Ci siamo amati
così tanto
che ci siamo scordati
di scopare
Ci siamo amati
così tanto
che ci siamo scordati
di scopare
Asma di Poesia/Prove per un Romanzo 5
Abbiamo trovato una scrittura. Dentro un asilo. Un asilo privato. Gestito da Gesuiti. Il merito è del nostro ufficio stampa. Saul Fogoron Legorn. Un ascendente ariete. Con sole in casa undicesima. Che s’è fatta le ossa in passato come ufficio stampa della loggia massonica P2. Falsificava le firme sulle scartoffie indirizzate a Licio. Licio Gelli. In parole spicce, depistava. Depistava le indagini. Una scrittura. Dentro ad un asilo. Privato. Pieno di bambini. Bambini ricchi. Devastati dal complesso d’Edipo. E d’Elettra. Bambini strafatti di coca. L’Asilo è in una zona “bene” della Città. Collina Feming. Bambini ricchi. Viziati. Con la puzza sotto il naso. E pure sopra. Bimbi che hanno già la patente. E la macchina. E l’autista. Negro. Con una minchia tanta. Sempre in tiro. Piccoli fascistelli in erba. Borghesi d’estradizione. Coi Gorilla che li scortano al cesso. E i vestitini firmati. Ora, sapevamo di non avere in repertorio poesie adatte ad un uditorio simile. Ma dovevamo portare a casa la serata. Che era pagata coi controfiocchi. Mai visti tanti soldi in una sola serata. E in contanti. Sull’Unghia. Consegnati al volo. Più lauta mancia. Ogni asmatico ha portato la sua artiglieria pesante. Poesie sullo stupro. Soprattutto poesie sulla violenza domestica. Eravamo caldi. Bollenti. Per evitare grane di tipo pantagruelico, abbiamo pregato Tito di schiaffarsi la museruola. Abbiamo fatto bene. La platea era stracolma di bambini. Con quella carne rosacea, tenera,capace di mandare in visibilio anche il palato più rozzo. Tito s’era portato appresso le salse.Senape soprattutto. Di cui è ghiotto. E le fette di pancarrè. S’è dovuto tenere l’acquolina in bocca. Leggere. E soffrire. S’è placato la fame con un par di gallette. Avevamo calcolato tutto. Leggere. Arraffare il malloppo. Telare. Spaccarcelo a picie! Avevamo calcolato tutto. Tutto, tranne…lo strapon di Bombastic. Bombastic. Al secolo la Zarina della Siberia. Poetessa Asmatica. Un passato a servizio dell’Armata Rossa. Da giovane manifesta precoci simpatie bombarole. Nei ritagli di tempo, ha aiutato le Brigate Rosse a rapire Moro. Poi, per raggranellarsi pure gli spicci, ci ha fatto la guardia. Sorvegliando il covo per quasi due mesi. I terroristi l’hanno cacciata imbarazzati dopo averla sorpresa ad ingropparsi lo statista. Da tergo! -lo stavo interrogando! S’è giustificata la zarina. Difficile darla a bere a gente abituata a farsi manipolare si, ma dal Mossad. Non da un’esuberante anarchica con lo strapon nel culo d’un vecchio democristiano. Bombastic è nata sotto il segno del Toro. Governato da Venere. Famelico di paternalismo. E focolare domestico. Le piace cavalcare la nidiata. Giocare a fare il paparino. Tocca a lei leggere. Come da copione. Schaiffata in terza posizione. Bombastic non si trova. C’è un tempo morto. Uno dei tanti, troppi tempi morti della serata. Cosa che lo spettacolo dal vivo non può permettersi. Per coprire l’imprevista pausa cekoviana tiro fuori dalla tasca il Busto del Duce e lo getto sul pubblico. I bambini cominciano a leccarlo. Arriva un bidello. Di corsa. Spaventato. -Accorrete sta succedendo un casino! Bombastic si stava inchiappettando un gagnu sull’altalena. Con tanto di cinta priapata. E altri bimbi stavano facendo la fila. Per separare il fallo d’ebano dal culo del bimbo sono dovuti intervenire qualcosa come 1000 bidelli. Più un sommozzatore. Il parrocco c’ha cacciato a colpi di dita nel pertugio. Urge riunione. In quel bar di Roma Est.
