Giovan Bartolo Botta

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Recanati alias Matteo Mingoli

In attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story, Uncategorized on aprile 30, 2020 at 12:12 PM

 

Recanati. Lo chiamano così. Per Leopardi. Lo schifa. Quando vede un tipo con la schiena curva, gli prudono le mani. Anni fa s’era presentato ad una serata di poesia performativa. Con tre taniche di benzina. Il numero perfetto. Le aveva sparse nel locale. Aveva appizzato il fuoco. La serata era saltata. I poeti galoppavano come torce! Quando sono arrivati i pompieri, era tardi. Troppo tardi. I soccorsi arrivano sempre troppo tardi. È la prassi. Gli espongo l’idea del collettivo. Mugugna. Ha i nervi a fior di pelle. Balza in piedi. Placca un tipo. Uno a caso. Gli versa sulla testa un barattolo di colla. Poi, gli strappa il cuoio capelluto! -Che mi dici di Leopardi!? Mi urla. -Un gobbo di merda! -Ah ecco, Porco Dio! Ha bestemmiato, deduco che l’idea del Collettivo gli vada a genio.

Tito Camallo alias Daniele Capaccio

In attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story, Uncategorized on aprile 30, 2020 at 12:06 PM

 

la prima volta è stato in un bar. Al Quartiere Indocina. Ore 12.30. Il ragazzo è in compagnia d’un ragazzino. Che dimostra su per giù 8/9 anni. Il ragazzino ha le bretelle. Color Cachi. I foruncoli. In piena eruzione di pus. Gli manca un pezzo di faccia. Forse, gliel’ha rubata la pubertà. Mi sono presentato. -Piacere, Giò Barattolo. Il tipo mi rutta ll suo nome. -Piacere Tito, Tito Camallo. Poi, afferra la testa del ragazzino. La sbatte contro il bancone. Forte. Ripetutamente. Come una canzone dei 99 Posse. Quando il bimbo gli pare intontito al punto giusto, addenta. Ora al ragazzino gli mancano due pezzi di faccia. -Vuoi favorire!? -No grazie, ho già pranzato -è carne di prima scelta!? -sto a posto grazie! -preferisci incularlo? non fare complimenti- ecco si, magari dopo. Ordino una mezza pinta. Lui pure. Prosit! -Dunque mi parlavi d’un collettivo di poesia.-esatto-che genere di poesia? -brutta, di quelle che vanno a capo-io non scrivo poesia, ok!?-ah no?-no-perché?-è roba da froci!-lo è!- io scrivo racconti-perfetto! Pausa. Lunga. Di quelle che s’abusano a teatro. Tito torna a lumarsi il ragazzetto. Gli piglia il braccio. Lo snuffa. Lo sberlicca. Lo condisce. Lo trancia. Asciuga la sua birra. Si scola la mia. S’abbiocca. Pago. Esco.

Fase 2 istruzioni:

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 27, 2020 at 3:22 PM

aprire senza scuotere

spalmare senza ungere

chinare il capo senza discutere

mettersi a carponi

chiudere occhi e bocca

infilare senza fare rumore

in caso di flatulenza

togliere i carboidrati

La Fase 2

In Bio Asma di Poesia, poesie di quarantena, Poetry urban story, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 27, 2020 at 2:47 PM

le parole non bastano

Asma di poesie è fatto

per lo più di parole

le parole sono bugiarde

anche i gesti sono bugiardi

Capaccio porta al parco

i nipoti, i nipoti tornano a casa

che gli manca un pezzo

di faccia o un pezzo di mano

o un pezzo di gamba o tutte le dita

-è stato il Lupo Cattivo!

dice Capaccio, e gli scappa

il ruttino, e il grappino, le parole non servono

sono bugiarde, anche i gesti lo sono

Mingoli legge, declama, un ragazzetto

lo interrompe, è un poeta giovane,

un giovane in erba, ancora acerbo,

acerbo come l’uva depredata del mosto,

chiede a Mingoli i segreti del mestiere

Mingoli piglia in mano

lo Zibaldone di Leopardi

e glielo schiaffa tra le natiche

-prima leggi, poi paghi da bere, poi salti il giro!

le parole sono bugiarde

i gesti lo sono di più

Lattanzio non scrive d’amore,

non parla d’amore, il suo amore

è l’ideale, quale ideale?! La bomba!

