Giovan Bartolo Botta

iperico

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 5, 2026 at 6:18 PM

tu m’hai spezzato

m’hai spezzato, la schiena

m’hai abraso

emotivamente

come un tizzone

che arde, di passione

e di pianto

come la torcia accesa

di quando un tempo, lontano

transitavano, gli eserciti

gli eserciti, quelli a piedi scalzi

i messaggeri, della morte

tu, tu m’hai spezzato

m’hai rubato, tutto

m’hai rubato

il battito cardiaco

provocandomi

di soppiatto

i sintomi sinistri

del colpo apoplettico

m’hai rubato, la salute

m’hai sottratto, la salvezza

m’hai lasciato, a bocca aperta

senza stimolo di voce

accaparrandoti, pure il rantolo, il sibilo

m’hai lasciato, a bocca chiusa

con quella voglia

di gridarti, in faccia

di andare, a farti fottere

per l’eternità, lontano, da me

lontano, da me

distante, da me

tu, tu m’hai spezzato

m’hai spacchettato, le ossa

come un boia incappucciato

che prende troppo

sul serio, il suo mestiere

tu, tu m’hai strapazzato

m’hai reso offeso, a vita

come un incidente, sul lavoro

tu, tu hai flagellato, l’amore, con me

ma che in realtà

era solo scandagliare

scavallare

oltraggiare

oltrepassare, il confine

di quel piccolo appezzamento di terra, spuria

dove li ci si protegge

e si trova riparo

e non c’è diritto, di cittadinanza

se non il mio, se non di me.

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