Aldo Palazzeschi, di cui il vero nome è Aldo Giurlani, nacque a Firenze nel 1885, dopo aver frequentato una scuola di recitazione, fece in gioventù l’attore, nella compagnia di Lyda Borelli. Nella sua vita appartata, anche dai gruppi letterari, fu di spicco la sua adesione al movimento futurista, dal quale si staccò presto, per una netta opposizione alla guerra del 15-18. nel 1941 si traserì a Roma, dove visse fino alla morte, avvenuta nel 1974. nella carriera di Palazzeschi, l’attività poetica occupa i due estremi. Anni giovanili, e tarda età. Molta critica è concorde nel riconoscere alla fase iniziale, il momento di maggiore prestigio dell’attività poetica del Palazzeschi. Occorre insistere sul carattere del tutto personale dell’avanguardia poetica palazzeschiana, e sulla sua sostanziale indipendenza dalle correnti letterarie che attraversò e fiancheggiò. Anche discutibile è il suo accostamento al crepuscolarismo. Sotterraneo e contropelo è l’attacco che Palazzeschi muove al linguaggio della tradizione poetica che avviene con cosciente impoverimento e automatismo della forma, quasi come se il linguaggio si creasse e moltiplicasse da sé in una specie di semovenza. La poesia di Palazzeschi è insomma il maggior tentativo esperito del novecento italisno di uscire dalle convenzioni seriose del discorso lirico, proponendone un integrale teatralizzazione.
Aldo Palazzeschi – l’Incendiario
In mezzo alla piazza centrale del paese
è stata posta la gabbia di ferro con l’incendiario
vi rimarrà tre giorni
perchè tutti lo possano vedere
tutti si aggirano torno torno
all’enorme gabbione
durante tutto il giorno
centinaia di persone
guarda un pochino dove l’anno messo
sembra un pappagallo carbonaio
dove lo dovevano mettere
in prigione addirittura
gli sta bene di fare bella figura
perchè non gli avete preparato
un appartamento di lusso così bruciava anche quello
ma nemmeno tenerlo in questa gabbia
lo faranno morire dalla rabbia
morire, è uno che se la piglia
è tranquillo più di noi
io dico che ci si diverte
ma la sua famiglia?
Chi sa da che parte di mondo è venuto
questa robaccia non è mica famiglia
sicuro, è roba allo sbaraglio
se venisse dall’inferno
povero diavolaccio
aveste anche compassione
se v’avesse bruciata la casa non direste così
la vostra l’à bruciata
se non l’à bruciata poco c’è corso
a bruciato mezzo mondo quel birbaccione
almeno vigliacchi non gli sputate addosso
infine, è una creatura
ma come se ne sta tranquillo
non è mica paura
io morirei dalla vergogna
star lì in mezzo alla berlina
per tre giorni
che gogna
dio mio che faccia bieca
che guardatura da brigante
se non ci fosse la gabbia io non ci starei
se a un tratto si vedesse scappare
ma come deve fare
sarà forte quella gabbia
non avesse da fuggire
dai vani dei ferri non potrà passare
questi birbanti si sanno ripiegare in tutte le maniere
che bel colpo oggi la polizia
se non facevan presto ad accaparrarlo
ci mandava tutti in fumo
si meriterebbe altro che berlina
quando l’anno interrogato è risposto ridendo
che brucia per divertimento
mio dio che sfacciato
ma che sorta di gente
io lo farei volentieri a pezzetti
buttatelo nel fosso
io gli voglio sputare un alta volta addosso
se lo bruciassero un po
sarebbe la fine che merita
quando sarà in prigione scapperà
è talmente pieno di scaltrezza
peggio d’una faina
non vedete che occhi che ha
perchè non lo buttano in un pozzo
nel cisternone del comune
e ci sono di quelli che avrebbero pietà
bisogna essere roba poco pulita per aver compassione
di questa sorta di persone
largo largo largo
ciarpame piccoli esseri
dall’esaltazione di lezzo
fetido bestiame
ringollatevi tutti
il vostro sconcio pettegolezzo
e che vi strozzi nella gola
largo, sono il poeta
io vengo di lontano
il mondo ò travasato
per venire a trovare
la mia creatura da cantare
inginocchiatevi marmaglia
