Giovan Bartolo Botta

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Memoria delle mie Quarantene Tristi 8

In attualità, Bio Asma di Poesia, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 15, 2020 at 2:40 PM

Vita sui Social

Oggi sto a mille! Sono tutto un fuoco un bolide! Sto come un boiler, uno scaldabagno sdraiato sulla spiggia soleggiata di Cesenatico. Per fortuna che ci stanno i social, così, non ci perdiamo di vista! Che se già non avevamo un CAZZO DI NIENTE, da dirci dal vivo, figurati davanti ad uno schermo. Oggi sono tutto un fusibile. Ho l’entusiasmo di quando avevo il prepuzio ancora coperto di pelle. La sacca scrotale gonfia. Il bucio del culo vergine! E la bocca a digiuno di baci. Che FICO SENTIRCI SUI SOCIAL!!! oggi che si fa!? Castelli di sabbia!? Ho cucinato lo spezzatino alla merda, che se poco poco t’avvicini allo schermo del pc ce senti er profumo! I social sono la meglio cosa, meglio della bamba, meglio dell’eroina che portò Sid Vicous al creatore! Oggi che si fa,? Ci si lecca il gelato al pistacchio su twitter e poi si posta la Storia Su Insatgrammmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm!mmmmavvafffanculo va!? Oggi,sto da dio, posso seguire gli allenamenti della mia squadra di calcio in diretta sui social, che posso vedere pure quando i calciatori bevono il thè caldo o s’inchiappettano sotto la doccia! Hai visto che bagnoschiuma usa il Gallo Belotti!? Amici dei social, facciamo un gioco, chi mi dice che shampoo usa Simone Zazà, vince 1000 punti che se li può dare in faccia. Hanno chiuso le frontiere. Ma non esistono frontiere quando bivacchiamo sui social. Figurati barriere! Figurati Dogane! Sui social, se voglio chiedere l’amicizia a Vivien Light, o baccagliarmi Sylvia Plath, so cazzi mia! Lo faccio! Mica risulto invadente! Non è che s’offendono!? No!? Ma che so morte!? So morte!? Oggi sui social, tanto per cambiare, abbiamo parlato di Coronavirus. Ci siamo scambiati le informazioni. Cioè, io sono stato ad ascoltare. Un amico, super esperto, m’ha detto, a mezzabocca, che se voglio evitare il contagio, devo bere molta acqua. Molta acqua! Naturale o Gassata!? E LUI MI FA, gassata, che poi fai il ruttino che espelle espulge i batteri. Poi un altra mia amica dei social, super esperta, mi fa, devi bere tanta Aranciata Amara, ma tanta e, non ti contenere, anche 10 litri al giorno. Fanta o San Pellegrino!? Er cazzo che te pare, ma bevi tanta aranciata amara, e tanta Coca Cola che così scoreggi ed esplementi il batterio il virus, butti via tutto dall’ano, che poi sai di chi è la colpa di tutto sto casino!’? Aspetta, le ho fatto,fammi scommettere 10 sacchi, punto tutto su…sul Circolo Buildenbergh! Eh no! Hai toppato. Ora le devo 10 sacchi, virtuali, e mi fa, la colpa della pandemia è ….dei Cavalieri dello Zodiaco, che se so incazzati, che non se li caga più nisciuno che so passati de moda! Cristo Dio! Sui Social ci sta la verità! La vera Informazione! L’Auitenticità della Notizia. Oggi mi sparo Il Nome della Rosa su e/book. Poi,m’ordino la foto d’una pizza quattro stagioni, la scarico su Scrivania e me la sberlicco tutta, poi mi piglio una capsula di VitaminaB12 e me la ficco nel naso, che almeno non starnutisco, poi vi faccio vedere via Sky.Pe quanto Porco Dio sono diligente a lavarmi le mani, comincio alle 8 der mattino e lavo lavo fino a mezzanotte col sapone de marsiglia per capi delicati. Sentimose sui social, ieri ci siamo sintonizzati tutti alla stessa ora su qualche diavolo di piattaforma che ne ignoravo l’esistenza, tra amici nemici nani ballerine clown trapezisti Moira Orfei, nà festona! 4 ore di scena muta! Ho spento tutto e mi son messo una videocassetta della Pantera Rosa, ma non il cartone animato no, Peter Sellers…

 

Memoria delle mie Quarantene Tristi 7

In attualità, Bio Asma di Poesia, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 14, 2020 at 2:52 PM

