La Finalissima
Come nella Coppa Italia. Per una bizzarra interpretazione del regolamento il Roma Fringe Festival accoglie nelle fasi finali compagnie di teatro esenti dal partecipare alle eliminatorie del girone. Sono teste di serie. Detentrici di titoli. Collezionisti di menzioni. Compagini Teatrali che in passato hanno contribuito a nobilitare il mestiere del teatro vincendo premi u.b.u o nastri argentati. Prime ore del mattino. Fa molto caldo nonostante la bufera di neve. Si prevede una giornata particolarmente intensa. Lunga. Eterna. Eternit. Una giornata faticosa per artisti ambiziosi e maestranze mai dome. La Compagnia Garofoli/Nexus conferma le aspettative della vigilia mettendo le mani su ben due alabarde. Poi, scattate le fotografie di rito, la fuga in treno e la latitanza presso Terni. Il bilancio dell’azienda è stato finalmente stilato. Si è chiuso sostanzialmente con un crack finanziario. I numeri sono impietosi. Non mentono. Non menano il can per l’aia. Sono attesi a breve i registri contabili in tribunale. Gli azionisti di maggioranza sono sul piede di guerra. Quelli di minoranza hanno rinunciato definitivamente ad avvalersi del procedimento penale per intentare una causa. Ottenere un risarcimento sarà praticamente impossibile. Ora la ditta è nelle mani di un curatore fallimentare. O commissario prefettizio se si preferisce. Dalla loro villa con piscina in Umbria Gatti e Garofoli alzano i toni dello scontro parlando di persecuzione da parte della magistratura e abbandono del tetto coniugale. Cazzo c’entra non si sa. Dicono di essere pronti a chiarire ogni dettaglio, di voler collaborare con l’autorità giudiziaria. Ma intanto hanno affidato la loro difesa all’avvocato Pietro De Vivo. Detto il principe del foro. Ex guardia giurata, ex pompiere di viggiù, ex corpo forestale e ex pizzardone. Da anni rispettato e temuto avvocato azzeccagarbugli di stampo civilista. Con i soldi delle rogatorie si è aperto una libreria, Alegre, nel centro del Pigneto. Che tratta solo testi di metratura giuridica. Almanacchi, Faldoni, Materiale di Cancelleria. Nel 2001 è riuscito a far assolvere Osama Bin Laden dalla pesante accusa di insipienza sulla tassa dei rifiuti. Pare che lo sceicco del terrore non praticasse la differenziata. Con grave danno per la collettività. L’avvocato De Vivo senza perdere tempo prezioso ha già inoltrato la richiesta di patteggiamento per i suoi assistiti. Il pubblico ministero capitolino Severino La Licata si è sbizzarrito. Garofoli/Nexus sono accusati di finanza creativa, bilancio truccato, turbativa d’asta e doping. I fatti risalgono al 1995/96 quando l’allora allenatore del Foggia Zdenek Zeman, assistendo ad uno spettacolo della coppia, accusò alcune compagnie teatrali di aver trasformato i camerini in farmacie. Allusione gravissima che fece imbufalire il mondo del teatro nazionale. Garofoli/Nexus replicarono a brutto muso definendo il tecnico boemo un attore fallito dalla personalità labile. Zeman se la legò al dito citando gli artisti a giudizio. La procura di Trani aprì un contenzioso penale. I giudici partenopei Provolone e Lo Cicero presero in esame lo spettacolo “Piccole Donne Crescono”, una messa in scena velatamente pornografica, con protagoniste le attrici Laura Garofoli e Carlotta Piraino. La regia era affidata allo scienziato Antonino Zichichi. Aiuto regia Rita Levi Montalcini. Carlotta Piraino fu sottoposta ad accurati esami di laboratorio che misero in evidenza una sospetta crescita delle prestazioni ortostatiche ed un’attività cardiovascolare fuori dai parametri legislativi. Piraino, assistita dall’avvocato Carlo Taormina, si difese dentro il processo sostenendo di essersi limitata a bere una Red Bull. Ma nel 1996 la Red Bull era assente dal mercato nazionale delle bevande gassate. La tattica difensiva non resse all’accusa e Piraino fu costretta a dare fiato alle trombe. Cominciò a confessare le proprie colpe già al citofono. Venne fuori che l’esponenziale miglioria della tonicità muscolo-scheletrica era dovuta all’assunzione di eritopoietina. Una sostanza dopante che allora era reperibile solo negli spogliatoi della Juventus. Erano gli albori della Juventus targata Moggi-Giraudo-Bettega. La triade