Asma di Poesia. La punta della lingua compie un percorso di tremila passi sul palato. Senza trovare i denti. Senza trovarli mai. Casualmente il nostro esordio è stato un esordio di lusso. Sul palco d’un prestigioso festival teatrale romano. Il Roma Sfinge Festival. Nel verde pisello di Villa Mercede. Quartiere San Lorenzo. Non c’entaravamo un cazzo. Col contesto generale dico, non ci azzeccavamo manco per il cazzo. La ciurma era agitata. Sentivamo la responsabiltà dell’Impegno. Le nostre ugole erano intrise d’aspettativa. Dallas Cowboy era così imparanoiato con la voce, che prima dell’esordio, in una farmacia del Tufello, ha fatto razzia d’Erisimo. L’Erba Magica di chi lavora con le corde vocali. Uccidendo sul posto qualcosa come nove doppiatori e sette cantati lirici. -perché l’hai fatto?-dispari porta bene!-ma che cazzo di risposta è?-la mia! Impossibile biasimarlo. Dallas è sempre stato un tipetto molto coerente. Da pischello era un fan di sua bassezza Vittorio Emanuele III. Ha simpatie monarchiche da quando componeva poesie in culla. Anni fa, durante una gita in Scozia con la scuola, conobbe sua maestà la Regina Elisabetta. La vecchia babbiona. Successe in un pub. A Glasgow. Si sbronzarono di birra come due Teddy Boys! La sera, lui le leccò la fica. E non il contrario. In un Motel di quinta risma. Con le stanze lerciate di bacarozzi spiaccicati sui muri. A lei piacque. A lui pure. Pure di più. Ringiovanirono entrambi di parecchi decenni. Poi la gita finì. Ognuno fece ritorno alla routine quotidiana. La Regina sul trono. Dallas a casa, a grattarsi i pollici. O a girarseli, dipende dai giorni. In quelli pari se li gira. Allora, Comunque. L’Esordio incombeva sulle nostre giugulari. -e se ci ficchiamo l’ospite? L’Idea è di Ostia. Ostia Beach. Ostia è sempre stato un ragazzo inclusivo. L’Ospite. Basta la parola che a Recanati gli prudono le mani. L’Ospite vinse alla quasi unanimità. E poi. E poi debuttammo. L’Ospite è Severino Cicerchia. Detto lo scorreggione! Un poeta esistenziale/ermetico. Loquace. Molto loquace. Direi logorroico. Con tendenza a sfondarti la minchia. E i timpani. Quella sera Severino si prese la scena. Non mollava il microfono, manco a scaricargli un caricatore di ghisa nel culo. -bla.bla.bla. Il pubblico si stava sparando nei coglioni. Trascinammo a casa la serata. Di riffa o di raffa. Turbo Tommy stava così nervoso che prese a strizzare le palle alla sua nuova ragazza. Rhianna. Turbo non le controllava mai prima, si fidanzava sulla fiducia. -ora chi ci parla al Cicerchia!? -Bombastic, vacci tu che c’hai lo strapon!- Cosa!? No No! Manco per il cazzo, l’idea dell’ospite è di Ostia, e ci va lui! Ostia era sparito. Dalla circolazione. Era sceso in strada a portare il Pasolini a pisciare.-Ci parlo io! -Recanati sei sicuro?-lasciate che ci parli io!-no perché deve capire che ha rotto il cazzo!-sisi!-ha pisciato fuori dal vaso! -Shanti ghe pensi mi! Vidi Recanati andare al bar. Ordinare 30 shottini di vodka. Ai frutti di bosco. Dedicare mezzo secondo ad ogni shottino. -amico posso parlarti un secondo!? -Conoscendolo gli parte di sganassone! -Già, o di capoccia! Ora proverò a descrivere il seguito secondo il punto di vista del ginocchio di Recanati. In quanto ginocchio ho preferito prendere la rincorsa. Ne ho presa una. Poi altre mille. E altre mille ancora. Milioni di rincorse. Mi sono visto arrivare incontro una faccia. Era una faccia d’umano. Ho cominciato a sfondarla mancicco sino a quando il cuoio capelluto non m’è rimasto incollato al pelo. Tocca a Tito trovare la chosa:Qua tocca capissè, non potmò annà lunghi regà!
Rimanda
a dopodomani
ciò che puoi fare domani
masturbati coi
gusci di pistacchio
che lei t’ha lasciato
sul tavolino del bar
Prova a riproporre
un mondo
che non esiste più
ama d’amore come si
ama solo nella tua testa
Vivilo in te
Sentilo in te
Catturalo
Acchiappalo
Non lasciarlo scappare
scappa fuggi rimani
canta arretra spara
graffia quella
tua carne fottutamente
infantile, gridalo, forte!
è stato un grande amore
e come tutti i grandi amori
è servito a
riempire di soldi
le tasche dello
strizzacervelli
gridalo, forte!