 

Conviene assumere Vitamina C. Prevenire. È meglio che curare. Specie per le persone in odore di cicogna. Ma non solo. Durante questa quarantena precauzionale e bonsai impelagarsi nel prontuario farmaceutico è cosa buona e giusta. Io ho fatto il mio ingresso ufficiale nell’Universo dell’Ipocondria il giorno 14 aprile del 2008. Per la verità le avvisaglie c’erano già prima. Nel 2007, durante la turnè del Soldato Fanfarone, salace commedia Plautina, avevo trascorso due settimane con formicolii strani agli arti periferici. Più una burlona manifestazione dermatologica in zona prepuziale. Rivelatasi poi semplice allergia ai preservativi eccessivamente fruttati e colrati. Pieni d’agenti chimici quali colorante e dolcificante geneticamente modificato. Al pronto soccorso delle Molinette mi liquidarono con qualche goccina di quelle subdole. Poi il formicolio cessò di colpo. Per gli affaracci suoi. Anche l’eczema prepuziale sparì cessando d’utilizzare goldoni all’ananas o allo stawberry, sotituendoli con dei palloncini d’elio di quelli che si vincono alle giostre sparando nel culo ai peluches con il fucile a pompa. I giorni che precedetterò il fatidico 14 aprile 2008 avevo strane sensazioni di biglie nella testa. L’idea d’avere un incudine conficcata nel cranio. Mani che mi tiravano la nuca nel crepuscolo. Fame d’aria, sensazione di spegnersi lentamente. Nel pomeriggio del 14 aprile mi prese lo schok d’una specie di buio nel cervello. Galoppai al Pronto stile Speedy Gonzales. Al triage bofonchiai d’avere un ictus. Mi ribaltarono come un calzino. Da quall’istante attraverso un picco d’angoscia durato circa 3 anni ho visitato i Pronto Soccorsi dell’Intera penisola. Se vi servono ragguagli nel merito contattatemi pure pubblicamente. Come esami di laboratorio me la gioco alla grande. In quanto a colloqui con gli strizzacervelli do filo da torcere ad Alda Merini. O a quel mattachione d’Antonin Arteaud. Ho compilato svariati test attitudinali d’ordine pschiatrico ricavandone le diagnosi più disparate. Dissociazione Somatoforme, Disturbo di Conversione, Dissociazione Psichica con Depersonalizzazione e Derealizzazione, Ossessioni Compulsive, Psicosi d’ordine ipocondriaco aggarvato da angoscia ingustificata, Nevrosi d’Ansia, Disturbo Borderlaine della personalità con moderato tentativo autolesionista, Tracciati di Narcisismo Autistico (dannoso solo per se stessi quindi non la si rompa li coglioni) e altre voci del Dsm a piacimento. Ordunque in veste d’esperto psico/ipocondrio/disturbato e mai più guarito e/o tornato in se vi consiglio la seguente tabella farmacologico dietetica.
Tabella dietetica
Colazione:

una bottiglia di birra da 33 cl chiara/lager da pasto da sorseggiare a stomaco vuoto
Spuntino di metà mattinata:

caffè corretto sambuca+ pezzo di cioccolato fondente
Pranzo:

un bicchiere di vino rosso da consumare a stomaco vuoto
Merenda:

bottiglia di birra da 33 cl chiara/lager da pasto da sorseggiare a stomaco vuoto
Aperitivo(per chi ha l’abitudine di farlo)

bottiglia di birra da 33 a scelta o calice di vino bianco

per chi ha una trascorsa dipendenza da eroina e/o metadone birra ad alta gradazione tipo Ceres/Dudemon(se la trovate)/Slalom Strong/Tennen’s Super

tutto ovviamente a stomaco vuoto
Cena:

Diverse birre da 33 cl a scelta con proteina bresaola/uova, oppure pesce abbattuto e già spinato o in scatoletta al naturale o in olio extravergine d’oliva, verdure grigliate e pane con farina tipo 1 o 2 a lievitazionie madre. Oppure Pizza bufale&fiordilatte o pasta alio olio e peperoncino/ Genziana. E poi ancora birra d’accompagnamemto e bicchiere della staffa a piacimento. Shottino di congedo.

Terapia Framacologica

Mattina

1 capsula magnesio ncc.