di lestofanti. Il trittico della vergogna. A quei tempi non si facevano tanti scrupoli, e pur di vincere a mani basse, obbligavano i propri tesserati ad assumere farmaci proibiti dal regolamento. Erano anni in cui fuoriclasse come Vialli e Ravanelli, a furia di drogarsi, persero capelli, denti, unghie e si imbolsirono come palloni sonda. I bianconeri guidati da Marcello Lippi trionfarono in campionato trascinati da calciatori che parevano Mazinga Z. Tra questi spiccò per prolificità realizzativa Claudia Salvatore. Ex attrice della ditta Garofoli/Nexus. Acquistata in estate dalla società di Piazza Crimea a prezzo di saldo. Un solo anno nelle file della Juventus fu sufficiente all’attrice per decuplicare il prezzo del proprio cartellino. E rituffarsi a capofitto nel mondo del teatro facendosi scritturare a cifre folli da compagnie stabili o di giro. Tornata alle dipendenze del duo Garofoli/Nexus la Salvatore cominciò a macinare prestazioni fuori dall’ordinario. Capovolte, Contorsioni, Sdoppiamenti. Ma era l’intero cast a lasciare sbigottiti gli spettatori paganti. La ripresa di “Piccole Donne Crescono”, cioè “Piccole Donne Crescono sempre di più sino a toccare il soffitto”, andò in scena per cinque anni consecutivi, ogni giorno, ad ogni ora del giorno, compresi ferragosto, natale e capodanno. Mai una pausa cecoviana. Mai una boccata d’ossigeno. Attrici che sembravano rulli compressori. E un riciclaggio di denaro sporco da fatturare quasi quanto il prodotto interno lordo di una Repubblica Africana. Questo è il quadro completo che la notte scorsa ha costretto gli inquirenti a firmare nei confronti della compagnia umbra una richiesta di custodia cautelare preventiva. Non è stata l’unica. Grosso guaio alla Casa Moncada. Golpe Cileno. Il secondo della storia dopo quello del generale Augusto Pinochet nei confronti di Salvador Allende. Il regista siracusano Pietro Dattola, con la collaborazione della milizia cilena, ha tentato di Impadronirsi della direzione del Festival. Dattola poteva contare anche su alcuni narcotrafficanti messicani, che per interposta persona, hanno provato ad introdurre in Italia, le introvabili opere teatrali del guru cileno Alejandro Jodorowski. È stata un’autentica opera panica avvenuta alle prime luci dell’alba. Durante l’apertura dei cancelli di Villa Mercede, alcuni miliziani hanno immobilizzato l’anziano guardaboschi per poi giustiziarlo sul posto conficcandogli in gola un mazzo di tarocchi. Marsigliesi. Quelli prediletti dal maestro cileno. L’attore Simone Fraschetti, a capo di una fanteria brancaleonica, accompagnato dal notabile Andrea Onori e dalla nobile Letizia Barone Ricciardelli( vedova Visconti coniugata Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare), si sono fatti largo asfaltando il gazebo dove la regista monterotondina Chiara Donanno stava impartendo lezioni di schiera alle sue zanzare tigre. Nautilus, un promettente esemplare di zanzara tigre dalle gonadi gonfie, è stato ucciso sul posto con uno schiaccia-mosche. Autrice del gesto scabroso è stata l’attrice Flavia Germana De Lipsis, che subito dopo si è impadronita del microfono, e ha cominciato ad espletare una filippica sulla necessita per il teatro di nazionalizzare le Industrie del Rame. Così, alla cazzo di cane, tanto per fare comizio. Salito al Soglio del Palco A col beneplacito del Patto Atlantico, Pietro Dattola sembrava avere ormai la situazione in pugno, quando all’improvviso, un ispettore s.i.a.e gli ha mostrato un documento di mancata comunicazione di compilazione del borderò. Nel giro di cinque minuti la Compagnia DoveComeQuando si è eclissata in Tunisia come una volgare masnada di socialisti della prima repubblica. Il Golpe Cileno è rimandato a settembre. Del prossimo anno. A furia di attendere la chiamata. La chiamata è arrivata. Quella del commissario tecnico Giampiero Ventura. L’attore Matteo Cirillo è stato convocato in nazionale. Sarà chiamato ad essere protagonista di un delicato spareggio per l’accesso alla fase finale dei mondiali di calcio che si svolgeranno in Siberia da qui alla prossima estate. L’allenatore ligure vede nel funambolico attore la pedina perfetta di una pesante artiglieria. Un’attacco composto da