tu m’hai spezzato
m’hai spezzato, la schiena
m’hai abraso
emotivamente
come un tizzone
che arde, di passione
e di pianto
come la torcia accesa
di quando un tempo, lontano
transitavano, gli eserciti
gli eserciti, quelli a piedi scalzi
i messaggeri, della morte
tu, tu m’hai spezzato
m’hai rubato, tutto
m’hai rubato
il battito cardiaco
provocandomi
di soppiatto
i sintomi sinistri
del colpo apoplettico
m’hai rubato, la salute
m’hai sottratto, la salvezza
m’hai lasciato, a bocca aperta
senza stimolo di voce
accaparrandoti, pure il rantolo, il sibilo
m’hai lasciato, a bocca chiusa
con quella voglia
di gridarti, in faccia
di andare, a farti fottere
per l’eternità, lontano, da me
lontano, da me
distante, da me
tu, tu m’hai spezzato
m’hai spacchettato, le ossa
come un boia incappucciato
che prende troppo
sul serio, il suo mestiere
tu, tu m’hai strapazzato
m’hai reso offeso, a vita
come un incidente, sul lavoro
tu, tu hai flagellato, l’amore, con me
ma che in realtà
era solo scandagliare
scavallare
oltraggiare
oltrepassare, il confine
di quel piccolo appezzamento di terra, spuria
dove li ci si protegge
e si trova riparo
e non c’è diritto, di cittadinanza
se non il mio, se non di me.