1 capsula complesso vitamine B

1 capsula vitamina k2

1 capsula vitamina E

1 percola omega 3 e omega 6

vitamina D gocce 15.000 unità internazionali

1 confettura di Iodio

10 vitamina C capsula da 1 grammo l’una

1 adenosil mhetionina 500 mg

1 tirosina 500 mg
Pomeriggio

Citalompram 8 mg gocce (con alcol)
Sera

Dobren 50 mg pastiglie (con alcol)
vi consiglio di tenere vicino al letto (o dove cazzo vi pare a voi) un secchiello per le feci, uno per le urine e uno per il vomito, fumetti se vi piace leggere (meglio se manga), quotidiani sportivi e non, settimana enigmistica e una rivoltella a tanburello tipo Smith&Wesson (5 colpi) per sparavi nei coglioni.
La mia città la mia città

come cantava Craboni in anni analogici…c’è la faremo!

 

 

RITORNARE UMANI

In attualità, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 10, 2020 at 3:08 PM

o Memoria delle mie quarantene tristi 3

HastagIORestoaCasa! HastagRestiamoaCasa! Detto così! Urlato ai quattro venti, come se fosse un segno di vittoria! Un trionfo! Qualcosa di cui andarne fieri! Cristo Santo che schifo! Che rodimento di culo! Si resta a casa tutti per senso di responsabilità. Ok d’accordo! Giusto, Giustissimo Azzeccato Azzeccatissimo. SOTTOSCRIVO! Ma non c’è da andarne fieri! Non c’è da piallare il gonfalone fuori sul terrazzo. O ficcarci l’insegna davanti alla porta d’ingresso. O peggio ancora, stendere il lenzuolo dalla finestra per far vedere ai passanti (rari), quanto siamo a posto, in pace colla coscienza. Deve essere chiaro che restare trincerati tra le mura domestiche, nelle nostre quarantene bonsai, è qualcosa di temporaneo. In attesa di tempi migliori. Perché sia chiaro che un futuro dove ci si becca solo più virtualmente, è la morte Civile! Ma pure quella Incivile! Si resta a casa per cercare di fottere il virus. Di arginarlo. Sbertucciarlo, pigliarlo a ceffoni, calci sui denti. Forse i più meditativi proveranno a parlarci al virus, a chetarlo tramite carezze e buddità. Ma sia chiaro. Un giorno questa emergenza finirà. Ci si riverserà sulle strade per festeggiare. E quando succederà, potremo prendere i nostri telefonini, i nostri tablet e altre diavolerie simili e gettarle al cesso. Che pure il cesso manco vorrà vederle in fotografia. Perché un futuro prossimo di barricati in casa è l’encefalogramma piatto dell’umanità. Chiaro! Si resta in casa. Ma non c’è da vantarsene. Non c’è da andarne fieri. Il senso di possedere il corpo, è quello di farlo incontrare con altri corpi. Miscelarsi in un orgia collettiva di idee entusiasmo conflitto confroto sudore e tatto. Non c’è niente di divertente nello stare a casa a divorarsi lonticchi di pane tostato davanti ad uno schermo.Fan culo ai giochi da tavolo!!! Quanto alle letture, meglio quelle all’aperto. Col viso esposto ai raggi di sole. Che si fa il pieno di vitamina D. Bisogna limitare le uscite per emergenza. E, ripeto, se non fosse chiaro, adesso è assolutamente NECESSARO FARLO! Wiva la mano pesante! Ma non c’è da starci allegri!!! Non si evolve stando a casa seduti sul cesso a grattarsi le pruderie! Il Lavoro da casa, belli sedati, Non può essere la soluzione definitiva per il Futuro. La reclusione è mindfucking. Muoversi è vita. Il movimento è vitalità, lo dice pure l’osteopatia cranio-sacrale. La staticità è un arma da fuoco carica puntata alla sacca scrotale. Certo, da fermi non si dà fastidio a nessuno. MA non si vive assolutamente nulla. Anzi ci si perde la vita dalle tasche! Serve sognare un futuro, si spera, nuovamente sintonizzato sulle frequenze analogiche. Perchè l’essere Umano è Analogico, cazzo! Siamo fatti di carne (e anima per chi ci crede), alla peggio siamo un groviglio chimico, non siamo dei cazzo d’algoritmi, dunque, per manifestare entusiasmo, per avere un senso l’essere umano DEVE potersi annusare. Per Restare Umani serve l’incontro, quello vero, corpo a corpo, muso a muso. Dunque, ora, assolutamente barricati in cantina o solaio o letto a castello o dove cazzo ci pare a noi, perché siamo in emergenza. Ottimo. Ma questo NON Può ESSERE IL FUTURO DA IMMAGINARSI. Un tetto sulla testa è pura goduria. Specie per chi come certi di noi è un DIVERSAMENTE ASOCIALE O UNA VENERE IN CAPRICORNO O UN ESTROVERSO AL CONTRARIO O UN INTROVERSO MASCHERATO. La solitudine mi dà la carica. Ma il futuro che voglio, quando sarà passata la buriana, è la spensieratezza della libertà di circolazione. Quando il Coronavirus sarà definitivamente, si spera, sfanculato, gettiamo gli smarphone nel cassonetto diffrenziato, torniamo alle cabine telefoniche al telefono fisso, al massimo al cellulare che funge solo da telefono e basta! Limitiamo la frequenza sui sudetti “social”, salvo per chi ci lavora, e mettiamo il Naso Fuori di Casa, Ripartiamo con slancio…più selvatici…E SEMPRE più RANDAGI…