Tesoro, ho
sempre amato
il tuo corpo
l’ho adorato
per tutta la vita
l’ho desiderato
prima ancora
di conoscerlo
volevo scoparti
fare l’amore con te
volevo indossarti
indossare il tuo corpo
come s’indossa un vestito
un abito tessuto
con la pelle
gridalo, forte!
ma il mio amore
al Luna Park
pretende con forza
il Giro della Morte
e non può
farsi una vita
perché
c’ho quelle cose
quelle cose
che mi vivono
dentro
quelle cose
che mi vivono
dentro
gridalo
forte
quelle cose
che mi
vivono
dentro
Voglio poter
dire il cazzo
che mi pare
Anche se ciò che dico
è un’emerita stronzata
una cazzata immane
una colossale puttanata
una baggianata stratosferica
Voglio dire il cazzo
che mi pare
Vogli potermi sbagliare,
correggermi, chiedere scusa,
ma anche no, anche sti cazzi
se mi sbaglio sono cazzi miei
se mi contraddico tanto meglio
vuol dire che c’ho addosso
ancora qualcosa d’umano
Voglio dire il cazzo che mi pare
non tolgo niente a nessuno
non aggiungo un cazzo di niente
non salvo vite
e non ammazzo coscienze
non ho pretese se non
quella di potermi esprimere liberamente
se dico cazzate, forse
saprò come sciacquarmi la bocca, ma anche no
sono cazzi miei, se ho detto
una cosa sensata
cazzi miei uguale
non salvo vite e non curo coscienze
se ho fatto riflettere
commuovere e se sono riuscito
a strappare anche solo una risata tanto meglio
non me ne viene in tasca nulla
e non intasca nulla nessuno
è tutto gratuito come un bacio in tempo di pace
ma anche sti cazzi
Voglio dire
il cazzo che mi pare
tipo che il distanziamento
sociale per me è una puttanata totale!
anzi, è la puttanata delle puttanate
una puttanata al cubo
e che le persone
vanno lasciate libere d’ammucchiarsi
sino alla fine dei loro giorni
e che al chiuso
ci devono stare le macchine
l’inquinamento uccide
il sistema immunitario
le ammucchiate
lo fortificano
e questo è il mio pensiero
solo il mio pensiero
non è ne una verità ne una bugia
è il mio pensiero
è un desiderio
è il mio Grido il mio urlo di Munch!
Nel frattempo il Gruppo allega altre due pedine. Si tratta di Georgie Belfast. Dandy Irlandese. Di fede precauzionale. Un po protestante, un po cattolica. Ateo all’occorrenza. Georgie è nato a Reading. Nel carcere di Reading. Verso la fine dell’ottocento. Anno più anno meno. Durante la sua carriera artistica, ha scontato una condanna. In primo grado. Per assassinio sull’Orient Express. L’Altro poeta si chiama MR. Myaghi. Detto il maestro. Origini oriunde. Mezzo Nipponico mezzo Pruzzo. Parente alla lontana nell’ordine di: Myshima, Nakata, Miura e Toshiba. Mr Myaghi ha Sole in undicesima casa. E Ascendente in casa sesta. È l’editore del gruppo. Ma solo negli anni bisestili. Come editore ormai è un “mammasantissima”. Come dicono a Bolzano. Durante la fiera del libro di Pizzocalabro, ha ordinato ai suoi sgherri di far saltare in aria le case editrici concorrenti. Con relativi scribacchini al seguito. Una strage degli innocenti. E dei colpevoli. Prima Riunione Asmatica. E venne il giorno del tutti contro tutti. Ore tarde. In uno dei tanti bar di Roma Est. C’è un tavolo prenotato a nome Asma di Poesia. Il tavolo è in legno tarlato. Al termine della riunione, di quel tavolo, non rimarranno manco le termiti. C’è da imbastire la scaletta. Da stilare lo statuto. Lo statuto albertino del gruppo. Il primo ad arrivare è Ostia Beach. Sfido io, abita a due passi. Ostia Beach è di casa. Non è l’unico. Anche Recanati non scherza. A colpi di versi, si dividono le sponde del Quartiere. Ostia è puntuale. Anche troppo. È addirittura in anticipo. Ci ha Pasolini Imbalsamato al Guinzaglio. Lo lega fuori dal locale. Gli alluga un crackers.Più che porgerlo glielo ficca in gola con la forza. -Buono Pier cuccia! Ma Pier non cuccia manco per il cazzo! Sbrodola il cackers. Smascella un fottio di saliva. -Che figura di merda! Ostia gli molla un destro allo stomaco. Adesso si, Pier fa la cuccia! -se non gli insegni l’educazione, sti intellettuali finocchi prendono il largo dio fa! C’ha ragione. Recanati arriva per secondo. Schiocca le dita. Una manciata di nani esce dalla cantina. Danzano il tip tap. Ci servono del vino. Io desideravo della birra. Recanati