Belotti, Immobile e Cirillo mette i brividi a qualsiasi avversario. Almeno sulla carta. Carta o fedina penale che è stata macchiata dall’attrice Francesca Romana Nascè. Intercettata al telefono col gigantesco Ferruccio Soleri. Sembra che la Nascè, storica responsabile del festival di teatro indipendente romano, si sia espressa contro “il guittame contemporaneo” affermano che la Commedia dell’arte è materia solo per il Friuli e le Venezie Giulie. Periodico Italiano Magazine diretto dai giornalisti Vittorio Lussana e Francesca Buffo riporta integralmente le fasi salienti della chiacchierata telefonica. Ad un certo punto si sente Ferruccio Soleri sbottare in una grassa risata. Lo stesso Soleri replica dicendo di detestare il personaggio di Arlecchino, e di tastarsi la sacca scrotale a duplice mandata ogni volta che indossa quella “cazzo di maschera puzzolente e intancanita”. Il turpiloquio procede facendosi beffe del Teatro Kabuki e Katakali. “ Roba da pensionati, da pittori della domenica, da chierichetti, da grillini” sproloquia Soleri mentre la Nascè se la ride di gusto. Ora entrambi gli artisti rischiano la condanna in contumacia. Ma chi veramente sembra essere stata sorpresa sulla soglia del d.a.s.p.o è l’attrice Patrizia Bernardini. Una recidiva. Già indagata dal Pool Mani Pulite ai tempi de “Gli ultimi giorni di Corso Palestro”. Lo spettacolo che lei diresse ed interpretò durante la cerimonia inaugurale del terzo valico presso il Monte Bianco. Fortissimamente voluto dall’allora giunta Castellani. Centro Sinistra Torinese. Era il 1994. Il testo lo composero a quattro calosce il drammaturgo astigiano Adriano Marenco e l’attrice subalpina Nathalie Bernardi. Allora sua collega di catechismo ecumenico. Bernardini venne messa alla berlina con la grave accusa di corruzione morale giovanile e nefandezza verso il calcestruzzo. Vent’anni dopo, le telecamere del quartiere San Lorenzo, l’hanno pizzicata in flagrante a percepire mazzette per ritoccare al rialzo i voti della Compagnia Teatrale Meneghina “I Maniscalchi”. Raggiunta dai microfoni della giornalista Raffaella Ceres, l’interprete nata sotto il segno zodiacale dell’acquario si è trincerata dietro un assoluto silenzio. Silenzio che è stato bruscamente interrotto da un comunicato stampa degli addetti ai lavori, controfirmato dagli uffici dell’Ispettorato giudiziario minorile. L’attore bolognese Andrea Lupo, figlio d’arte, ha improvvisamente fatto perdere le proprie tracce. Sostituito in ultima battuta da quel mattacchione di Patrizio Roversi. Sarà lui a cucirsi addosso le peripezie del Circo Capovolto. Uno spettacolo dato per vincitore annunciato. Come Luigi Di Maio alle primarie online del Movimento Cinque Stelle. IL gradevole show deve le sue fortune al lavoro di ufficio stampa imbastito dall’attrice Vania Lai. Una vera e propria macchina da guerra capace di far arrivare comunicati stampa anche in Lapponia. Lai è riuscita nell’impresa ardua di trascinare a Teatro lupi marsicani e arche di Noè. Col vecchio e funzionale sistema del Teatro dell’Obbligo. Basato sostanzialmente su ceffone a mano aperta e suzione dell’olio di ricino con relativa scissione dell’Aventino. Ma non basta. Il vero capolavoro della Lai è aver convinto Gedeone Palmara, l’attore avversario del Piccolo Guitto, ad auto-eliminarsi dalla competizione convincendolo ad arruolarsi come capro espiatorio nella terra del Kurdistan. L’Arena C, straripante di spettatori affamati con la bava alla bocca, è pronta a decretare il vincitore iridato. Circo Capovolto. È l’ovazione. Una struggente storia sull’agonia del Circo Tradizionale avvenuta per mano di quegli odiosi fighetti del Cirque du Soleil. Ruffiani transalpini dal pollice verde e l’alluce valgo che non prevedono l’utilizzo di animali nei loro numeri. Salvo poi divorarseli a cena banchettando con gradasse costinate. Come se fosse sempre Pasquetta. Come se non ci fosse un domani. Gli acrobati del Cirque du Soleil puntano il dito contro i gloriosi Circhi Togni, Orfei e Medrano additandoli come “macelleria assassina”. Sostengono che gli animali andrebbero sodomizzati anziché utilizzati come spiedino per il pic-nic. Uno strano modo di elargire affetto. Ma Jean Luc Babbion, il