Mai Più

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on marzo 9, 2020 at 4:11 PM

 

Mai più

mai più quel vino quel

cibo mai più mai più

ciò che mi parla mi parla di te

uomini e bestie mai più

mai più mai più

mai più quell’amico quell’amica

quel mostro quell’accollo quel Babau

mai più quel pezzo di merda

che mi parla di te

mi dice di te quello che

fai quando lo fai

come lo fai come stai

come non stai quello che vedi

come lo vedi con chi ti vedi

perché lo vedi quello che

guardi quanto lo guardi

quando lo guardi come lo guardi

se guardi ancora qualcuno qualcosa

sono l’imbarcazione alla deriva

dubito d’esserci ancora

mai più mai più l’aria che manca

il cuore che annaspa i ricordi del corpo

sto con me stesso per tradirmi ogni giorno

cerco di capire ma non ne vengo a capo

questo nostro amore un focolaio di morbi

questo nostro amore prove tecniche di dittatura

per un bacio tradito abbiamo schierato

gli eserciti mai più mai più

gli orgasmi messi sotto pressione

reazioni dettate dalla paura

zero perdono nessuna tregua

sto cercando i tuoi vestiti, e allora!?

Le bisacce che chiudono le borse che crollano

mai più mai più quel vino quel cibo

l’impulso irrefrenabile di chiamarti

vederti spiarti prenderti perderti mai più

mai più irrefrenabile nostalgia

di accarezzare il passato

mai più così lontani

fino a soffocare

mai più distanti

mai più bugie Never Mind

The Bollocks here’s the Sex Pistols

basata cazzate

sono tornati

i Sex Pistols

Memoria delle mie Quarantene Tristi 2

In attualità, Bio Asma di Poesia, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 9, 2020 at 3:13 PM

 