schiocca per la seconda volta. I nani scompaiono portandosi dietro il vino. A sto giro sono gli Gnomi a fare da cantinieri. Spillano come all’Oktobearfest! Tito Camallo non è contento del servizio. Afferra uno Gnomo e gli strapazza la faccia. Poi gliela strappa! Turbo Tommy ha scalzato il chiappo dal culo. Con nuova fidanzata al seguito. Il tacito regolamento interno che ci siamo dati specifica di non mescolare affetti e lavoro. Evidentemente Tommy è di bocca anarcoide. Se ne sbatte i coglioni. Ci presenta la sua nuova fiamma. Già la conosciamo. L’Abbiamo vista su Mtv 10 anni fa. È Kate Parry. Kate è molto cambiata dal suo primo video. Adesso ha il cazzo. Dallas Cowboy s’avvicina a Tommy. Glilo fa gentilmente notare. Tommy sgrana gli occhi. Tira fuori il cellulare. E si ordina un altra fidanzata su Amazon. Kate è congedata. Vabbè, me la piglio io. Come nativo brasiliano tutto fa brodo! La riunione può cominciare, anzi no, manca Bombastic…
Voglio
che il nostro amore
sia la contraddizione
del nostro tempo
sia la rivolta
la ribellione
la quiete e la furia
la tempesta e il torpore
la castità arrapata
l’abuso, l’assenza
che incarni tutto
e tutto il contrario
come i farmaci
che salvano la vita
ma anche no
Si chiama Turbo Tommy. C’è del marcio in lui. Ha suonato la batteria con gli Who. Meglio di Keith Moon. Molto meglio. Più tecnica, più inventiva. Ma Moon era un raccomandato. Nessun rancore. Sono usciti a festeggiare. Insieme. Sono stati al pub. Tommy ha offerto parecchi giri. Giri di Valzer. Giri di Vodka. Moon ha ingollato. La mattina dopo stava seduto alla destra del Padre. Alla destra. Perché a sinistra c’era già Bonzo. Bonzo Zeppelin. Tommy m’aspetta. In una vineria del suo Quartiere Natale. Centocelle. Lo stesso dei Centocelle Dream Man. Un gruppo di Ballerini Checca molto in voga negli anni 90. HA voglia di parlare Turbo Tommy. Di Confidarsi. Mi parla della sua ultima fiamma. Amy. -Amy chi gli domando? Amy WineHouse. Era il mio tesoro. Quella notte d’ottobre mi stava schiaffeggiando sul culo. Picchiava sodo, quando nella stanza d’albergo è entrato il cadavere di Liz Teylor. E…vabbè che te lo dico affare!?. Infatti. Per Tommy è stato amore a prima vista. Anzi seconda. Amy fiutato il tradimento dell’anima, è corsa in birreria e s’è lasciata andare al bivacco. E al turpiloquio. Poi il mattino dopo s’è piazzata al centro del Padre. Perché a destra ci stava già Moon. E alla sinsita Bonzo. Bonzo Zeppelin. L’Amore va dove trova posto…Tommy trova posto in Asma. E sul 19, quando passa…
Trovarla è stato difficile. Abita in una Prigione del Popolo. Circondata da tombe profanate. Sono le tombe dei Grandi Capi di Stato. -Vedi, li riposa il maresciallo Tito! Negli anni 70 gli ho infilato un dito nel culo! E lui è stato muto! Muto! Tira fuori una Gabbia di legno. Tipo per conigli. -Qui c’ho schiaffato le ceneri immonde di Nicolae Ciaucescu. E di sua moglie Pinuccia. Pinuccia Ciaucescu. -Raccontami-Era il 1989. Stavo in Piazza Timisoara. A declamare poesie contro l’infame regime del caudillo rumeno. Dopo lo spettacolo ho raggiunto il dittatore. S’era rifugiato nel Palazzo di Ghisa. E gli ha ruttato in faccia. Il dittatore s’è preso il coccolone. Ed è morto. Morto d’infarto. Da quel giorno oltre la cortina di ferro mi chiamano “Bombastic”. In occidente invece, non mi chimano più…, ma cos’è sta storia del collettivo Asma?
Con Ostia Beach ho appuntamento all’Idroscalo. Ostia è un tipetto singolare. Crede nella vita oltre la vita. Adora la quiete, la calma. Detesta perdere tempo. Quando ha bisogno di compagnia, impaglia gli amici. Sta scarabocchiando versi al tavolino del bar.Su un tovagliolo. Un tovagliolo di pietrapomice. Davanti a lui, seduto, c’è il corpo di Pasolini. Imbalsamato. Impagliato come uno Stambecco. -Pier saluta! Ostia lo comanda a bacchetta. Animandolo con dei fili tipo “Marionette che Passione”. Pare d’assistere al Teatro dei Pupi. Dei Burattini. Il cameriere serve al Pier imbalsamato una tazza di cioccolata.Stile Ciobar! Pier la fa fuori dal vaso. Ostia gli molla un pizzone che quasi gli sradica la faccia dal collo. -Mi dicevi al telefono d’un collettivo di poesia…