direttore del Cirque du Soleil, è stato fotografato nell’atto di stordire un Leone a testate perché questo si era rifiutato di cedergli il passo. Tutto ciò avveniva cinque anni fa. A Parigi. In pieno centro cittadino. Una violenza senza pari. Ma nessuno mosse un dito. Perché il Cirque du Soleil, oltre ad essere protetto dalla Repubblica di Vichy, è anche una corazzata fabbrica soldi, capace di fatturare quanto una multinazionale del tabacco. L’attrice irlandese Mariagrazia Torbidoni, alle dipendenze del Cirque du Soleil per un anno, con mansioni occulte, ha più volte confessato in seguito di aver sorpreso i clown vessare canarini e tortorelle negli orifizi con oggetti contundenti quali nasi rossi o ciglia finte. Torbidoni venne tenuta prigioniera nelle grinfie parigine per quasi 365 giorni. 366. Era un anno bisestile. Si era perdutamente innamorata del loro uomo cannone. Plico Beladin. Un signore bretone di cinquantanove anni, che ad ogni replica la piantava in asso perché doveva essere sparato altrove. Da qualche parte. Torbidoni rammenta quei tempi lontani mostrando manifesto rancore. Parla di lavaggio del cervello, percosse, ingiurie e botte da orbi. Una setta religiosa. Sembra di sentirla descrivere la comunità di San Patrignano. Dove ciò che asserriva Vincenzo Muccioli era verbo. Ma qui stiamo parlando del Cirquè du Soleil. I paladini del sorriso. I guardiani del sonno dei nostri adorabili fanciulli. Gli spazzini di Orchi. E invece sono degli autentici Pezzi di Merda, che Patrizio Roversi denuncia apertamente a pieni polmoni, in questo suo monologo tipico del teatro civile. Il teatro civile. Solitamente una sciagura. Ma in questo caso mai così necessaria. In platea la capostipite Wanda Nunes si commuove. Roversi solleva il gonfalone dedicando la vittoria alla memoria della cofana di Moira Orfei. Il quadro è idilliaco. Scimmie,Giraffe, Zebre, Gorilla, Elefanti. Piangono tutti. D’improvviso si sentono alcuni colpi di arma da fuoco. Cerbottana per la precisione. Cerbottana e feccette. La folla presa dal panico si disperde tra gli arbusti e i giacigli dei gatti selvatici. C’è qualche sciacallo che approfittandosi della situazione ruba qualche tighella di Gaeta senza passare alla cassa. E se la succhia ancora surgelata. Cinque individui incappucciati e armati sino al midollo, salgono sul palco, sparano ai barili della birra alla spina, mettono in fuga Raffaele Balzano e Marco Zordan, detti gli angeli custodi e con un gesto repentino rapiscono i direttori artistici Marta Volterra e Davide Ambrogi. Anticipando alla stampa che li terranno rinchiusi in una prigione del “popolo teatrante orfano” presso Via Gradoli. Roma Nord. I Cinque armigeri si identificano come N.A.D.I.E.P . Ovvero Nucleo Armato Declamatorio per l’indipendenza economica del Teatro Pugliese. Il loro leader Ivano Picciallo è ricercato dai maggiori circuiti teatrali europei per motivi di furto con scasso. Cleptomane e Comunista dalla tenera età di otto anni, ha trascorso l’adolescenza tentando di rubare i ferri del mestiere ai migliori comici di Telenorba. Toti e Tata su tutti. Coadiuvato nella lotta da Adelaide Di Bitonto (ex Lupa Grigio Campestre), Giuseppe Innocente (ex Brigate Biancorosse Bari), Igor Petrotto (ex Foggia di Cattuzzi), e Francesca Zaccaro (ex Monopoli Regna), l’attore si è liberato di Roversi con un pedatone nel culo, si è impadronito del vessillo, ha fatto salire Volterra e Ambrogi su un vecchio portapacchi montato sul manubrio di una Graziella per poi dileguarsi velocemente nell’abbraccio infernale delle tenebre. Inseguito da un metronotte. Dotato di pila a batterie. A distanza di alcuni giorni dalla finale, non sono state ancora fatte pervenire particolari richieste di riscatto. La situazione è particolarmente delicata. Davanti alle telecamere di Termini Tv, lo Stato Maggiore del Roma Fringe Festival si è radunato rilasciando un drammatico appello. Messaggio letto ad alta voce dall’attrice Alessandra Caputo, che particolarmente abbattuta nell’animo, si è fatta scritturare dal Cirque du Soleil, ed è tornata a divorare carne. A Quattro ganasce! Come se fosse …Umberto Veronesi!
Roma Fringe Festival Edizione 2017
San Lorenzo is Back
God Save The Queen