Lattanzio prepara la bomba

due cucchiai di polvere pirica

due cucchiai d’olio d’oliva

due cucchiai di Nutella

mezza fetta di pane integrale

sono le 16.00 le 16.00 in punto

è ora di fare merenda, la Rivoluzione

può attendere

le parole non servono

le parole sono bugiarde

a Canale piace la tanica, la tanica

di Benzina, a Canale piace

il dubbio, il beneficio del dubbio

la Terra può essere piatta

la Luna può esser finta

gli Ufo possono essere veri

Kennedy potrebbe essere morto

Elvis Presly potrebbe essere vivo

sicuro a Ledy D. l’ho scopata

sicuro sto virus ha rotto il cazzo!

Nel dubbio mena! Tatti mena!

Al Pigneto, dove prima bivaccavano poeti,

adesso circolano soldati, e i soldati sparano

e vestono male, e sono invadenti,

e si fanno i cazzi degli altri

e chiedono documenti

e puzzano di nitroglicerina

e puzzano di Coyote castrato

allora arriva Casolino, che gliele suona

Casolino fa il virtuoso alla tastiera

e gliele suona, ma i soldati

i soldati non hanno orecchio

ne relativo ne assoluto, non hanno oercchio i soldati

ma solo guanti guanti e mascherine

e munizioni

e il Governo è sordo

e la Polizia s’incazza

e circolano le macchine

e le persone stanno a casa

e la Vita per tornare in Vita

attende il Vaccino

che attende il tuo culo

per schiaffaretelo al culo!

 

Sostituzioni

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 24, 2020 at 8:44 am

Ho capito

che la vita funziona

con le sostituzioni

che quando una cosa

è vcchia, la butti via

ma cos’è veramente vecchio?

Quell’oggetto che t’ho

regalato, frutto d’un amore marcio

è un oggetto antico

Ti sembro sobrio?

ma mia madre è un alcolizzato

Ti sembro casto?

ma mio padre è una puttana

Ti sembro uno che ama

essere tenuto a bada?

Ebbene, dai miei genitori

ho preso tutto, poi una notte

di novembre, li ho salutati

perché non avevano

più nulla da insegnarmi

Sostituto, sostituto

di qualcun altro, perché

l’amore si costruisce

piano piano poco per volta

disponendo i soldatini di plastica

in ordine decrescente

Sono nato con placche

di bugie nella gola

sono nato in una città

dove l’usanza del posto è bere

al mattino, e che tutti i problemi

sono frutto della tua fantasia

e che c’è una via d’uscita

e che quando le cose

si fanno complicate

puoi sempre chiudere gli occhi

e fingere di sculettare

su tacchi a spillo più alti

Sostituto sostituto

sostituisci la tua spremuta

correggila col mio sputo

intingila nel mio piscio

l’uva del mio vino chiacchiera

Sono ciò che è

successo tra papà & mamma

dopo che hanno scopato

il loro amore è stato veloce

come uno schiaffo in faccia

e i denti li ho sputati io

ma prima di lasciarli andare, però,

ci ho voluto bene…

TEATRO : uniti per sentirlo un po meno

In attualità, poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 23, 2020 at 3:42 PM

