Giovan Bartolo Botta

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Un poco di militanza

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 2, 2026 at 6:01 PM

Quando Gaza va a fuoco

fuoco, e fiamme

stavo al cesso

al cesso, che mi scappava, la cacca

ero, tutto preso da me stesso

che mi scappava, da cacare

sentivo delle fitte, fitte, forti, allo stomaco

e c’avevo delle scariche

tipo come delle scariche diarroiche

ripeto, a Gaza, si stava, come le torce umane

e io, stavo tutto preso dalla mia merda

che m’usciva dal culo, più stitica, che colitica

c’avevo l’affanno e i sudori, freddi

tipici, della congestione

o di qualche altra gabola

o di qualche altra rogna

ripeto, per l’ennesima volta

a Gaza ci stavano i fuochi d’artificio

e io stavo preso dalle mie magagne

ora, che ci penso

è più o meno, sempre stato così

come, a tutti, del resto

col mondo che va in pappa

che però, a Dio piacendo

ognuno, c’ha i suoi cazzi

e se ben ricordo

anche quando hanno

bombardato l’Iraq o la Serbia

stavo tutto preso, dai cazzi, miei

che tipo quando hanno colato piombo su Belgardo

era tipo fine anni novanta

che stavo tutto invaghito

d’una tipa, della classe affianco a me

una tamarra, colle lentiggini e i capelli arancioni

panico, in Serbia

e io che perdevo le bave, per lei

e ci scrivevo su, la mia solfa poetica

e sognavo, e ci montavo su i voli pindarici

e qualche sana e robusta pippa

quando sono crollate le Torri Gemelle

c’avevo la sera stessa

una importate partita di calcio del cazzo

e gli ospedali grondano di sofferenza

e io, ora, muoio di desiderio per te

che manco te lo dico

che manco te lo faccio capire

e torno la sera a casa che sono ancora tutto intero, integro

e Gaza, va a ramengo, e io che spingo forte al cesso

poi, mi lavo il culo, tutto affannato

ed esco a fare un poco

di militanza…

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