i decreti inaspriscono la posta in palio. Tocca barricarsi in casa. Montare su le barricate come fecero gli studenti parigini durante la rivoluzione francese. Continuo a ricevere telefonate. Non sono parenti preoccupati per il mio stato di salute. Fan culo i parenti! Sono angeli del signore che m’annunciano la lieta novella: Lo spettacolo è saltato. A data da destinarsi. Tutto salta a data da destinarsi. È tutto sospeso, congelato, a porte chiuse. Ogni giorno mi concedo l’ora d’aria. Tipo Sing SING. Certo, non spacco pietre. Però prendo appunti. Oggi ho beccato un poeta. Alla feramta del tram. Era indeciso se buttasi di sotto. Teneva un fucile a pallettoni nella mano sinistra. L’artiglio del Diavolo. Pronto a spararsi nei coglioni. Gli tocca reinventarsi. Ri trovare il dissenso. Il dissenso della vita. Lo conosco. Di persona. Si chiama Poldo Poggibonsi. Esponete della corrente “statica”. Quando legge posa gli occhi sul foglio. E comincia a farsi le pose. Un osso duro. Spesso, durante gli slam, ce le siamo suonate di santa ragione. Poveretto pareva un cencio. E c’è da capirlo. Traeva la sua dose di dopamina quotidiana dalla pura esibizione. E dalla conseguente vita notturna. Non è voyerismo, ne egoriferimento. Si chiama barcicentro dell’anima. Gli ho offero una birra. Abbiamo brindato a debita distanza. Tipo che lui stava al bar, e io al bar di fronte. Ci siamo scagliati i calici alle spalle. Alla maniera dei Russi. Abbiamo festeggiato il niente da festeggiare. Ogni divieto d’accesso mi provoca un nulla osta. Una reazione avversa, contraria, cutanea, allergica. Il divieto di titillare un corpo mi fa salire il desiderio di parecchi gradi Farenaith. In tempo di “pace” non mi capita la stessa cosa. Quanto cazzo è tormentata, stramba, bizzarra e fottutamente attraente la psiche. Specie quando è diturbata. Per certe Veneri in Capricorno, lo stimolo languido va placato. Subito. All’Istante. Mi sono coperto la faccia colla maschera da saldatore, e sono sgattaiolato al binaro unico d’una stazione dei trani. Abbandonata. Dove so che si praticano gli incontri al buio. E al coperto. Avevo con me una confezione da 6 di preservativi pucciati in amuchina. Sono stato rimorchiato da un codice a barre. Negli incontri “tipo nascondino” funziona così. Si procede per codici a barre. Come al SuperMercato. Era una lei. Una virologa d’un nosocomio cittadino che si concedeva una meritata notte di pausa. Come butta!? Gli ho chiesto! Malaccio, m’ha detto, tocca stare in Campana. A letto, sotto le coperte, trincerarsi dentro casa. Meglio se in cantina. O in solaio, a sfogliare vecchie foto ricordo degli anni 80. Tocca rivedere Craxi e Di Pietro sotto una luce diversa. Fluorescente magari. E poi, tocca fare l’amore diluendo il tatto. Come per i farmaci omeopatici. Che non hanno prncipio attivo. È stata infatti una sveltina priva di principio attivo. Stamattina mi sono sorpreso mentre osservavo la mia gatta più giovane con occhio marpione. La Pandemia rimbesuisce. Però acuisce il settimo senso. Tipo Cavalieri dello Zodiaco. Oggi si prospetta una gioranta con altre telefonate che annunciano rinvio di spettacoli alla stagione 2077. Apocalisse Biblica permettendo. Niente da eccepire. Con una mano impugno la cornetta, con l’altra mi tasto la sacca scrotale. Oggi tocca a tutti rinunciare ai 99 centesimi della propria identità. Ed è giusto così. O forse no. Bisogna schierarsi. L’Ambiguità non paga. Ma non è questo il punto. Orinare sulla propria identità, farne falò è certamente più facile per i dissociati psichici. Domani durante la prima cacata mattutina, mi pulirò il culo colla notifica della bolletta gas e luce. Mi faccio la doccia coll’acqua ossigenata. Ho modificato il getto del rubinetto apposta. Lo scrupolo è l’ossessione di noi psicotico/ipocondriaci. Niete gargarismi col colluttorio. Provo direttamente a schaffarmi in gola il Sidol. Sino a quando durerà l’ordinanza nazionale, wiwa la Clausura. Ma poi scaduta l’ordinaza, cessato il pericolo, sarà solo promisuità. Mi sto allenando a combinarne di cotte e di crude. A farne sempre una più sporca e scorretta della mitica Valerie Solanas. Da sempre la mia femminista preferita. Da portarle il whisky colle orecchie. Giuro che sparo ad Andy Wharol, anche se so che è già da tempo vicino al bambino Gesù. Quanto ci manca in qualche modo quel qualcuno a cui abbiamo detto…ADDIO…

 

 

 

Memoria delle mie Quarantene Tristi 1

In attualità, Bio Asma di Poesia, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 8, 2020 at 3:03 PM

 