Stiamo ragionando

insieme agli addetti ai lavori

di spettacoli teatrali dal vivo

al centro di Roma, in un bungalow

col pubblico sistemato

a pochi minuti dal centro

di Pescara, massimo cinquanta

spettatori, ognuno nel suo container

per ottimizzare al massimo

il distanziamento sociale, ovviamente parliamo

solo di monologhi e soliloqui

senza regista, senza tecnico

luci e/o audio, senza ruffiani,

senza galoppini, senza portaborse, senza paggi

o giracaffè per limitare al massimo

le possibiltà di contagio

coi costumisti disinfettati in amuchina

e i costumi ridotti ai minimi termini

magari rappresentando un teatro del nudo

con gli attori in scena, mascherati

solo con mascherine e guanti usa&getta

Stiamo ragionando inoltre

di aggiungere come sostentamento

per i teatranti, alle già stanziate

due scodelle di sbobba quotidiana

un numero di crostini

da pucciare nella pietanza

per fortificane le proprietà

organolettiche e nutritive

Stiamo valutando pure

sul repertorio a cui dare vita

che dovrà essere breve e indolore

tipo gli atti brevi di Pinter

o le tragedie in due battute di Campanile

o i ditirambi di coso la, quell’altro ricchione…

per evitare resse e rotture di coglioni

in modo da far durare gli spettacoli

un battito di ciglia, e poi rispedire

tutti a casa a calci in culo

a guardare serie tv su Netflix

Se voi amici teatranti avete

idee innovative da sottoporre

al Conisglio dei Ministri, ACCANNATE

perché detto sinceramente

NON CE NE FOTTE UN CAZZO

Nel teatro post/pandemico

ogni spesa sarà a carico delle compagnie

e il ricavato al botteghino sarà provvisoriamente

sequestrato dallo Stato per motivi d’ordine pubblico

e sanitario!

Grazie della gentile collaborazione

e come dite voi a teatro:

Tanta Merda!

 

il Cesso come scrittura Creativa

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 23, 2020 at 11:47 am

il Cesso

è il posto dove sono

nate quasi tutte le mie poesie

e i miei racconti, anzi togli il quasi

il Cesso è magico, il Cesso cambia

le carte in tavola, poi c’è il Bar

e il Cesso della Stazione, anche li c’è magia

ma il Cesso è un reame

e la tazza del Cesso un trono

al Cesso l’ispirazione piscia lungo

al Cesso fioriscono le idee

Se voglio scrivere d’amore

non penso certo all’amore

ma mi fiondo al Cesso,

mi metto comodo, seduto

sulla tazza del Cesso

caffè&sigarette, e attendo

attendo fiducioso che la Musa

mi suggerisca i versi, ma la Musa spesso

gioca a fare la merda, si fa attendere

e se la Musa tarda a farsi sentire

stringo forte il bucio del culo

come se mi sforzassi a cacare

e magicamente le parole

escono fuori da sole

e la pagina bianca

si riempie di scarabocchi

il Cesso è anche

il posto migliore per leggere

leggere altri scrittori, leggere tutto

farsi irradiare, influenzare, leggere tutto

poesia, fumetti, libri di medicina,

pornografia, riviste di moda, oroscopi,

breviario delle orazioni

il Cesso come luogo di lavoro

fa miracoli

il Cesso è

l’ufficio

il Cesso è

la Chiesa

il Cesso è

la mia Casa Bianca

il mio Cremlino

il mio Palazzo del Potara

al Cesso scrivo

e per cacare

vado

sulla tomba di Hitler

che ci hai pure

il bidè

 

Mamma & Papà

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 23, 2020 at 10:36 am

 

