laboratorio Goldoni – l’Archetipo “Mirandolina” (1)
(…) la compagnia Grimani era andata a Padova per lavorare durante la stagione primaverile, e m’aspettava con impazienza per poter dare i miei lavori. Liberato dall’opera di Venezia, mi trasferii a Padova. Le mie novità comparvero sul teatro di quella città, e gli applausi dei miei confratelli dottori furono pari a quelle dei miei compatrioti. Trovai vari cambiamenti nella compagnia ; la servetta era partita per Dresda, al servizio di quella corte, l’Arlecchino era stato licenziato, e al suo posto avevan preso il signor Campagnini, attore milanese, il quale, se fra i dilettanti faceva le delizie del suo paese, non era tollerabile con gli attori professionisti. Ma la perdita più grande della compagnia era quella della vedova Casanova, che nonostante la sua relazione con il direttore, s’era messa al servizio del Re di Polonia, quanto al canto fu sostituita dalla signora Passalacqua che in pari tempo faceva la parte di Servetta, e per le parti di amorosa avevano ingaggiato la signora Ferramonti, graziosa attrice giovane e bella, piacente e molto colta, piena di talenti e di qualità interessanti. Non tardai ad avvedermi del suo valore, mi affezionai a lei in modo “particolare”, divenni amico di suo marito, che non faceva parte della compagnia, e formai il progetto di fare di quella giovine un attrice compiuta. Le altre donne della compagnia non tralasciarono di esserne gelose, me ne derivarono vari dispiaceri, e più ne avrei sofferti, se la morte non l’avesse rapita quello stesso anno. Ero a Padova da pochi giorni quando il direttore mi parlò della novità che bisognava preparare per Venezia. La signora Colucci, detta la Romana, era la prima amorosa della compagnia, e s’alternava con la Bastona, nonostante i suoi cinquant’anni, che né la cipria né i fronzoli riuscivano a nascondere, aveva un suono di voce così chiaro e dolce, una pronuncia così giusta, e grazie così spontanee e ingenue, che sembrava ancora nel fiore degli anni. La signora Colucci avea una tragedia di Pariati, intitolata “Griselda”, era il lavoro di lei preferito, ma era in prosa, e mi incaricarono di metterla in versi. Niente di più agevole, m’ero appena occupato dello stesso soggetto a Venezia (…) mi accinsi con piacere ad accontentare la Romana, però non rimasi del tutto fedele all’autore del dramma,vi feci vari cambiamenti, la resi più interessante, e mi feci reputare autore del lavoro (…)
breve sunto tratto dal libro
“Storia del Mio Teatro” Bur editore
di Carlo Goldoni (drammaturgo)(…) la compagnia Grimani era andata a Padova per lavorare durante la stagione primaverile, e m’aspettava con impazienza per poter dare i miei lavori. Liberato dall’opera di Venezia, mi trasferii a Padova. Le mie novità comparvero sul teatro di quella città, e gli applausi dei miei confratelli dottori furono pari a quelle dei miei compatrioti. Trovai vari cambiamenti nella compagnia ; la servetta era partita per Dresda, al servizio di quella corte, l’Arlecchino era stato licenziato, e al suo posto avevan preso il signor Campagnini, attore milanese, il quale, se fra i dilettanti faceva le delizie del suo paese, non era tollerabile con gli attori professionisti. Ma la perdita più grande della compagnia era quella della vedova Casanova, che nonostante la sua relazione con il direttore, s’era messa al servizio del Re di Polonia, quanto al canto fu sostituita dalla signora Passalacqua che in pari tempo faceva la parte di Servetta, e per le parti di amorosa avevano ingaggiato la signora Ferramonti, graziosa attrice giovane e bella, piacente e molto colta, piena di talenti e di qualità interessanti. Non tardai ad avvedermi del suo valore, mi affezionai a lei in modo “particolare”, divenni amico di suo marito, che non faceva parte della compagnia, e formai il progetto di fare di quella giovine un attrice compiuta. Le altre donne della compagnia non tralasciarono di esserne gelose, me ne derivarono vari dispiaceri, e più ne avrei sofferti, se la morte non l’avesse rapita quello stesso anno. Ero a Padova da pochi giorni quando il direttore mi parlò della novità che bisognava preparare per Venezia. La signora Colucci, detta la Romana, era la prima amorosa della compagnia, e s’alternava con la Bastona, nonostante i suoi cinquant’anni, che né la cipria né i fronzoli riuscivano a nascondere, aveva un suono di voce così chiaro e dolce, una pronuncia così giusta, e grazie così spontanee e ingenue, che sembrava ancora nel fiore degli anni. La signora Colucci avea una tragedia di Pariati, intitolata “Griselda”, era il lavoro di lei preferito, ma era in prosa, e mi incaricarono di metterla in versi. Niente di più agevole, m’ero appena occupato dello stesso soggetto a Venezia (…) mi accinsi con piacere ad accontentare la Romana, però non rimasi del tutto fedele all’autore del dramma,vi feci vari cambiamenti, la resi più interessante, e mi feci reputare autore del lavoro (…)
breve sunto tratto dal libro
“Storia del Mio Teatro” Bur editore
di Carlo Goldoni (drammaturgo)