Giovan Bartolo Botta

DILDO NO-STOP

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story, Uncategorized on Maggio 6, 2020 at 2:57 PM

 
Asma di Poesia/Prove per un Romanzo 5

Abbiamo trovato una scrittura. Dentro un asilo. Un asilo privato. Gestito da Gesuiti. Il merito è del nostro ufficio stampa. Saul Fogoron Legorn. Un ascendente ariete. Con sole in casa undicesima. Che s’è fatta le ossa in passato come ufficio stampa della loggia massonica P2. Falsificava le firme sulle scartoffie indirizzate a Licio. Licio Gelli. In parole spicce, depistava. Depistava le indagini. Una scrittura. Dentro ad un asilo. Privato. Pieno di bambini. Bambini ricchi. Devastati dal complesso d’Edipo. E d’Elettra. Bambini strafatti di coca. L’Asilo è in una zona “bene” della Città. Collina Feming. Bambini ricchi. Viziati. Con la puzza sotto il naso. E pure sopra. Bimbi che hanno già la patente. E la macchina. E l’autista. Negro. Con una minchia tanta. Sempre in tiro. Piccoli fascistelli in erba. Borghesi d’estradizione. Coi Gorilla che li scortano al cesso. E i vestitini firmati. Ora, sapevamo di non avere in repertorio poesie adatte ad un uditorio simile. Ma dovevamo portare a casa la serata. Che era pagata coi controfiocchi. Mai visti tanti soldi in una sola serata. E in contanti. Sull’Unghia. Consegnati al volo. Più lauta mancia. Ogni asmatico ha portato la sua artiglieria pesante. Poesie sullo stupro. Soprattutto poesie sulla violenza domestica. Eravamo caldi. Bollenti. Per evitare grane di tipo pantagruelico, abbiamo pregato Tito di schiaffarsi la museruola. Abbiamo fatto bene. La platea era stracolma di bambini. Con quella carne rosacea, tenera,capace di mandare in visibilio anche il palato più rozzo. Tito s’era portato appresso le salse.Senape soprattutto. Di cui è ghiotto. E le fette di pancarrè. S’è dovuto tenere l’acquolina in bocca. Leggere. E soffrire. S’è placato la fame con un par di gallette. Avevamo calcolato tutto. Leggere. Arraffare il malloppo. Telare. Spaccarcelo a picie! Avevamo calcolato tutto. Tutto, tranne…lo strapon di Bombastic. Bombastic. Al secolo la Zarina della Siberia. Poetessa Asmatica. Un passato a servizio dell’Armata Rossa. Da giovane manifesta precoci simpatie bombarole. Nei ritagli di tempo, ha aiutato le Brigate Rosse a rapire Moro. Poi, per raggranellarsi pure gli spicci, ci ha fatto la guardia. Sorvegliando il covo per quasi due mesi. I terroristi l’hanno cacciata imbarazzati dopo averla sorpresa ad ingropparsi lo statista. Da tergo! -lo stavo interrogando! S’è giustificata la zarina. Difficile darla a bere a gente abituata a farsi manipolare si, ma dal Mossad. Non da un’esuberante anarchica con lo strapon nel culo d’un vecchio democristiano. Bombastic è nata sotto il segno del Toro. Governato da Venere. Famelico di paternalismo. E focolare domestico. Le piace cavalcare la nidiata. Giocare a fare il paparino. Tocca a lei leggere. Come da copione. Schaiffata in terza posizione. Bombastic non si trova. C’è un tempo morto. Uno dei tanti, troppi tempi morti della serata. Cosa che lo spettacolo dal vivo non può permettersi. Per coprire l’imprevista pausa cekoviana tiro fuori dalla tasca il Busto del Duce e lo getto sul pubblico. I bambini cominciano a leccarlo. Arriva un bidello. Di corsa. Spaventato. -Accorrete sta succedendo un casino! Bombastic si stava inchiappettando un gagnu sull’altalena. Con tanto di cinta priapata. E altri bimbi stavano facendo la fila. Per separare il fallo d’ebano dal culo del bimbo sono dovuti intervenire qualcosa come 1000 bidelli. Più un sommozzatore. Il parrocco c’ha cacciato a colpi di dita nel pertugio. Urge riunione. In quel bar di Roma Est.

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