Papà stava zitto,

sempre zitto, mamma pure

non li ho mai sentiti parlare

dormivano in camere

separate, la mattina papà

s’alzava si faceva la barba

con schiuma e pennello

attaccava la radio, mamma

metteva su il caffè e le fette biscottate

colla marmellata, poi si sedeva

sfogliava una rivista, di quelle con

l’oroscopo, e i cruciverba

e le parole crociate, e i rebus, anche papà

si sedeva, vestito per andare a lavoro

e finiva il giornale del giorno prima

e buttava giù il suo caffè

e poi schiodava a lavoro

e non l’ho mai sentito parlare

e non ho mai sentito parlare nessuno,

a casa mia, non è mai volata una mosca

a casa mia, anche la morte è giunta in silenzio,

in punta di piedi, ha fatto ciò che andava fatto

e ha tolto il disturbo accostando la porta

papà non l’ho mai sentito parlare, mai

mamma neppure

le parole, me le sono trovate da solo

mi sono piaciute, me le sono tenute

ma se mi rompi i coglioni

faccio come hanno fatto con me mamma e papà

la bella Manila

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 23, 2020 at 10:09 am

A due anni

forse a tre, avevo

paura di mia sorella Manila

Manila era una giumenta precoce

si portava a casa i ragazzi, li succhiava

voleva che rimanessi a guardare, -Guarda e impara

il tipo di turno “veniva” sempre un attimo prima

o un attimo dopo, e lei s’incarogniva, lo graffiava

A tre anni, forse a quattro, avevo paura

di mia sorella Manila, una ragazzona

alta come un cesto da Basket

che sapeva il fatto suo, bruciava le tappe

m’ha insegnato tutto, tipo ad assassinare la vita

Manila tifava la squadra di calcio che vinceva

che per la cronaca, era il Milan di Sacchi

Papà la portava allo stadio

poi la portava all’ippodromo, a vedere le corse

le corse dei cavalli, poi la penetrava

Una domenica, Manila, tornò a casa

con in testa le treccine finte di Gullit

le piaceva Gullit, avrebbe voluto

succhiare Gullit, s’accontentò di

succhiare l’ennesimo babbano convinto

d’aver messo le mani su un buon partito

A quattro anni, forse a cinque

avevo ancora paura di mia sorella Manila

entrava nella cameretta, mi svegliava

acchittava strisce di cocaina sulle mie natiche

prima di pipparle, mi raccontava la fiaba

della buonanotte, me ne raccontava due, tre, quattro

mi rincoglioniva di fiabe della buonanotte

si divertiva a prendermi l’uccello in mano

-Se faccio su e giù ti piace!?

Non rispondevo, non avrei saputo

cosa cazzo rispondere, semplicemente tacevo

e mi godevo il momento

non so cosa fosse sta roba

se rito apotropaico o stupro

fatto sta, che era divertente, molto

A cinque anni, forse sei

avevo paura di mia sorella Manila

che una notte siamo stati a letto

sotto le coperte a bere una robaccia

che c’aveva un saporaccio che poi c’avevo

la testa che girava e lei pure

caracollava in pieno capogiro

che è andata in armeria

ha caricato il fucile da caccia

ha crivellato mamma e papà

e m’ha regalato la libertà

libertà, che ora il Governo

m’ha tolto…

La Cura

In poesie di quarantena, polverie o poesie, Uncategorized on aprile 22, 2020 at 2:05 PM

Per sentire

la rabbia e il dolore

che hai dentro, ti devi

ubriacare, di più, sempre di più

devi prenderti una bella sbronza

devi bere birra. E vino

e poi altra birra, e altro vino

e quando la birra non basta più

e quando è rimasto solo più

vino scadente, devi passare

a qualcosa di più forte

tipo un distillato d’erbe

Per sentire la rabbia

e il dolore che covi

verso qualcosa qualcuno

o te stesso, non ti basta meditare

non serve bestemmiare Dio

o sfanculare il prossimo tuo

come sfanculeresti te stesso, no, accanna!

devi ubriacarti, fare le ore

piccole e sbronzarti, sbronzarti, senza

ridurti ad uno straccio, no, no, accanna!

ti servono sbronze lucide

sbronze ossessive, compulsive

ma lucide, tieni d’occhio il barista

non lasciarlo sfogare

non farlo andare a braccio

tieni a freno il gomito, in libertà vigilata

ti devi imporre su ciò che ti cacci

in la gola, devi rispettare

il fegato, santificare lo stomaco,

fortificare l’intestino, sanificare il sangue

disinfettarti Cuore&Cervello

Cuore&Cervello

sono la ditta specializzata

se funzionano loro

anche corpo, culo, fica, cazzo,

mani, gambe, orecchie, occhi,

lingua, dita dei piedi, piedi e ciglia

fileranno come schegge

Per sentire la rabbia

e il dolore che hai dentro

devi sbronzarti, tracannare duro

stare alla larga dalle risse

devi andare in bagno

farti una bella pisciata

darti una sistemata ai capelli

accenderti una sigaretta

una per mano

e fumarti la tua ira

come ti fumeresti la pipa

e scoparti il rancore nel culo

come se fosse

l’amore

 

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