Per volere di Artemide, i Greci sono bloccati in Aulide da venti contrari. L’indovino Calcante ha profetizzato che, per placare l’ira della Dea, il re argivo dovrà sacrificare sua figlia Ifigenia. Con dolore, Agamennone accetta e scrive alla moglie Clitennestra di condurre la fanciulla in Aulide, con la falsa promessa di darla in sposa ad Achille. Poi, in preda ai sensi di colpa, decide di rinunciare alla spedizione, ma si scontra con il fratello Menelao, per riprendere la moglie del quale, Elena, si è scatenata la guerra con Troia, che lo accusò di viltà. Quando madre e figlia giungono, incontrano Achille ignaro della macchinazione. Scoperta la verità, le due donne chiedoo all’eroe di difendere Ifigenia e di non lasciarla morire. Supplicano Agamennone di ripensarci, ma egli si dimostra inflessibile. Achille allora mantiene la promessa, e si reca armato con i suoi per impedire il sacreficio. Ma è la stessa Ifigenia, che nel frattempo è cambiata, a voler morire per l’Ellade. Achille cede alla sua determinazione eroica, lamentandosi di non poter sposare una donna così coraggiosa. Un messaggero poi, racconta a Clitennestra che, un momento prima che il coltello del sacerdote colpisse il collo di Ifigenia, Artemide ha elevato in cielo la fanciulla e l’ha sostituita con una cerva.
Breve sunto tratto dal libro
Storia Essenziale del Teatro VP editore
di Claudio Bernardini e Carlo Susa (docenti di teatro)