Qui Roma Est. S’esce poco la sera come cantava il buon Lucio Dalla. Ma pure di giorno non si scherza. La spensieratezza analogica è momentaneamente ibernata. In attesa di tempi migliori. Non sono mai stato tanto attaccato al telefono come in sti giorni. In confronto Luciano Moggi era un dilettante. Date teatrali che saltano come tappi di spumante. Spumante decisamente esacerbato. Qualche volta mi ricordo d’usare gli auricolari. Spesso però me ne sciacquo i coglioni. Spero di non sviluppare fottuti aneurismi. Mai come adesso i coglioni, sono diventati il punto nodale dello scibile umano. Le rare anime che incrocio per strada stanno sul chi vive. Pare che debbano spararsi nei coglioni da un momento all’altro. Questione d’attimi. Ho beccato parecchi del giro di poesia performativa. C’è stato un tempo, nemmeno troppo remoto, dove i Kollettivi poetici si guardavano in cagneso. Ora, non hanno più nemmeno la forza per mandarsi affanculo! Tanto meno hanno la garra necessaria per scambiarsi qualche buffetto sulla guancia. In segno d’affetto. Per omaggiare l’antica rivalità di stampo cavalleresco. A parte che è proibito. C’è un decreto ministeriale che parla chiaro. Vietato, anzi vietatissimo scambiarsi effusioni. Sui muri di Piazza Vittorio c’è una scritta che recita pressa poco così : Vi staneremo sino alla soglia del cesso. Manco Putin coi terroristi Ceceni s’esprimeva con tale garbo. Credo che a breve lo stato ci invierà il comparto militare a domicilio. Per vedere se ancora trombiamo. Fino al fatidico 3 aprile, la festa è altrove. Comunque la gente sta scapocciando. Il bisogno di carnalità è tanto. Troppo forse. Ieri il mio vicino di pianerottolo, vinto dalla solitudine, s’è presentato nudo in terrazzo e ha provato ad ingropparsi un piccione. Come dargli torto. D’altronde, il bisogno di carnalità è tanto. Troppo, forse. Il desiderio d’esprimere il proprio personale sentimento è tanto diffuso quanto lo è il virus. Forse pure di più. Se ci sottoponessero ad un tampone per verificare le cose che ci teniamo dentro, sarebbe uno sterminio. C’è talmente tanto non detto, dentro i nostri costati, che se fossimo semafori satremmo sempre sintonizzati sul ROSSO. Comunque IO m’attengo alle disposizioni del GOVERNO. E della scienza infusa. Ieri notte sono sgattaiolato via dalla mia personale quarantena. Che si svolge dentro la mia testa. L’ho fatto di soppiatto, bardato come se stessi in Alaska. Sentivo il desiderio d’un avventura sessuale. Di quelle che ti ringiovaniscono di trenta secoli. Dove ti baccagli collo sguardo e t’imboschi senza troppe cerimonie. Poi ti congedi fornendo false generalità. Sono andato in un posto isolato. Dimenticato dal padre dal figlio e dallo spirto santo. Ho beccato una materia organica informe di medesimo ceppo genetico. E ci siamo accoppiati mantenedo le dovute distanze. Anzi, siamo stati fin troppo scrupolosi. Abbiamo mimato il moto rotatorio del bacio alla francese. Una discreta quantità di posizioni del Kamasutra, dal pornografico al tantra. Sempre mantenedo una distanza approssimativa di 84 kilometri. Quelli che separano Cuneo da Torino, tanto per capirci. Poi, a coiti avvenuti, ci siamo gentilmente mandati affanculo. Quando quest’incubo sarà finito, quando ci saremo lasciati alle spalle sta rottura de cojoni der Coronavirus, il mio motto, la mia unica regola di vita sarà la Stessa della grandissima, immensa, sublime, inarrivabile, Susan Sontag: Scoparmi TUTTO. Non, tutti,sia chiaro. Tutto. Che è oltre tutti. Tutto. A cominciare dall’Ossigeno che respiriamo. L’Aria, oltre ad immagazzinarmela nei polmoni, nei bronchi, voglio fotterla. Accarezzarla, baciarla, farmici le coccole. E farci l’amore. Cominciamo seriamente ad apprezzare le cose, solo quando ce le portano via. Prima le diamo per scontate. Ma di sconato nella viat c’è solo una cosa. Il dito in culo! Con rispetto parlando!

 

 

Cecchina The CoronaVirus Poetry Slam

In attualità, memoria delle mie quarantene tristi, Poetry urban story, Uncategorized on marzo 4, 2020 at 5:20 PM

 

