Quando Gaza va a fuoco
fuoco, e fiamme
stavo al cesso
al cesso, che mi scappava, la cacca
ero, tutto preso da me stesso
che mi scappava, da cacare
sentivo delle fitte, fitte, forti, allo stomaco
e c’avevo delle scariche
tipo come delle scariche diarroiche
ripeto, a Gaza, si stava, come le torce umane
e io, stavo tutto preso dalla mia merda
che m’usciva dal culo, più stitica, che colitica
c’avevo l’affanno e i sudori, freddi
tipici, della congestione
o di qualche altra gabola
o di qualche altra rogna
ripeto, per l’ennesima volta
a Gaza ci stavano i fuochi d’artificio
e io stavo preso dalle mie magagne
ora, che ci penso
è più o meno, sempre stato così
come, a tutti, del resto
col mondo che va in pappa
che però, a Dio piacendo
ognuno, c’ha i suoi cazzi
e se ben ricordo
anche quando hanno
bombardato l’Iraq o la Serbia
stavo tutto preso, dai cazzi, miei
che tipo quando hanno colato piombo su Belgardo
era tipo fine anni novanta
che stavo tutto invaghito
d’una tipa, della classe affianco a me
una tamarra, colle lentiggini e i capelli arancioni
panico, in Serbia
e io che perdevo le bave, per lei
e ci scrivevo su, la mia solfa poetica
e sognavo, e ci montavo su i voli pindarici
e qualche sana e robusta pippa
quando sono crollate le Torri Gemelle
c’avevo la sera stessa
una importate partita di calcio del cazzo
e gli ospedali grondano di sofferenza
e io, ora, muoio di desiderio per te
che manco te lo dico
che manco te lo faccio capire
e torno la sera a casa che sono ancora tutto intero, integro
e Gaza, va a ramengo, e io che spingo forte al cesso
poi, mi lavo il culo, tutto affannato
ed esco a fare un poco
di militanza…