che alla fine, che lo si voglia o meno, chi vince è sempre…la juventus. Certo è dura da accettare. Per un attore. Che a Vincere sia sempre la Juventus. Eppure è così! Dove ti giri ti giri, nei cartelloni dei teatri nazionali non ci trovi più Molierè, Shakespeare, Goldoni. Ibsen, Lope De Vega o Pirandello, ma la fottutissima Juventus. Casella 17 è un monologo di denuncia che si scaglia contro la violenta dittatura bianconera nel precario mondo della prosa. Un mondo infame, dove talenti promettenti partoriti da sedicenti scuole di recitazione, vengono silurati dalle produzioni e sostituiti da calciatori della Juventus! Parafrasando Veronica Lario, un ciarpame senza ritegno!!! “Ehi, vuoi sapere l’ultima, ho fatto un provino per un Riccardo Terzo con Servillo, cercava un Attore che interpretasse il ruolo di Lord Rives, be, ha preferito darmi un calcio in faccia e scritturare Del Piero, perché dice che Del Piero porta pubblico”. Casella 17. La Vita è un gioco, il Teatro è il gioco. Del Calcio Marcio. L’acqua Potabile ha subito un attacco da parte di sostanza cancerogene quali arsenico e manganese. Giunte Comunali Corrotte, pagano tangenti a dei galoppini perché si facciano carico di nascondere la monnezza nelle falde acquifere. Paesi del Terzo Mondo obbligano la popolazione a farsi la toeletta con la Coca Cola. Ma la popolazione si ribella inneggiando alla Cedrata Tassoni. L’acqua. Una componente essenziale che regola l’equilibrio biochimico sul Pianeta. Costretta a ritirarsi alla foce per motivi di corna. Si, di tradimento del coniuge. Sposata da anni con la Plastica, l’acqua viene umiliata da quest’ultima con continui e manifesti abbandoni del tetto coniugale. Insomma la plastica se la fa con altre bevande. Da anni. Ma la povera acqua, non aveva mai sospettato di nulla. Plastica si sbatte Chinotto, Aranciata Amara, Ginger Rosso, Ginger Bianco, Gassosa, Spuma e ultimamente anche Birra. Acqua, ferita da un amore corrisposto a metà, pensa al gesto contro natura. Verrà rinvenuta cadavere dentro gli spazi angusti di una cisterna sita tra le dune di sabbia dell’Arabia Saudita, con un disco di Lucio Battisti piallato in gola. Acqua Azzurra. Acqua Chiara. Acqua Sporca. Con le mani posso finalmente bere. E dire basta. Per sempre, alle sofferenze strazianti dell’amore non corrisposto!

 

 

 

Ostia di “Chiffon”

In polverie o poesie, Uncategorized on giugno 13, 2017 at 11:23 am

Come se Scorpione

desiderassi ricevere indietro

i pezzi dispersi della tua vita

e ti accorgessi di essere immerso

a testa in giù dentro

un Acquario di mortificazione

allora non ti rimarrebbe altro

che genufletterti ad Ostia

e congedare l’anno nuovo

e una figlia piccola a cui piace

l’Uomo forte…

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