Cecchina. Castelli Romani. Lato Ponte della Ghisolfa. Quello dei suicidi di massa. Tanto per intenderci. Il ponte dei sospiri. Qui, aspiranti suicidi ricorrevano al gesto estremo contro natura. Firmando cambiali in bianco. Per causa d’amore. D’amore sballato. Cecchina. Teatro del Frizzo. La fazione Castelli organizza il “CoronaVirus Poetry Slam”. Il primo Slam post pandemia. C’è agitazione. Molta. Davanti al Teatro c’è una postazione ambulante di pronto soccorso. Perlustrata da militari. In tenuta mimetica. E maschera anti/gas. Al primo starnuto scatta la sparatoria. Previa ordinanza. Ordinanza comunale. Jack detto Opo fa da mastro di cerimonia. Amuchina alla mano. Precauzione in lattice alla bocca. La Precauzione c’è. Anche troppa. Per “precauzione” i poeti in gara, sono costretti a declamare a circa 10 kilometri di distanza dalla platea. Vietato toccarsi. Fatta eccezione per toccarsi i coglioni. Come segno di stima. Stima e superstizione. Proibiti baci alla francese, ammiccamenti, amplessi, dita nello sfenoide e gigioneria varia. Bisogna fare in fretta. Perculare la Quarantena. Ogni poeta ha circa 20 secondi per declamare la sua sbobba. Poi, fuori dalle palle! E di corsa! Eh…Sono finiti i bei tempi dei tre minuti a cranio. L’Assenza dell’oggetto. Bei tempi, davvero. Adesso vige la psicosi. Molti poeti, anziche favellare il proprio verso, lo mimano. C’è grossa crisi. E la L.i.p.s, sta già riparando in trincea. RICORRENDO Ai ripari. Gare di poesia performativa dentro locali al chiuso. A porte chiuse. Oppure, si gareggia da casa, via Sky.pe. Grosso vantaggio per i poeti statici. Quelli che delegano al tono il loro dolore. Gradassa inculata per i poeti dinamici. Quelli che proprio non gliela fanno a stassè fermi. Fermi e bboni. The Show Must Go On, cantavano i Queen. Vietato arrendersi. La Giuria Popolare vota e fa gargarismi. Gargarismi d’acqua ossigenata. Poi sputa nel catino. Le mani alzate, vengono mondate con la candeggina. Amici? Si, ma anche NO! Apre le danze il poeta Inconsapevole Benigno. Poi in seconda battuta, tocca all’Inconsapevole Maligno. È poi il turno del Narcisista Collezionista. In quarta batteria scalda i motori la Piccola Fiammiferaia. C’è poi la Gatta Morta. Indi la Piovra. L’incasinato Illeggibile. L’Estroverso, L’introverso, Lo Stronzo, L’Infame, La Stronza, Il Baro, Il Nobile Bastrado, Il Fante, Il Re di Danari, L’Ignavo, Il Frigido, la Fedifraga, Il DoppioGiochista, Il Giano Bifronte, Il Barabba, I Quaranta Ladroni, Il Mentalista e dulcis in fundo, il Socialista recidivo. Insomma, uno Slam all’Insegna dell’Onestà. L’Onestà è il Valore che ci permetterà di schiacciare il calcagno al virus cattivo. La gara si preannuncia lesta, lestofante e piena di colpi bassi. A prova d’editoriale di Marco Travaglio. Durante la scazzottata, il notaio afferra il megafono per dare la triste notizia. Ottorino Beltrutti, poeta della Bassa Bergamasca è risultato positivo al tampone. Scatta un generale “sti cazzi”. Dicesi solidarietà. L’empatia, nel mondo della Slam, è considerata stucchevole. Meglio lasciarla in dote al Festival di San Romolo. O al caravanserraglio comico di Nepi. Beltrutti è il poeta paziente zero. Il bersaglio perfetto. Il suo quadro clinico apparse subito compromesso. L’infezione lo sta martoriando sul glande. Curato con barrette di Snickers. Il suo sistema immunitario sta definitivamente andando a puttane. Nel mentre saltano gli appuntamenti. Rinviati gli Slam di Castiglione della Pescheria, Santa Marinella Lugubre, Borgobello di Sant’Elena e Milazzo sotto il Monte di Sopra. Tocca fare due conti. O i conti, in tasca degli altri. Il bilancio titilla la recissione. Ma c’è comunque ottimismo. Perché l’ottimismo è il profumo della vita. La presentazione di HpO ACCAPO, rivista letteraria con sfumature alla Tondelli, traghetta direttamente dalla Birreria allo Spallanzani. In codice fucsia. Quello Preventivo. Dati i tribunali intasati di sugna, il processo al Kollettivo Asma di Poesia, si svolgerà dentro l’aula Bunker dell’Ucciardone. Il Mondo della Poesia Performativa Nazionale vive attimo per attimo. Momento per Momento. Tipo Induisti. Chi non sa vive sano e a lungo. Meglio non sapere. D’altronde, viviamo nel migliore dei Mondi possibli. Chi lo dice!? Gli Induisti!…Bastardi Induisti, si sono sbagliati…

Passamelo

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on marzo 4, 2020 at 5:07 PM

 