uomini che avete orrore del fuoco
poveri esseri di paglia
inginocchiatevi tutti
io sono il sacerdote
questa gabbia è l’altare
quell’uomo è il signore
il signore tu sei
al quale rivolgo
con tutta devozione
del mio cuore
la pi soave orazione
a te soave creatura
giungo ansante affannato
ò traversato rupi di spine
ò scavalcato alte mura
io ti libererò
fermi tutti v’ò detto
tenete la testa bassa
piccchiatevi forte nel petto
è il confiteor questo, della mia messa
t’anno coperto d’insulti e di sputacchi
quello sciame insidioso
di piccoli vigliacchi
ed è naturale che da loro
tu ti sia fatto allacciare
quegl’insetti immondi e poltroni
sono lividi di malefica astuzia
circola per le loro vene
il sangue verde velenoso
e tu grande anima non potevi pensare
al piccolo pozzo che t’avevan preparato
ci dovevi cascare
io ti son venuto a liberare
fermi tutti
ti guardo dentro gli occhi
per sentirmi riscaldare
rannicchiato sotto il tuo mantello
tu sei senza parole
come la fiamma colore e colore
e quel mantello nero
te l’an gettato addosso
gli stolidi uomini vero
perchè non si veda che sei tutto rosso
oppure te lo sei gettato da te
per ricuoprire un poco l’anima tua di fuoco
che guardi all’orizzonte
se s’alza una favilla
dimminon sei riuscito a trafugare l’ultimo zolfino
ti si legge negli occhi
ma ti saltandagli occhi le faville
a cento a cento a mille
tu poi cogli occhi bruciare tutto il mondo
t’à creato il sole che bruci al sol guardarti
quando tu bruci
tu non sei più l’uomo, il dio tu sei
mi sento correr per le vene un brivido
ti vorrei vedere quando abbruci
quando guardi le tue fiamme
tutte quelle bocche
tutte quelle labbra
tutte quelle lingue
non vengono a bruciarti tutte
non sono le tue spose voluttuose
bello bello bello e santo
santo santo
santo quando pensi abbruciare
santo quando abbruci
santo quando le guardi le tue fiamme sante
e voi rimasti pietrificati dall’orrore
pregate pregate a bassa voce orazioni segrete
anch’io sai sono un incendiario
un povero incendiario che non può bruciare
e sono, come te, in prigione
sono un poeta che ti rende omaggio
da povero incendiario mancato
incendiario da poesia
ogni verso che scrivo è un incendio
oh tu vedessi quanto scrivo
mi par di vederle le fiamme
e sento le vampe bollenti
carezze al mio viso
incendio non vero
è quello che scrivo
non vero seppure è per dolo
an tutte le cose la polizia, anche la poesia
la sopra il mio banco ove nacque
il mio libro come benedizione
io brucio il primo esemplare
e guardo avido quella fiamma
e godo e mi ravvivo
e sento salirmi il calore alla testa
come se bruciasse il mio cervello
come mi sento vile innanzi a te
come mi sento meschino
vorrei scrivere soltanto per bruciare
nel segreto delle mie stanze
passeggio vestito di rosso
e mi guardo in un vecchio specchio
pieno di ebrezza
come fossi una fiamma
una povera fiamma che aspetta
il tuo riflesso
fuori vado vestito di grigio
ovvero di nessun colore
c’è anche per le vesti una polizia
come per le parole
e quella per il fuoco è tremendamente accanita
gli uomini hanno orrore delle fiamme
gli uomini seri per questo anno inventato i pompieri
tu mi guardi senza parlare
tu non parli
e i tuoi occhi mi dicono
uomo poco farai tu che ciarli
mi fido in te
t’apro la gabbia và
guardali guardali come fuggono
sono forsennati dall’orrore
la paura gli à tutti impazziti
potete andare fuggire fuggire
egli vi raggingerà
e una di queste mattine
uscendo dalla mia casa
fra le consuete catapecchie
non vedrò più le vecchie reliquie tarlite
così gelosamente custodite da tanto tempo
non la vedrò più
avrò un urlo di gioia
ci sei passato tu
e dopo mi sentirò lambire le vesti
le fiamme arderanno sotto la mia casa
griderò esulterò m’avrai data la vita
io sono una fiamma che aspetta
và, passa fratello, corri a riscaldare
la gelida carcassa
di questo vecchio mondo.