L’Inconsapevole Benigno
L’inconsapevole Maligno
Il Baro Il Narcisista il Collezionista
L’Incasinato l’Illeggibile
Il Piccolo la Piccola il Piromane Il Re di Denari
Che Cos’è Che Cos’è L’Amore
il dubbio il sospetto
la mancanza la mancanza di pavimeto
sotto i piedi sopra la verità divina
la menzogna successiva
la voragine la vertigine il vuoto
il beneficio del dubbio
il dubbio che dubita del dubbio
il Fante la Fandonia la Maschera
la verruca il pus il bacillo l’infezione
Che Cos’è Che Cos’è L’Amore
non lo so non lo so se voglio
se quello che voglio è
quello che voglio, oggi non
ho parole, domani nemmeno
ieri neppure sono irrequito confuso
la Piovra L’Intrverso L’Estroverso
Il Freddo Il Gelo Il Frigido
La Frigida il Ninfomane oibò
la Ninfomane il Rimorso Il Rigetto
l’assenza l’assenza l’assenza di rimorso
Lo Stronzo Il Bastardo
la Vipera Lo Schifo il Doppio Giochista
il Giano Bifronte il Vampiro
il Babau il Mostro Il Buio il Tarlo
Che Cos’è Che Cos’è L’Amore
L’infame L’Infamia Nobile Balordo
Smargiasso sotto il vestito sopra il vestito
tenersi a distanza proposta irricevibile
minaccia toglimi dalla croce toglimi
le mani di dosso le dita dalla faccia
la madre al padre il padre alla madre
è finita è finta vieni con me, no
vieni con me, no piuttosto
piuttosto la morte Alieno
ti amo, si,no, forse, fanculo
vado a fare il caffè, faccio il caffè?
Urli, stai urlando, si per forza
bastasse, bastasse a farsi sentire
voglio raderti la fica
voglio raderti i peli dell’uccello
così ti vedo il cuore
così mi faccio la parrucca
così ci battezzo il marciapiede
adescare qualcuno qualcosa
scopare una massa di materia organica
informe comunemente detta corpo
Che Cos’è Che Cos’è l’Amore
BASTA GIOCARE
avvicina la gola poggia la gola
sulle mie unghie taglio netto
imbalsamazione
del cordone ombelicale
Credo che mi farò del male
potrei mai farmi qualcosa di male!?
se mi facessi del male
Credo che mi farò del male
Ho le mie stupide fantasie
i miei ricordi me li
sono lasciati alle spalle
adoro l’amore
ma anche No
ma anche…
passami
il
VALIUM

 

 

Cronicamente Edipo 2

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on marzo 3, 2020 at 5:00 PM

Sette Raggi di Sole
Nausea e crampi addominali

nausea e crampi addominali febbre

tosse secca fiato corto

brividi emicrania vomito

Ho dedicato

talmente tante poesie

all’amore che ormai ne ho

i coglioni gonfi, non delle poesie…

dell’amore, essere la metà

di qualcuno o qualcosa

e attendere che la vita

mi presenti qualcuno o qualcosa

per chiudere il cerchio, ma vaffanculo va!

Ciò dell’ombra sulla faccia

conosco modi migliori per morire

modi peggiori per vivere

mi nutro d’un amore autistico

che custodisco gelosamente

lo difendo colle unghie coi denti

come l’animale che fiuta il pericolo

e per evitare il dolore della perdita

si divora il suo cucciolo, lo sbrana

lo sbrana e piange sussulta e fugge

nausea e crampi addominali

nausea e crampi addominali

poi, un calcio in culo e grazie

sono la cavia, l’esperimento sociale

il topolino da laboratorio

il polpettone di carne su cui testare

il virus, il batterio iniettare il bacillo

ti amo, ma non sai che fartene

delle mie assenze delle mie sparizioni

del mio amore autistico dei miei messaggi

senza testo o dei miei squilli a vuoto

di silenzio assenso polso che prude

nausea e crampi addominali

nausea e crampi addominali

schifo schifo schifo

schifo schifo schifo poi ancora schifo

solo lo schifo sempre più schifo

per quanto mi voglio bene

non ho più

un cazzo da dirmi

Al Padre al Prete e al Ventre Materno

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on febbraio 22, 2020 at 4:26 PM

Non m’ha

ucciso il Rancore

Ho tramutato

la Rabbia in Puttana

Ho circonciso

cuore e cervello

Sono sopravissuto

alle persone che amo

in poche parole

ve l’ho messa

nel culo

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